Eppure mi dicevo: un viaggio dura ben più delle ore che separano la partenza dall’arrivo, e se il sogno d’altri si fa memoria nostra allora forse lo stesso vale per la disperazione…
Viaggiare è attraversare il ponte affondare fino alla vita nella neve fresca giocare con gli spruzzi ed asciugarsi al sole, questo pensavo e mi raccontavo.
Credevo che nulla restasse uguale a sé un attimo prima, un attimo dopo, e guardavo il paesaggio scorrere ed il paesaggio fissava me, che pure scorrevo da un'alba all’altra, schivando la noia dei tramonti.
Si può consumare un’anima? Temperandola per mantenerla appuntita, accendendola per riscaldare le mani e perfino riducendola in brandelli da dar via, in cambio di bocconi di vita per sfamarsi all’occorrenza.
Così ho fatto, eppure ancora oggi trattengo il fiato pensando alla bellezza che ho visto, e se anche ho scoperto che l’orizzonte è incapace di mutare angolazione, inclino la testa per mantenere l’equilibrio ignoro i morsi della fame e proseguo il viaggio almeno fino a quando ci sarà strada da raccontare
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