RICORDA!

scritto da sonjaerre
Scritto 14 anni fa • Pubblicato 14 anni fa • Revisionato 14 anni fa
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Testo: RICORDA!
di sonjaerre

RICORDA!


Vecchio!vecchio! Incosciente, vecchio imbecille, vecchio ingrato! L’urlo silenzioso le squarciava il cuore. Marta era furente con quel padre che oggi avrebbe compiuto settant’anni e da tempo aveva escluso dalla sua vita lei e suo fratello. Così senza apparente motivo. Pareva solo essersi dimenticato dei suoi figli, della sua famiglia. Pareva non gliene importasse più nulla di loro da quando era morta la mamma.
Doveva fare qualcosa. Infilò un maglione ed uscì di casa rabbrividendo. Aprì la serranda del garage ed entrò seguita da una folata di vento. Prese la scala e s’arrampicò sullo scaffale più alto in cerca di una scatola che sapeva essere lì da molto tempo. Era una vecchia scatola graziosa a vedersi, di quelle che potresti perfino tenere in bella mostra in casa, la ripulì delicatamente e quando l’aprì venne investita dal greve odore di carta ingiallita.
Buttò le mani in quel tesoro con gesti frenetici e non s’accorse dell’intrusione.
- Signora, signora, ci scusi! -
- Si, mi dica, chi cerca?-
Tre uomini e due donne sconosciuti, entrarono nel garage. Eccitata per l’impresa che stava per compiere, aveva scordato di chiudere il cancello. Ormai era tardi
- Ci scusi non volevamo spaventarla possiamo entrare?-
Un uomo sulla quarantina, distinto, con indosso un trench color panna tolse il cappello in segno di saluto, mostrando una bella faccia e le sorrise. Ma non fu lui a parlare, ma l’altro quello piccolo e grassoccio con i baffi.
Il terzo uomo se ne stava appoggiato alla colonna della saracinesca, con aria indifferente. Tra le dita un mozzicone di sigaretta. Indossava pantaloni di flanella blu, camicia bianca con le maniche arrotolate e un gilèt di lana grigio. Un ciuffo di capelli biondi ricadevano ribelli sulla fronte alta, le dita alle estremità erano sporche di qualcosa che pareva inchiostro. I lineamenti del viso gli erano vagamente familiari.
Le due donne s’erano attardate ed ora parlottavano tra di loro ignorandola.
Una folata di vento improvvisa portò all’interno del garage le prime foglie autunnali, il cielo si oscurò e la pioggia prese a scrosciare rumorosamente.
Marta non si sentì più a disagio, anzi quella strana combriccola in fondo la incuriosiva. Persino i pensieri più cupi di pochi attimi prima, parevano scomparsi. Si avvicinò alla saracinesca alzata e poggiandosi alla colonna di fronte allo sconosciuto biondo, si strinse nel maglione e guardò la pioggia.
- Non vi conviene muovervi non dovrebbe durare molto - Disse rivolgendosi al giovanotto, mostrando un sorriso ospitale.
Gli altri non esitarono e dopo pochi attimi sedevano in fila sulla panca che correva per tutta la lunghezza del locale e restavano muti
- Bene, ditemi, chi cercate? Forse la cooperativa? -
- Cooperativa?- Rispose la donna più anziana, strizzata in un cappotto di lana grezza, con il collo di visone. Era una signora grassoccia, con buffe scarpe con tanto di fibbia argentata nel mezzo. Portava infilzati sul bavero numerosi spilli, poteva essere una sarta.
- Si, si, la cooperativa 16 è li che state andando? -
- Ma, si, forse, non abbiamo capito bene. Però può essere - Cinguettò la più giovane, che nervosamente, si ripassava con la mano la gonna a plissé e nell’altra teneva una graziosa borsetta un po’ demodè.
Dei cinque, sembrava la più smarrita.
Marta esaurì la propria curiosità quando i cinque presero a parlare tra di loro ignorandola.
- Poco importa chi cercate, intanto io comincio a selezionare - Disse con un alzata di spalle tornando al suo lavoro.
- Come dice?- Chiese in tono cortese il damerino in trench, dal bel sorriso.
- Niente, niente, parlavo da sola, è che ho cominciato un lavoro - Marta educatamente ricambiò il sorriso e tornò alla scatola.
- Posso chiederle in cosa consiste il suo lavoro?-
- In realtà, non so ancora, è solo una vecchia scatola di foto di famiglia, ma non ho avuto modo di vederle ancora, è molto tempo che nessuno più le guarda – Sospirò con enfasi, sentendosi osservata.
- Ah! Cose altamente private le fotografie, la famiglia. Mi scusi, la lascio lavorare! - Il damerino s’allontanò, portandosi al limite del garage e accese una sigaretta.
Gli altri quattro ospiti, erano impegnati in una focosa discussione. Marta non poté non ascoltare i loro discorsi.
Quello con le dita sporche d’inchiostro stava raccontando qualcosa riguardo al fatto che aveva dovuto dare una bella lezione a quel piccolo delinquente del suo figliolo di sei anni, che a suo dire, aveva escogitato un modo per far soldi facili. Raccontava che il bambino se ne stava seduto sotto i portoni chiedendo la carità e la gente gliela faceva! Fu solo una combinazione che lui si trovò a passare di li e lo vide all’opera. Non gli restò altro da fare che scortarlo a casa a pedate nel sedere.
Gli altri si misero a ridere divertiti, elogiando la scaltrezza del bambino, solo la donna più anziana, quella con il collo di pelliccia, scuoteva il capo con disapprovazione.
