L置omo con la testa incollata

scritto da Beppe Tritone
Scritto 23 ore fa • Pubblicato 4 ore fa • Revisionato 4 ore fa
0 0 0

Autore del testo

Immagine di Beppe Tritone
Autore del testo Beppe Tritone
Immagine di Beppe Tritone
Una storia di San Pellegrino in Alpe, dove anche morire � una faccenda provvisoria
- Nota dell'autore Beppe Tritone

Testo: L置omo con la testa incollata
di Beppe Tritone


A San Pellegrino in Alpe nessuno aveva mai visto un uomo con la testa incollata.

Non nel senso metaforico.

Non uno con le idee confuse, n� uno che avesse preso una cantonata, n� uno che avesse bevuto cos� tanto da dimenticare dove aveva messo il collo.

Proprio la testa.

Incollata.

Con il nastro adesivo.

Era marted�.

E questo, gi� di per s�, era sospetto.

Perch� a San Pellegrino le cose veramente strane accadevano quasi sempre di mercoled�, quando il paese aveva gi� superato il luned�, diffidava del marted� e si preparava al gioved� con una certa rassegnazione.

Quel marted� sera, invece, al dopolavoro ferroviario c弾rano tutti.

Donato era dietro il bancone.

Gino Balocchi scriveva.

Riccardo F. giocava a carte da solo, perch� sosteneva che un buon investigatore deve saper perdere anche contro se stesso.

Ermete era seduto sulla sua vecchia sedia.

La sedia era ancora storta.

La nuova sedia perfetta, invece, era stata spostata in un angolo perch� nessuno si fidava delle cose perfette.

Il Verificatore era tornato per errore, sostenendo che non fosse tornato.

La Voce Sbagliata parlava piano con un uomo che nessuno ricordava di aver invitato.

C弾rano quelli che cedevano.

Quelli che non cedevano.

Quelli che non avevano ancora deciso.

E c弾ra persino il cocker nero, sdraiato sotto il tavolo.

Nessuno ricordava quando fosse arrivato.

Nessuno ricordava da dove.

Nessuno gli aveva mai dato un nome.

A San Pellegrino era sufficiente essere presenti per diventare parte della storia.

Il sindaco, naturalmente, non c弾ra.

Era a Roma.

O almeno cos� diceva una telefonata.

Probabilmente era a una riunione.

Forse importante.

Forse no.

In ogni caso, non c弾ra.

Donato stava segnando il punteggio della briscola.

Come sempre, sbagliandolo volontariamente.

ォSiamo a trentadueサ, disse.

ォSiamo a ventisetteサ, protest� qualcuno.

ォLo so.サ

ォE allora perch� scrivi trentadue?サ

Donato alz� gli occhi.

ォPerch� trentadue � un numero pi� ottimista.サ

Fu allora che si sent� bussare.

Tre colpi.

Lenti.

Toc.

Toc.

Toc.

Tutti si voltarono.

Il cocker alz� un orecchio.

Riccardo smise di barare contro se stesso.

Ermete guard� la porta.

ォNon aspettavamo nessuno.サ

Donato sospir�.

ォネ proprio quando non aspetti nessuno che arriva qualcuno.サ

La porta si apr�.

Entr� un uomo.

Aveva circa sessant誕nni.

Un cappotto grigio.

Scarpe sporche.

Una faccia pallida.

E la testa tenuta insieme da una quantit� impressionante di nastro adesivo.

Nastro marrone.

Nastro trasparente.

Nastro americano.

Una striscia addirittura fluorescente passava sopra la fronte e finiva dietro l弛recchio.

L置omo avanz� lentamente.

Si sedette.

Guard� Donato.

ォUn amaro.サ

Donato glielo serv�.

Poi guard� la testa.

ォProblemi?サ

L置omo bevve.

ォIncidente.サ

ォGrave?サ

ォAbbastanza.サ

ォQuando � successo?サ

L置omo ci pens�.

ォIeri.サ

Gino smise di scrivere.

