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“Torniamo all’antico e sarà un progresso”
Giuseppe Verdi a Flòrimo Francesco
scrisse in carteggio tardo ottocentesco,
aforisma che ancor ricorre spesso
in ogni arte e par raccomandare
che pur laddove c’è un “liberi tutti”
ancor ci sono effetti belli e brutti
e pur regole ancor da rispettare.
È questo un colossale tema estetico
d’artista nel rapporto col passato,
d’un presente da vincoli affrancato,
ch’io pur vedo in virtual sito poetico.
Bellezza ha sue recondite armonie,
non sol questione o men di metro o rime,
ch’ispirazion non basta, pur sublime,
per evitar singulti oppur zoppìe.
In metrica e non rima già i latini
sostanza e forma unirono in poesia,
“cosa” e “come” stan bene in compagnia
evitando di prosa spezzatini.
E pur l’intelligenza artificiale
insidia oggi il regno dell’umano,
ma mai sostituirà nell’italiano
d’un poeta la grazia naturale,
né in un altro qualsïasi linguaggio
che d’anima dev’esser espressione,
non logica ma solo ideazione,
solo d’umana estetica messaggio.
Gettiamo dunque il cuor oltre l’ostacolo
cercando di salvar la poesia
in quel d’antico ritmo e melodia
o facile di morte sarà oracolo.
(Sisifo Gioioso, 28.01.2026)
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A chi voglia approfondire suggerisco di cercare in rete: Giuseppe Camerlingo, “Torniamo all’antico” Aporìe e realtà di un indirizzo verdiano.