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“Come stai?”
È una domanda semplice da fare,
difficile da abitare.
Mi sento come un giorno di pioggia,
immersa nella nebbia,
turbata.
Questa malinconia sospesa
mi confonde
e non trova un posto dove posarsi.
Le domande mi affollano la mente.
Qual è il mio problema?
Perché non ho il coraggio di decidere?
Ho paura di ciò che verrà
o di ciò che perderò?
Come posso trovare risposte
se resto ferma?
Ho paura dei rimorsi,
di scegliere
e poi pentirmene.
La vita è anche questo:
avere il coraggio di scegliere,
anche sbagliando.
Allora mi chiedo:
è peggio sbagliare restando immobili
o sbagliare provando a cambiare?
Le non risposte
iniziano a logorarmi.
Le attese si allungano.
Le domande non finiscono.
E io resto qui,
in bilico,
a chiedermi quanto tempo
si possa vivere
senza scegliere davvero
E a chiedermi quanto tempo si può vivere rimandando se stessi?