ォIeri quando?サ

ォAlle diciassette e ventidue.サ

Riccardo si avvicin�.

ォE oggi?サ

L置omo lo guard�.

ォOggi � oggi.サ

ォNon necessariamente.サ

L置omo sospir�.

ォLo so.サ

Donato indic� il nastro.

ォChi gliel'ha messo?サ

ォIo.サ

Silenzio.

ォDa solo?サ

ォS�.サ

ォPerch�?サ

L置omo si guard� intorno.

ォPerch� mi si stacca.サ

ォChe cosa?サ

ォLa testa.サ

Il cocker si alz�.

And� vicino all置omo.

Annus� il nastro.

Poi torn� sotto il tavolo.

Era evidente che aveva gi� visto di peggio.

Riccardo si sedette di fronte all置omo.

ォNome?サ

ォArturo.サ

ォCognome?サ

ォBianchi.サ

ォProfessione?サ

Arturo esit�.

ォEro ferroviere.サ

Donato smise di pulire il bicchiere.

Per un istante nel dopolavoro nessuno parl�.

Fuori pass� il vento.

Sembr� il fischio lontano di un treno.

Ma a San Pellegrino i treni non passavano da anni.

O almeno non da quando qualcuno aveva spostato i binari.

Il problema era che nessuno ricordava chi.

Arturo bevve.

ォIo non sono morto.サ

Ermete lo guard�.

ォNessuno ha detto che lo sei.サ

ォLo so.サ

ォE allora perch� lo dici?サ

Arturo indic� la propria testa.

ォPerch� continuano a sostenerlo.サ

ォChi?サ

Arturo indic� il soffitto.

ォLoro.サ

Tutti guardarono il soffitto.

Non c弾ra nessuno.

Poi si sent� una voce.

ォDeceduto.サ

La Voce Sbagliata si alz�.

ォChi l檀a detto?サ

Nessuno rispose.

Arturo batt� una mano sul tavolo.

ォEcco!サ

Il bicchiere trem�.

ォSono morto in un incidente.サ

Riccardo prese il taccuino.

ォChe incidente?サ

Arturo cominci� a raccontare.

Era ferroviere.

Aveva lavorato per quarantadue anni.

Quel giorno era salito su un treno che non doveva esistere.

Il treno aveva due locomotive davanti e una dietro.

ォPerch�?サ

ォNon lo so.サ

ォQuante carrozze?サ

ォNove.サ

ォPotevano essere dieci?サ

ォNo.サ

ォPerch�?サ

ォLa decima era rimasta a casa.サ

Riccardo abbass� lentamente la penna.

Arturo continu�.

Il treno era partito alle 17:19.

Alle 17:20 aveva raggiunto una stazione che non era sulla linea.

Alle 17:21 aveva attraversato un tunnel.

Alle 17:22 era uscito da un altro tunnel.

Ma era tornato nella stessa stazione.

ォE poi?サ

ォPoi il capostazione ha detto che eravamo arrivati.サ

ォDove?サ

ォA casa.サ

ォDi chi?サ

ォDel treno.サ

Donato annu�.

ォMi sembra ragionevole.サ

Arturo lo guard�.

ォNon era ragionevole.サ

ォAllora era un treno italiano.サ

A quel punto il Verificatore si alz�.

ォPosso controllare?サ

Arturo lo fiss�.

ォChe cosa?サ

ォLa morte.サ

ォCome?サ

ォCon un modulo.サ

Il Verificatore estrasse una cartellina.

Dentro c弾rano tre fogli, una penna rossa e una gomma.

ォRisulta deceduto.サ

ォNon sono deceduto.サ

ォQui dice di s�.サ

ォMa io sono qui.サ

Il Verificatore si tolse gli occhiali.

ォQuesto complica le cose.サ

ォMolto.サ

ォPotremmo aprire una pratica.サ

Arturo url�:

ォIo non voglio una pratica! Voglio essere vivo!サ

Il grido fece tremare i bicchieri.

Il nastro sulla testa si allent�.

Una striscia cadde sul tavolo.

