Accettare

scritto da Orso polare
Scritto 13 giorni fa • Pubblicato 13 giorni fa • Revisionato 13 giorni fa
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Autore del testo Orso polare

Testo: Accettare
di Orso polare

Sono stanco della parola “accettare”.

Sono stanco di sentirla ripetere come se fosse la risposta universale a qualsiasi sofferenza. Come se davanti a ogni ferita, a ogni delusione, a ogni ingiustizia, bastasse pronunciare quella parola per far sparire il peso che ci si porta dentro.

“Accetta.”

Come se accettare significasse stare meglio.

Come se accettare fosse sempre sinonimo di maturità.

Come se accettare non avesse un prezzo.

Per troppo tempo ho confuso l’accettazione con la rassegnazione.

Ho creduto che essere maturo significasse ingoiare.

Che essere forte significasse sopportare.

Che essere una brava persona significasse comprendere sempre gli altri, anche quando nessuno cercava di comprendere me.

E così ho accettato.

Ho accettato delusioni.

Ho accettato porte chiuse.

Ho accettato illusioni trasformate in ferite.

Ho accettato promesse che non valevano nulla.

Ho accettato silenzi.

Ho accettato di essere lasciato indietro.

Ho accettato situazioni che mi hanno fatto sentire piccolo, impotente e invisibile.

Ho accettato così tanto che, a un certo punto, ho smesso perfino di chiedermi se fosse giusto.

Mi sono limitato a sopportare.

E più sopportavo, più gli altri sembravano aspettarsi che continuassi a farlo.

Come se la mia capacità di resistere fosse diventata un dovere.

Come se il mio dolore fosse normale solo perché non facevo rumore.

Ma c’è una differenza enorme tra accettare la realtà e vivere continuamente in una posizione di sottomissione.

Accettare che qualcosa sia successo non significa dire che non abbia distrutto una parte di te.

Accettare che qualcosa non possa essere cambiato non significa rinunciare alla rabbia.

Accettare non dovrebbe significare cancellare sé stessi.

E invece troppo spesso è questo che viene chiesto.

Di capire.

Di perdonare.

Di andare avanti.

Di voltare pagina.

Sempre.

Come se chi soffre dovesse avere anche il compito di rendere la sofferenza accettabile.

Io non ci riesco più.

Sono stanco di sentirmi dire di ingoiare il rospo.

Perché un rospo dopo l’altro, una delusione dopo l’altra, un colpo dopo l’altro, arriva un momento in cui una persona non diventa più forte.

Si svuota.

E io quel vuoto l’ho sentito.

Non voglio più vivere aspettando il prossimo colpo soltanto per dimostrare di essere abbastanza resistente da sopportarlo.

La mia vita non può trasformarsi in una gara di resistenza.

Non voglio essere ricordato come quello che ha sopportato tutto.

Voglio essere una persona che ha vissuto.

Che ha scelto.

Che ha costruito.

Che ha detto dei no quando era necessario.

Perché resistere non è sempre una virtù.

A volte è soltanto il modo più lento di consumarsi.

La vera forza non è accettare qualsiasi cosa venga lanciata contro di te.

La vera forza è guardare in faccia ciò che ti sta distruggendo e trovare il coraggio di dire:

“Fin qui. Basta.”

Non posso controllare tutto quello che la vita mi porterà.

Non posso impedire le delusioni.

Non posso evitare ogni ingiustizia.

Ma posso decidere una cosa.

Posso decidere che il dolore non sarà più la misura della mia maturità.

Posso decidere che smetterò di chiamare “crescita” ciò che ormai è soltanto sofferenza trattenuta.

Ho accettato abbastanza.

Adesso voglio vivere.

E vivere, per me, non significa sopravvivere a tutto.

Significa smettere di confondere il silenzio con la forza, la rassegnazione con la saggezza e il sacrificio continuo con l’amore per la vita.

Perché ci sono momenti in cui la parola più coraggiosa non è “accetto”.

È “basta”.

Accettare testo di Orso polare
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