Non credo nella Filosofia santa e martire
Credo nei filosofi che pensano col sangue
Non credo nella Poesia al sentore di lauro
Credo ai poeti con le unghie sporche
Credo nel nulla che sono
Non credo in me
So uno ad uno, anche quelli che non so ancora, i solchi oscuri che le
Maschere provano a coprire al mondo, interno ed esterno
Credo che l’Io È un gran bel bluff
Non credo alle torri, non in quelle d’avorio
Guardo con sospetto divertito quelle crollate numerateXVI
Non credo alle altezze
Mi fido dei bassifondi
Non credo alla forza, alla tenerezza
Radicate nell’abbandono
Me ne racconto la fiaba, prima di, e per chiudere gli occhi
Credo allo scandalo su cui
si inciampa e indugia,
non a quello su cui si
posa indifferente indiscrezione.
Credo alla grafia incerta della notte buia e del fondo lisergico.
Credo nelle strategie, quelle in apnea e quelle devastanti.
Il mio prezzo è il mio, quando e se mai lo saprò e comunque insostenibile.
Credo alla risata di Janis, alla smorfia cattiva di PJ
Agli dèi dei muri e ad un mastro burattinaio lebbroso
Alle passeggiate nelle foreste fuori tempo massimo
All’amore felino, alle fotografie sbiadite, alle recriminazioni della penultima ora
Alle voci paranoiche, alle voci cristalline, alle voci rauche
Alle voci, adesso, in penombra
E la radio suona
Credo nell’acqua buona che leviga le lacerazioni
E calma la sete, sino alla prossima arsura
Credo nel verbo essere come esistenza, non come rigore e coercizione
Credo in chi crede attonito
Credo in chi non crede perché gliene è stato negato il conforto
Credo a chi mente abbassando gli occhi e la voce
Per pudore e a difesa
Credo nella fiducia accordata
Fino in fondo
Fin dentro il tradimento
Anche se divelle
Credo nelle parole e nella fame col fiato corto
Credo a certi Incipit Tragoedia
Credo nell’alito che fa nuvole di vapore
Credo nelle stelle che pizzicano il cielo
E nella luna che le annega
Credo nel verde sparato dei declivi
E nel bianco della neve
E nell’urgenza di lasciarsi cadere e rotolare
Credo nella pioggia, a labbra spalancate come un urlo placato
Credo nel sole che brucia
Nelle nuvole che lo rincorrono
Nella nebbia che lo vela
Credo nel mare aperto-color-del-vino
Nell’incrollabile, destinale tentazione di
Abbandonarsi al suo umorale dondolìo
Per sempre
Credo alla linguaccia al 2+2=4
Credo alla irrassegnazione
Credo ai sogni, quelli lucenti e quelli sporchi, che si nascondono sotto i mobili se cerco di acchiapparli
Credo alle fragilità sottratte alla vista
Agli anfratti umidi
Alle pieghe, alle piaghe di ciò che chiamano anima
Dove accoccolarsi senza far rumore
In cui permettere di accoccolarsi rischiando lo sradicamento
Credo nello sradicamento
Credo nel male, quello che mi procuro nella forma di esperimento
Quello che vedo, quello inavvertito che faccio e che non vorrei
Credo a Ivan, a Mitja, spietatezza e impeto
Credo all’abiezione di Nikolaj
E a quella, metafisica a modo suo, di Henry
Alla insondabile lacerazione di Achille
Alla insondabile vertigine di Platone
Agli abissi di Grušenka
Ad Anna, letteraria, musicale e stenografa
A colei che sconquassa come il vento fa con gli alberi, fin dentro alle radici e con retrogusto dolce-amaro
Credo, ancora, d’affetto, ad Emma
Corrosa dallo sguardo impudico dell’interpretazione
Corrosiva, impietosa, dell’amore
Credo alla nuova e alla vecchia Eloisa
Credo a Lalix a cullare una chiatta sonnolenta con le deviazioni multiformi di una Storia blu.
All’impossibilità rammaricata di dare spazio a tutti i nomi che arrivano in folla e pretendono il tuo sguardo.
A dover loro, almeno, offrir un verre al bar Biture.
Credo al caos e al
Cosmo, suo precario nascondimento
Credo agli ultimi, ai mangiatori di patate
A chi grida a mascella disarticolata
Non perché dovranno essere i primi nel regno dei cieli
Ma quando, nella merda fangosa in cui si dibattono,
Risplenda, cocciuta, la loro dignità
Credo nelle felici coincidenze
Negli inspiegabili casi degli incontri
Nella sorpresa delle parole che si incastrano
Vicendevoli ma restando appuntite
E ti spingono a scavare il tuo credo
Credo nelle cose a cui ancora non so dare un nome
Perché spaventano e attirano giù
Credo, con alterne fortune e intensità, di
Credere
NoTitle testo di Anj_