Più osservava quell' uomo semi sommerso nella penombra e più riusciva ad esplorarlo e scovare ogni minuto dettaglio della sua persona, qualsiasi sottigliezza trasparisse con discrezione dai suoi atteggiamenti. In particolare dagli occhi, da quello sguardo imbarazzato, perso. Due cerchi neri, profondi, erano solo la superficie di pozzi profondi, infiniti. Ti trascinavano vorticosamente nelle zone più sepolte di lui; impensabile immaginare tanto spazio nella sua esile persona. A poco a poco si mostrava, si concedeva, e ne emergeva un meraviglioso sistema costruito a perfezione. Era un inarrestabile meccanismo di domande e risposte, problemi e risoluzioni, fine a sé stesso. Sopratutto era ammirabile la sua autosufficienza, era ormai diventato un esperto nel conoscersi, doveva saper badare a sé stesso, gestendo il suo modo di essere, con la sua intima tempesta e i suoi ingranaggi insaziabili ed esigenti. E allora capitava di trovarlo immobile, esternamente privo di vita, quando là dentro esplodeva, il suo sistema impazziva e i suoi ingranaggi giravano, giravano senza dargli pace.
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