Mi sento solo, tremendamente solo. Ho cercato di lottare per molto tempo ma inizio a pensare che forse, ho solamente creduto di lottare mentre in realtà, altro non facevo che rassegnarmi.
La situazione peggiore è avere un male di cui non vi è una cura. Un male che non solo arreca dolore fisico, ma pian piano logora la mente, lo spirito e l'anima. È così che si rischia di impazzire, di perdersi o di smarrire la via.
Ogni pensiero conduce là, in quell'abisso dove la luce ha smesso di brillare, dove non esistono più occhi da guardare o cuori da ascoltare. Un abisso nel quale regna solo il silenzio. Un silenzio assordante. Un silenzio che spacca i timpani. Un silenzio che strozza il respiro. Un silenzio che pugnala il cuore.
Lo senti dentro di te, ovunque. Ti senti braccato da qualcosa, da qualcuno che non sai riconoscere. Un nemico invisibile. Un nemico troppo forte da combattere.
Ci si sente soli, tremendamente soli. Non importa se lo si è davvero o se si è in compagnia perché egli, nega tutto, oscurando ognuno dei sensi.
La cosa peggiore è che nessuno se ne accorge. Nessuno ti sente. Nessuno ti vede. Nessuno ti ascolta. Non che servisse a molto tutto ciò, se avvenisse, ma forse, e dico forse sarebbe un aiuto. Nessuno sa più ascoltare il dolore e la sofferenza altrui. Basta già la propria. Una ruota che gira. Oggi a me, domani a te, finendo inevitabilmente per scardinarsi e rompersi.
È più facile amare chi ci ama e aiutare chi ci rende felici che amare un nemico o chi sa darci dolore. In tutto questo dove sta il bene? Dove sta il miracolo?
È più facile puntare il dito che offrire una mano. L'ho fatto anche io credo e di ciò me ne vergogno profondamente.
Ho cercato di farmi perdonare e di perdonare. Ci ho provato ma forse l'ho fatto nel modo sbagliato. O nel momento sbagliato. O forse, era semplicemente troppo tardi.
E mentre vado alla deriva, mi domando il perché. Perché proprio a me? Cosa avrò fatto di male per meritare tutto questo dolore? Avrei dovuto ascoltare, capire e comprendere anziché pensare solo a me stesso. Ecco perché ora penso che forse merito tutto questo. E lo accetto. Vorrei gridare aiuto, spesso lo faccio ma nessuno riesce a sentirmi.
Potrebbe sembrare che mi lamenti ma in realtà, altro non sono che richieste di aiuto, esternando ciò che sento, ciò che provo, ciò che vivo quotidianamente. Sono allo sbando e ad ogni piccolo passo che compio in avanti, vedo avvicinarsi sempre più lo strapiombo. A volte vorrei arrivasse in fretta, gettarmi e farla finita ma ci vuole coraggio. Si dice che il coraggio lo si dimostra lottando. Se fosse così, saremmo tutti eroi ad averlo. Io credo ci voglia molto più coraggio a farla finita che andare avanti arrampicandosi sugli specchi. Nessuno di coloro che afferma ciò, si è mai trovato a dire basta, rendendosi conto di cosa significhi dire addio alla vita. Ma questi sono pensieri malati, partoriti da una mente malata. I pensieri seri sono quelli di ipocrisia, di falsità, di vergogna, di indifferenza, di arroganza e quant'altro. Vorrei che ognuno avesse per una volta questi pensieri, che li sentisse dentro come una spina. Forse, solo così saremmo più meritevoli di vivere questa vita.
Ma ovviamente, le cose difficili è meglio demandarle al prossimo, ed è per questo che più nessuno è capace di guardarsi dentro e riconoscere il marcio che vede.
Si è talmente assuefatti al male e alle tentazioni, che non ci si rende più conto di cosa significhino le parole amore e comprensione. Esse vengono ormai solo usate per compiacere se stessi e per null'altro.
Sono poche, veramente poche le persone che parlano di amore, in grado di donarlo a chi davvero lo supplica. È più facile veder loro donarlo a chi non merita o a chi, a parer loro, ha più da offrire in cambio.
In tutto questo schifo, ed includo anche me, non voglio più starci. Avrei preferito nascere animale per non dover parlare e dire tutto ciò che i miei simili hanno saputo dimostrare di essere, e la vergogna che provo nel sentirmi uguale a loro, anche se solo nell'aspetto. Non ho mai incontrato un mio simile capace di ascoltare le mie parole e farsi un esame di coscienza prima di rispondere. Anzi, ho sempre incontrato persone che non hanno saputo fare altro che puntarmi il dito e giudicarmi senza nemmeno sapere di cosa stavo parlando.
Auguro a tutti loro una vita di gioia e felicità, fittizia, perché quando si apriranno le porte, e faranno i conti con loro stessi, rimpiangeranno ogni loro singola indifferenza alle mie parole piene di lacrime.
Sentirsi soli testo di Gazzarin