256-Folla

scritto da Iviola
Scritto 23 ore fa • Pubblicato 14 ore fa • Revisionato 14 ore fa
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Autore del testo Iviola

Testo: 256-Folla
di Iviola

– Sono alla frutta! Non ce la faccio più!
Mentre passava, Mystica sentiva queste parole e molte altre, lungo il viale al tramonto, lì nella cittadina graziosa e molto turistica. Voci intrecciate, moltissime voci, e vite che non avrebbe mai più rivisto.
– Sì, sì… domani ne parliamo. Adesso però ti lascio che devo andare all’appuntamento. No, no che non è lui! Quante volte devo dirtelo?
– Mamma? Ciao, potresti domani venire per pulirmi un po’ casa? Sì, certo che sono di riposo, ma sai… son così stanco. Ah, mi porti una teglia delle tue lasagne che mi piacciono tanto?
Gli occhi delle persone erano così torbidi, forse anche più delle parole che gli uscivano dalle bocche. Mystica, mentre volava indisturbata a dieci centimetri dal pavè, le lunghe frange grigio perlaceo della sua veste strisciava spostando piccoli pezzi di foglie secche. Le ali vagamente luminose e sfumate, la seguivano, immense, senza incontrare ostacoli, ondeggiando lentamente al suo respiro.
– Dottor Coletti, sì, sono Pistilli. Senta, la dose di mdma che mi ha prescritto l’altro giorno l’avrei già finita… Sì, un’altra ricetta, per favore. No, no, le assicuro che sarò cauto: non più di una al giorno… Sì, dottore, una sola. A stomaco vuoto. Arrivederla!
Ecco, il luccichio dietro gli occhiali dalla montatura metallica era inconfondibile. Mystica lo fissò mentre passava, nervosamente a scatti, piccole gocce velate sulla fronte. Ma era troppo presto, anche se l’occasione pareva adatta.
Di colpo, come una freccia, un ragazzo ignaro di tutti, passò fra le persone. Non vedeva nulla e nessuno, uno zaino frusto sulle spalle, anzi su una spalla, come si usava negli anni Ottanta. Mystica lo puntò, limitandosi a fluttuare ferma, come fosse in mezzo all’acqua.
Camminava elastico e rimbalzante, come se ad ogni passo dovesse andare certamente da quella parte, però con quell’incertezza danzante tipica degli adolescenti. Poi gli guardò il viso: aveva certo più di trent’anni. Un ragazzo mai cresciuto o forse cresciuto troppo presto.
Gli occhi non erano luminosi, al contrario, erano opachi. Era uno dei pochi passanti che non borbottava nulla, né parlava con qualcuno allo smartphone, ai vicini, canticchiando.
Mystica vedeva il cono di ombra che si irradiava poco prima e poco dopo della sua traiettoria. La fretta, ingannevole, faceva sembrare una piccola nube di passaggio quel non-ragazzo senza pensieri.
– Ehi, ma era così soleggiato fino a poco fa! Speriamo che in spiaggia non venga a piovere… Ti sei ricordata di mettermi il cambio nella borsa? Ah, avrei dovuto pensarci io alla mia roba? Stupida moglie inutile, guarda come piange ora il bambino!
Mystica si volse, colpita dal tono e dal volume, nonostante i suoni fossero attenuati e filtrati dalla sua volontà, certe esplosioni le arrivavano comunque. Ah, un po’ di giustizia divina, sperando non se ne accorgesse nessuno.
– Ehi… Che mi succede? – L’uomo violento si accasciò con malagrazia sul pavimento del viale. Moglie e figlio, attoniti e in preda all’orrore, lo fissavano. Non sapevano neanche loro cosa provare, figuriamoci pensare. Un paio di mutande da uomo rosse e nere scivolarono fuori dalla borsa da mare caduta, insieme a un flacone di crema solare. Oggetti muti, tristi e che non avrebbero mai visto la spiaggia.
Il non-ragazzo, concentrato sulla sua missione, neanche se ne avvide: la folla circondava l’uomo e la sua famiglia. Lui proseguiva. La mano era salda, le unghie annerite tenevano senza esitazione o nervosismo, la tracolla Invicta usurata. Forse era un turista anche lui.
– Hallo, ja, das Essen hier ist wirklich furchtbar. Der Cappuccino mit Pizza ist sein Geld überhaupt nicht wert, und die Einheimischen sind unhöflich; sie wollen die Stadt ganz für sich allein haben!*
Mystica deviò dal suo percorso, non lo faceva quasi mai, ma per certi umani pareva essenziale. Del resto, quello era il suo compito e le forze mistignetiche la trascinavano con sé. 
Il non-ragazzo svoltò in un vicolo poco frequentato, silenzioso rispetto al gran cerchio di persone, poliziotti, paramedici, ambulanze e auto che ormai popolavano il viale. Curiosi e passanti ne venivano attirati come un magnete aumentando ancora di più il caos: una specie di gioco di ruolo dove nessuno sapeva quali fossero le regole, volendo partecipare a tutti i costi.
Mystica lo seguiva, da vicinissimo. Quasi lo sfiorava, la velocità non era un problema di attrito. 
Svoltò ancora, ad angolo retto, era alla quinta svolta, forse voleva seminare qualcuno o forse non sapeva dove andare. Poi, di colpo, si fermò.
Erano in un parchetto, di quelli nascosti alla vista della folla, modesto con un paio di panchine e l’erba ingiallita dal caldo. Solo un vecchio, su una sedia a rotelle, con il capo chino, pareva dormisse. 
Mystica ora, divorata dalla curiosità – semmai una creatura come lei potesse avere emozioni di tale umanissima natura – teneva gli occhi fissi sul non-ragazzo. Lo zaino scivolò sulla panchina, aperto conteneva un solo oggetto: un fucile a canne mozze. Lo prese lentamente, con esitazione, evidentemente non avvezzo a tali oggetti. Non era un criminale, era un disperato. Il vecchio alzò di pochissimo la testa. 
Mystica era lì, e d’un tratto seppe cosa sarebbe accaduto. Con la pietà che le era consona, l’amore per una vita non sua, che ammirava e insieme temeva e schifava, raccolse i rimasugli di quella povera anima dilaniata. Tra le sue dita lunghe e grigie, sembrava davvero tanto piccola.


*Ciao, sì, si mangia malissimo qua. Il cappuccino con la pizza non rende minimamente e i locali sono scortesi, vogliono la città tutta per loro!

256-Folla testo di Iviola
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