Amara delusione

scritto da Ugo da Tocqueville
Scritto 13 giorni fa • Pubblicato 7 giorni fa • Revisionato 7 giorni fa
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Autore del testo Ugo da Tocqueville

Testo: Amara delusione
di Ugo da Tocqueville

Era una notte d’agosto, ed io sedevo immerso nel limio del prato, accanto alla salda e statuaria presenza di mio padre. Oltre i miei occhi da bambino, sospirosi, si dispiegava un cielo maculato di luci, trapunto di sogni.  

Sin da piccolo papà mi aveva svelato la magia di quei puntini luminosi, che avevo imparato a chiamarli stelle. Mi aveva raccontato che ognuno di noi ha la propria stella nella quale sarebbe prima o poi germogliato il nostro sogno. “Perchè il desiderio si realizzi bisogna aspettare che la propria stella cada a terra” mi aveva detto. Così, nell’attesa di quella magia, mi sporgevo nell’infinità del cielo meditando tali parole e sperando che il mio piccolo puntino di luce, nascosto da qualche parte, potesse piovere a terra. 

Amavo ammirare il rinfrescante silenzio del cielo, ancor più se questo momento prezioso poteva essere condiviso con papà. 

In estate capitava spesso che dopo cena ci sdraiassimo nell’erba con il viso a vagabondare nell’immensità di quella cupola bizantina, a vagare tra i ricordi e le speranze, tra il passato e il futuro. 

Adagiai il capo contro la spalla di papà. In quel momento il suo tono si fece più grave del solito e trepidante: mi confessò che in realtà quelle matasse di luci non erano stelle, bensì luci di fabbriche e abitazioni di città lontane. Immediatamente si sgretolò in me l’incanto e il sussiego di quel rito. Attanagliato da tale disincanto, capii che il mondo che conoscevo era un mondo privo di sogni: non c’era più alcun astro al quale affidare il proprio futuro, non c’era più nessun mosaico uranico a cui confidare le proprie debolezzze, le proprie speranze. Tutto era diventato improvvisamente solo un grande artificio dell’uomo, creato per assecondare la sua natura cupida e volubile. 

Amara delusione testo di Ugo da Tocqueville
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