Arturo la raccolse rapidamente.

ォVedete?サ

Donato lo guard�.

ォCosa?サ

ォSto morendo di nuovo.サ

E in quel momento successe una cosa impossibile.

Il dopolavoro cambi�.

Non lentamente.

Tutto insieme.

Le pareti si allungarono.

Il bancone divent� un binario.

I tavoli cominciarono a scorrere.

Le sedie si misero in fila come vagoni.

La lampada sopra il bancone divent� un semaforo ferroviario.

Il cocker abbai�.

Poi il suo abbaio divent� un fischio.

Il fischio divent� una locomotiva.

La locomotiva pass� attraverso il muro.

Nessuno si mosse.

Donato guard� Arturo.

ォVuoi qualcosa da bere prima che cominci?サ

Arturo annu�.

ォS�.サ

ォCosa?サ

ォQuello che bevono i morti.サ

Donato ci pens�.

ォVino della casa.サ

ォネ buono?サ

ォNo.サ

ォPerfetto.サ

Tutti bevvero.

Anche Riccardo.

Anche il Verificatore.

Anche quelli che cedevano.

Anche quelli che non cedevano.

Persino la sedia di Ermete sembr� inclinarsi verso il bicchiere.

Ermete guard� Arturo.

ォTu non hai paura della morte.サ

Arturo scosse la testa.

ォHo paura che abbiano deciso per me.サ

Quella frase fece silenzio.

Un silenzio vero.

Non quello delle pause.

Quello che arriva quando qualcuno dice qualcosa che tutti conoscono ma nessuno vuole ammettere.

Ermete sorrise.

ォAllora forse sei ancora vivo.サ

Arturo lo guard�.

ォCome lo sai?サ

ォI morti non litigano con i certificati.サ

ォE tu?サ

Ermete abbass� gli occhi.

ォIo ho litigato con molte cose.サ

Il dopolavoro torn� normale.

O quasi.

La porta era diventata una porta di treno.

Il pavimento oscillava.

Fuori nevicava verso l誕lto.

Gino Balocchi continuava a scrivere.

Riccardo guard� il suo taccuino.

Le parole che aveva scritto cominciarono a muoversi.

**Arturo Bianchi.**

Il nome cambi�.

**Arturo Bianco.**

Poi:

**Arturo Nero.**

Poi:

**Arturo che non vuole morire.**

Riccardo chiuse il taccuino.

ォNon serve.サ

ォCosa?サ

ォCercare di capire come � morto.サ

Arturo lo fiss�.

ォE allora cosa devo fare?サ

Riccardo indic� il nastro.

ォDevi capire perch� ti stai tenendo insieme.サ

Arturo rimase immobile.

Per la prima volta, non sembrava arrabbiato.

Sembrava stanco.

ォPerch� ho ancora una cosa da fare.サ

ォQuale?サ

Arturo guard� Ermete.

Poi Donato.

Poi Gino.

Poi il cocker.

ォDevo tornare a casa.サ

ォDove abiti?サ

Arturo sorrise.

ォNon lo so pi�.サ

Donato vers� un altro bicchiere.

ォAllora sei nel posto giusto.サ

Fuori, nella notte, si sent� un treno.

Un treno vero.

Forse.

Le finestre tremarono.

Il pavimento del dopolavoro cominci� a muoversi.

I tavoli diventarono vagoni.

Le bottiglie si misero in fila.

Le carte della briscola volarono nell誕ria.

Il Verificatore tent� di compilare un modulo mentre correva.

La Voce Sbagliata annunciava destinazioni che non esistevano.

Gino rideva e scriveva.

Riccardo cercava di capire se stesse sognando.

Donato continuava a segnare il punteggio.

ォQuanto siamo?サ url� qualcuno.

Donato guard� il tabellone.

ォNovantanove a zero.サ

ォPer chi?サ

ォPer il viaggio.サ

Arturo sal� sul primo vagone.

Poi si ferm�.

Una striscia di nastro gli si stacc� dalla nuca.

La testa gli oscill� appena.

