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Ecco, il cielo, ancora
e io mi lancio dentro a capofitto,
Precipito in alto, contro il sole.
Ti vedo sorridere, calma
tra fantasmi e ferite,
i tuoi greti sono rughe di luce
tra nembi di rugiada
e il tuo fuoco promette nuovi soli
oltre la stratosfera e il viola dell’Ozono.
Guardami scoprire la rarefazione
e la bolla di calore tra gli strati:
la troposfera, era casa ora è un’ombra
lasciata dal mattino.
E tutte le mie vite, gli anni in volo,
il mio vecchio giroscopio affannato,
il giro di dadi dei possibili universi
si espande in un caleidoscopio esploso
di luoghi spazi, di facce, di nomi,
e niente passa intattato la maglia del setaccio,
eccetto Te, che brilli nei naufragi,
intatta tra i frammenti esplosi.
Nei tuoi occhi vedo ancora cantare
le case e le strade di Beirut, il nome dei miei figli.
E un filo in te rimane, che vibra nel silenzio
e chiede ancora un po' di pace al sole
Rimani ancora oggi amore mio,
Il tempo di casa, anche lui non so chiamare
Tra questi naufragi d'oggi verso il cielo.
Forse passato l’orizzonte degli eventi,
Una volta atterrato nella sera,
Acceendero’ una candela a Ginevra,
Per te, per me, per noi.
E il sole porti pace
su questa terra nuova, cieca, casa.