Fasci di lucciole mi fendono nell'ovattato abisso della morte, dove la percezion del reale svanisce: Fluttuo immobile tra le vacue correnti ma del volto suo non rimane che un riflesso, al-di-là dell'oblio, una flebile patina argentea. Emergo, sospinto dall'aereo Amor, eppure del volto suo non rimane che un'ombra, al-di-là della vita Scendo e ascendo in un Limbo che Crono impotente non governa, e lei sempre c'è ma non c'è mai.
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