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IL BARATRO
Mark camminava a capo chino sullo stretto sentiero di montagna. L' andatura era lenta, i suoi occhi parevano misurare ogni passo con attenzione, ma in realtà non facevano altro che fissare un profondo vuoto, quello che egli sentiva dentro.
La fiamma che ardeva in lui si era spenta da tempo e non sapeva neppure perché. Semplicemente non aveva alcuna voglia di ravvivarla.
Spesso la sofferenza interiore arriva a poco a poco, in sordina e all'improvviso esplode senza rumore, senza un motivo apparente, ma si aggrappa all'anima e non vuole più abbandonarla.
Mark aveva appena lasciato dietro di sé la zona boschiva, il cammino si andava facendo più ripido e impervio, ma l'uomo era avezzo a quel genere di tracciati e continuava a camminare con passo lento, ma sicuro e deciso.
Alzò lo sguardo. Il cielo sopra di lui era limpido e quell' intenso azzurro contrastava con le cime ancora innevate, che si stagliavano possenti verso l'alto a catturare i raggi del sole, che le rendevano meravigliosamente scintillanti.
Per un attimo, quella vista gli regalò un sottile piacere.
Ormai si trovava tra le rocce, in basso i boschi di conifere parevano uniformi macchie scure e il sentiero si inerpicava in mezzo ad un canalone che conosceva molto bene.
A causa del ghiaccio che ancora persisteva, era pericoloso avventurarsi lassù in quel periodo dell'anno, ma non gli importava. Se gli fosse accaduto qualcosa, era certo che pochi avrebbero pianto la sua dipartita, qualcuno lo avrebbe descritto come un incosciente, ma forse altri avrebbero parlato di lui come di un temerario, di uno che non aveva paura di sfidare la montagna.
"Che mi importa, in fondo, di ciò che potrebbe pensare la gente", disse tra sé, proseguendo il cammino.
Continuò a salire, cercando di annullare ogni pensiero e di non badare alla fatica.
L' aria si era fatta gelida e gli sferzava la pelle del viso, che era l'unica parte del corpo a non essere protetta.
Mancava davvero poco alla fine del canalone, da lì avrebbe raggiunto un altro sentiero che, da lontano, appariva come una sottile nervatura nella roccia, che si trovava a picco sui ghiaioni sottostanti.
Ne percorse buona parte e, giunto accanto ad un masso che rendeva la via ancora più stretta, si fermò per osservare il dirupo che si trovava sotto di lui.
Non ne aveva paura, era passato di lì tante volte, ma ora lo stava vivendo con una sorta di assurda attrazione, lo percepiva affine al baratro che si era creato in lui, lo sentiva come una via di fuga da un' esistenza che riteneva inutile.
Non avrebbe resistito a quel bisogno che si era insinuato in lui, si trattava solo di trovare il coraggio, di decidere il momento giusto per lasciarsi andare.
"Forse è proprio per questo che sono salito quassù", pensò, e chiuse gli occhi cercando la forza per attuare quel gesto estremo che lo avrebbe finalmente liberato da se stesso.
Un rumore improvviso lo costrinse ad aprirli: su una roccia uno stambecco lo stava osservando.
Era maestoso con quelle lunghe corna grigie e nodose e non si mostrava affatto intimidito dalla sua presenza.
Gli occhi di Mark incontrarono quelli dell'animale, si fissarono a lungo e l'uomo non poté fare a meno di restare affascinato dalla bellezza di quell' abitante della montagna.
Provava da sempre un sentimento di profonda ammirazione per la forza di quelle creature, le quali vivevano in luoghi ostili senza temere le asperità delle rocce e i rigori dell' inverno.
Per un attimo distolse gli occhi dallo stambecco, che continuava a restare immobile dove era apparso e guardò il baratro sotto di lui. Ripensò alla fierezza di quell'animale che ogni giorno sfidava i dirupi.
Perchè lui non poteva fare altrettanto, affrontando quel vuoto che sentiva dentro? Aveva senso arrendersi e lasciare che le rocce che tanto amava ponessero fine alla sua esistenza?
Nella sua mente cominciarono ad affiorare pensieri diversi. Stava pensando ai soldati costretti a combattere e a morire lassù nella Grande Guerra, a tutti gli alpinisti che per passione erano caduti. Erano persone che volevano vivere, mentre lui era lì per lasciar fuggire dal suo corpo quel soffio vitale che gli aveva procurato sofferenza, ma che gli aveva regalato anche tante meraviglie.
Mark guardò di nuovo verso l'alto, lo stambecco era ancora lì in tutta la sua bellezza.
Dopo tanto tempo, sentì che qualcosa stava cambiando. Era come se l'animale gli avesse donato un po' della sua forza.
Non sapeva cosa sarebbe accaduto in futuro, ma sentiva che doveva tornare a valle, che doveva affrontare la vita, che la riteneva finalmente un' opzione possibile. Sarebbe stato difficile, ma anche sfidare i pericoli della montagna lo era e lo aveva sempre fatto.
Mark respirò a fondo, rivolse uno sguardo di gratitudine allo stambecco e si incamminò a ritroso.
Dopo aver percorso pochi metri, sentì il bisogno di girarsi per ammirarlo un' ultima volta.
L'animale era sparito, ma l'uomo percepiva ancora il suo spirito ed era certo che lo avrebbe portato dentro di sé per sempre.