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Forse è già capitato anche a te! Di vivere uno di quegli strani momenti un cui senti un qualcosa che non riesci a vedere ma, in quache modo ne hai la certezza, lo sai.
Sono quegli istanti in cui la tua razionalità vacilla ed è come se ti trovi con le spalle al muro.
Via Giuseppe Maggiolini è lunga, stretta e poco visitata. Una via lontana dal traffico, ai lati una ininterrota successione di vecchie case e alti condomini, i marciapiedi sono stretti o corrono solo dove c’è un esercizio commerciale, con una piccola vetrina e un minuto ingresso. Sono per lo più piccoli negozi che vendono arte. All’interno nessun commesso, solo in titolare, circondato da ogni genere di mercanzia. Una bambola in panno Lenci, un libro rilegato in pergamena, un altro illustrato, poi un grande volume, dovrebbe essere un atlante, un vetro soffiato, il ritratto ad olio di un uomo con i baffi e l’elenco potrebbe continuare all’infinito.
Uno solo sfuggiva a questa mescolanza. Li erano esposte solo antiche ceramiche, tutte elegantemente esposte su mensole, tutte rigorosamente catalogate. Il propritario di loro sapeva tutto, anche se, per riservatezza o forse timidezza, era restio a parlarne.
Vede questa tonalità del colore giallo? Un eleganza squisita questo decoro? Sin dai primi momenti si intuiva che li dentro coera ben poco spazio per l’improvvisazione. Tutto era come un orologio, dove ogni ingranaggio si collega ad un atro e tutti assieme e cin orecisione ti danno un idea del tempo che trascorre.
L’abitudine a percorrere quella via, la vicinanza alla mia meta e l’interesse per le ceramiche, im breve tempo, hanno contribuito a suggellare un amicizia. Purtroppo di breve durata, come spesso accade, un giorno tutte le ceramiche non erano più lì, o meglio non c0era più mulla se non sulla vetrina un cartello con la scritta affitasi.
In questo brusco modo si interrompe un amiciza. Destinta a ripartire dopo molto tempo, quando, non più fra ceramiche ma, fra quadri antichi, ci rivediamo. Anche questo secondo incontro non è duraturo e destinato a concluderesi con lo stesso cartello applicati alla vetrina.
Il mio amore per la ceramica non è mai venuto meno, libri sull’argomento e visite ai musei non mancano mai. Poi i contatti con gli amici collezionisti e con gli addetti ai lavori.
Un giorno vedo un grande piatto da portata, è in maiolica. È ornato in color blu, con un decoro che tempo prima avevo imparato a riconoscere durante una visita in un museo. Lo esamino e mon ho dubbi, una breve contrattazione e esco con piatto e con la certezza dell’attribuzione. È tutto finito, non c’è altro da aggiunere e da scoprire.
Ne sei proprio sicuro ?
Ogni giorno il sussugersi dei soliti gesti, fra i quali l’arrivo della posta. Un invito, lo guardo senza interesse e proseguo. Ero solo attirato dall’immagine ma, nulla di più. Solo perché ricordava il mio piatto, quello di certa manifattura. Forse proprio per questo lo ignoro!
Passa del tempo e appena posso chiedo informazioni ad collezionisti e a antiquari, sembra che nessuno sappia più nulla del titolare del negozio di ceramiche in Via Giuseppe Maggiolini.
Di pomeriggio, da un amico ricevo la certezza che tutto era finito nel peggiore dei modi. Nessun nuovo negozio dove rivederci, solo un letto in un ospedale e lì tutto si era concluso.
Riguardo quel vecchio invito, il piatto, la sorpresa. Un ultima gentilezza, una nuova attribuzione, frutto dei ultimi studi compiuti e mai discussi, perché tutto è finito prematuramente.
Forse è proprio così che doveva concludersi, con un amicizia ceramica che mai è finita ma, si è solo spostata su un diverso piano.