Arturo la rimise a posto.

ォFunziona ancora.サ

Donato gli porse un rotolo nuovo.

ォTieni.サ

ォQuanto costa?サ

ォNiente.サ

ォPerch�?サ

Donato sorrise.

ォPerch� qui siamo tutti un po� scollati.サ

Arturo rise.

Era la prima volta.

Una risata piccola.

Quasi normale.

Il treno part�.

Ma non and� avanti.

And� indietro.

Poi di lato.

Poi dentro il soffitto.

Poi attraverso un ricordo.

Per un istante Arturo rivide l段ncidente.

Il treno.

Il tunnel.

La luce.

Il rumore.

La curva impossibile.

E cap�.

Non era morto perch� il treno era deragliato.

Era morto perch�, per un attimo, aveva smesso di credere che sarebbe tornato a casa.

Il resto era stato soltanto un modo molto complicato per non accettarlo.

Arturo si tolse il nastro dalla testa.

Tutto.

Una striscia.

Poi un誕ltra.

Poi l置ltima.

La testa rimase al suo posto.

Nessuno applaud�.

A San Pellegrino non si applaude quando qualcuno accetta una cosa importante.

Si offre da bere.

Arturo torn� al dopolavoro.

La porta era di nuovo una porta.

Le sedie erano sedie.

Il pavimento era fermo.

Il cocker dormiva.

Donato stava segnando il punteggio.

ォSei tornato.サ

Arturo annu�.

ォS�.サ

ォE adesso?サ

Arturo guard� la porta.

ォAdesso vado.サ

ォDove?サ

Arturo sorrise.

ォA casa.サ

Poi usc�.

Gino corse alla finestra.

Non c弾ra nessuno.

Solo una striscia di nastro adesivo attaccata al palo del confine.

Ermete la guard�.

ォNon gli serviva pi�.サ

Riccardo annu�.

Il Verificatore prese il pezzo di nastro.

Lo osserv�.

ォQuesto va protocollato.サ

Donato glielo tolse di mano.

ォNo.サ

ォPerch�?サ

ォPerch� certe cose, se le protocolli, smettono di essere vere.サ

Il Verificatore rimase zitto.

Poi, lentamente, strapp� il modulo.

Fuori ricominci� a nevicare.

Verso il basso, questa volta.

Il sindaco telefon� da Roma.

Nessuno rispose.

Gino scrisse sul quaderno:

**Stanotte al dopolavoro � passato un uomo morto che non voleva esserlo.**

Poi aggiunse:

**Forse non era morto.**

Ci pens�.

Cancell�.

Scrisse:

**Forse non aveva ancora finito di vivere.**

Donato lesse.

ォMeglio.サ

ォPerch�?サ

ォPerch� � pi� difficile da dimostrare.サ

Ermete sorrise.

Il cocker apr� un occhio.

Da qualche parte, molto lontano, un treno fischi�.

E per un istante sembr� che qualcuno, dal vagone di coda, gridasse:

ォAspettatemi!サ

Nessuno and� a vedere.

A San Pellegrino avevano imparato che certe persone tornano quando sono pronte.

E certe altre non se ne sono mai andate davvero.

Il dopolavoro ferroviario rimase aperto fino a tardi.

Donato vers� l置ltimo bicchiere.

Guard� la sedia vuota di Arturo.

Poi il nastro rimasto sul tavolo.

E disse:

ォDomani lo buttiamo.サ

Il giorno dopo il nastro era sparito.

Al suo posto c弾ra una piccola etichetta ferroviaria.

C弾ra scritto:

**destinazione: casa.**

Sotto, con una grafia diversa, qualcuno aveva aggiunto:

**ritardo: tutta la vita.**

Donato la lesse.

Poi sorrise.

ォFinalmente un orario preciso.サ

E chiuse il dopolavoro.
L置omo con la testa incollata testo di Beppe Tritone
0

Suggeriti da Beppe Tritone


Alcuni articoli dal suo scaffale
Vai allo scaffale di Beppe Tritone