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Ricordo che l'estate
precipitava nelle finestre della scuola
senza preavviso,
il suono pigro delle mosche
si mescolava a quello festoso delle cicale,
mentre le lezioni si riducevano
a disegni pieni di sbadigli.
I pantaloni lunghi lasciavano il posto
a ginocchia sbucciate;
le signore, sedute su vecchie sedie,
snocciolavano rosari di pettegolezzi.
Nelle piazze,
infiniti tornei di calcio
cedevano il passo a hula hoop colorati
tra fianchi e marciapiedi.
Lo scroscio di una fontana
rinfrescava il verso accaldato delle rondini
e i tramonti avevano lo stesso colore
dei ghiaccioli che colavano sulle magliette.
Radioline gracchianti
tra briscole sbagliate
suonavano musiche d'altri tempi,
mentre i profumi dalle cucine
riempivano i nasi prima delle pance.
Era estate...
ed io ci sono stato.