Irina

scritto da riccardo andreani
Scritto 12 anni fa • Pubblicato 12 anni fa • Revisionato 12 anni fa
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Testo: Irina
di riccardo andreani

Aveva appena sorbito il funerale del signor Nori, il padre. Se ne stava distesa in ginocchio, e con la manica della camicia si asciugava gli occhi bagnati; pensava al papà trovato morto che sorrideva e si chiedeva che cosa mai si provasse nel momento in cui si presenta un infarto, e come si facesse a sorridere, con un dolore così atroce. Irina, figlia unica, quarantasettenne, Si chiedeva questo.
I parenti la salutarono, strinsero uno a uno la mano di Irina, poi se ne andarono. Il signor Nori, deciso dalla figlia, venne seppellito accanto alla moglie al cimitero del Verano; si permise anche di cambiare le fotografie dei loculi: mise due fotografie in cui marito e moglie sorridevano. Egli aveva all'incirca ventisette anni, la moglie ventitré. Tutti e due sorridevano e pensavano al loro avvenire. Irina andò a casa, salutò i suoi due figli e poi si sdraiò sul letto. Accese il ventilatore e gli apparse di vedere un uomo che fluttuava sopra di esso, e girava, girava, che Irina diventò rossa e poi scoppiò in lacrime. I suoi due figli, Marco e Gabriele, accorsero per vedere cosa era successo; Irina disse loro di lasciarla perdere e che, comunque, non era successo nulla di grave. I figli se ne andarono.
Fu presto mattina, e il sole, come sempre, illuminò quel corpo di donna che la coperta aveva avvolta dentro di lei. Illuminò anche il volto, infatti ella si svegliò, aveva tutta la faccia sporca di trucco: somigliava un poco a quando era adolescente, quando per la prime volte, se lo metteva.

Uscì di casa, prese la macchina, e portò i suoi due figli a scuola. Poi, finalmente sola si accese una sigaretta e si rilassò, poggiando dolcemente la testa sullo schienale. Giocava con il fumo; i suoi occhi, forse per casualità, si fermarono sullo specchietto del parasole. Vide i suoi stessi occhi banalmente, notò che aveva le occhiaie. Finì la sigaretta e mise in moto la macchina per andare a lavoro. Ah, è vero. Irina non aveva lavoro. Da quando il marito l'aveva lasciata, ella non aveva più nemmeno gli alimenti, cosa che di norma spetta a tutte le donne separate e con dei figli a carico. E allora dove si dirigeva Irina?
Prese una strada poco trafficata e si diresse, senza destar sospetto, verso un parcheggio desolato, a pochi metri da quella strada. Scese dalla macchina e prese a camminare verso un vicolo: c'era un cassettone dell'immondizia, dei cartoni, e delle bottiglie di birra distese per terra. Aveva la faccia coperta con il trucco della mattina; la bocca intrisa di rosa. Si spogliò dei suoi vestiti attuali, e se ne mise degli altri che aveva dentro una busta. Rivestitasi completamente ritornò in macchina. Si mise al posto del passeggero, si truccò meglio. Al posto del guidatore, dopo non molto, salì un uomo. Fecero l'amore. L'uomo, sui settant'anni, gemeva come un pazzo e ci mancava poco che gli venisse un infarto e morisse sopra Irina. Parrebbe strano, ma ella con lo stesso sguardo di un'ora prima, fissava ancora i suoi occhi allo specchietto. Erano spalancati, quasi prendevano il posto della bocca che gemeva, simulava, emulava, quel finto amplesso. L'uomo finì e si ristabilì sul posto di guida, composto. Si girò verso Irina e sorrise. Le diede dei soldi, poi, sorrise di nuovo. Irina era contenta. Sapeva quanto fosse importante quel sorriso, e che, nonostante avesse trenta anni più di lei, egli desse lo stretto necessario, insieme ad altri suoi coetanei, per la sua sopravvivenza.


Irina era finalmente tornata a casa. Salutò i suoi due bambini, poi, si diresse al bagno. Si specchiò, si denudò, inserì il suo corpo esile dentro la doccia. L'acqua scese e lo cosparse tutto. Sul pube ricoperto di peli, teneva la mano, e strofinava a più non posso. Poi Irina avrebbe cenato, avrebbe messo a letto i suoi bambini, e poi, dopo una sigaretta, si sarebbe coricata. Il giorno dopo, ella avrebbe fatto la stessa cosa.
Irina testo di riccardo andreani
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