Poco dopo fu lei a raccontare, di quella volta che suo figlio, una volta finita la guerra, improvvisatosi ambulante girava per le campagne a vendere maglie di lana per neonati. Peccato, che dopo il primo lavaggio, con la stessa maglia si vestiva l’intera famiglia e la volta successiva il figliolo venne accolto da forconi e pallettoni, lo disse in tono serio ma anche questa storiella pareva aver divertito i suoi compagni.
Fu poi la volta del damerino in trench a raccontare. Il bel signore aveva una figlia, fidanzata con un tipo non particolarmente bello, ma di grande volontà ed ambizione. Un giorno il giovanotto annunciò con una telefonata, che sarebbe giunto a casa della promessa sposa con una sorpresa. - E fu così, arrivò a bordo di una Lambretta. Suonò il clacson per annunciarsi, ci affacciamo ma non vedemmo nulla, era già buio e il poveretto era finito in una buca proprio davanti a casa, la scena era troppo ridicola, ma fortunatamente lui non si fece nulla anche se poi i danni alla Lambretta… - Il damerino sospirò. Ma anche questa storia fece sorridere la combriccola.
Marta, nel frattempo, faticava a portare avanti il suo lavoro, non voleva intromettersi, ma era curioso che tutti parlassero dei loro figli. Venne immediatamente disillusa, quando il tipo grassoccio con i baffetti, prese la parola.
Il tipo diceva, che nonostante lui non avesse avuto figli suoi, per il suo lavoro ne aveva conosciuti e soprattutto fotografati parecchi, ricordava ad esempio, di un tale,che un giorno gli portò in studio un bambino di circa un anno. - Il bambino era di tale bellezza che quando sviluppai i negativi, quasi provai invidia per quel padre. La cosa più buffa, fu che a distanza di anni, mi ritrovai a fotografare padre e figlio, insieme, ad un lunapark, loro non mi riconobbero, ma io posso giurare, che erano gli stessi –
Strano – pensò Marta – E’ come se conoscessi queste storie – scosse la testa sorpresa e rituffò le mani nella scatola.
La pioggia cessò. I cinque cominciarono a prepararsi per lasciare quel rifugio. Marta s’alzò per congedare i suoi ospiti, inavvertitamente fece cadere alcune foto. Il fotografo, si chinò per raccoglierle, il suo sguardo d’esperto si posò su quella che aveva in mano. Un uomo, porgeva la mano ad una graziosa sposa.
- Ma io quest’uomo lo conosco! - Esclamò il fotografo
- Guardate! È lo stesso di cui vi raccontavo, certo un po’ più vecchio dei tempi del lunapark!-
- Fai un po’ vedere - Il signore biondo, con le dita sporche d’inchiostro si fece largo, prese in mano la foto del matrimonio.
- Ma guarda un po’come se l’è scelta giovane, il mio figliolo!- Esclamò compiaciuto.
Marta trasalì - Ma cosa sta dicendo?! - Fece per strappargli dalle mani la foto ma venne anticipata dalla vecchia signora.
- Eh già è proprio lui! Pare proprio contento il mio bambino! - L’anziana gliela restituì sorridendo.
- E’ tardi dobbiamo andare - Disse il damerino in trench, mettendosi il cappello.
- Aspettate! Aspettate! - Urlò Marta.
- Non potete andarvene così! Dovete spiegarmi, dovete! -
Fu la donna giovane a parlare, mentre lisciava le pieghe della gonna
- Mi creda, non c’è molto da dire -
- Non c’è molto da dire ? Ma come? Quello nella foto è mio padre! Capisce?-
- Il Bruno?- Dissero in coro.
- Certo è lui! E’ mio padre e questo è mio fratello, guardate!-
I cinque, tornarono sui loro passi, Marta nel frattempo, s’era inginocchiata accanto alla scatola delle foto e le tirava fuori a manciate, perché potessero vedere meglio. Due calde lacrime le scendevano lungo le guance mentre mostrava suo fratello al lunapark e suo padre e sua madre sulla Lambretta e lei vestita da sposa accanto a lui.
I cinque sorridevano ogni volta che una foto passava nelle loro mani.
- Chi siete voi? Per favore restate! Aiutatemi- Supplicò
- Perché? E’ lui che non ricorda - A parlare in tono malinconico, fu la giovane donna
- E’ compito tuo trovare il modo, noi non abbiamo dimenticato – Aggiunse in tono greve il damerino
- Ma come? – Sussurrò con un filo di voce Marta
- Prova con un album, metti tutte le foto di lui con i suoi figli e poi chiedigli di soffermarsi su ognuna, di ricordare quei momenti, digli di non essere triste, digli di non aver paura del tempo che passa e digli che il tempo che vi verrà concesso ora più che mai è prezioso, e poi…-
- E poi? -
- E poi digli che gli vuoi bene e perdonalo – cinguettò la giovane. I suoi compagni annuirono soddisfatti.
La giovane dalla gonna plissé, fece una piroetta e la gonfiò a ruota ridendo divertita, prese la sua borsa, agitò la mano in segno di saluto – non piangere – disse in tono gentile rivolta a Marta e si mise a correre verso i suoi compagni che erano già sulla soglia.
- Corri Memoria, si fa tardi – La incitarono. I cinque si girarono verso Marta sorridendo e le mandarono un bacio.
Li salutò commossa. Avrebbe fatto tesoro dei loro consigli.
– Addio nonni, addio amici e grazie – riuscì a dire trattenendo a stento le lacrime. Si avvicinò alla serranda e rimase a guardare finché il vento non li portò via.















RICORDA! testo di sonjaerre
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