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Nel tuo sguardo virente io ho scorto
la sublime beltà di un angelo incolpevolmente caduto agli Inferi,
una candida anima in esilio fra belliche rovine.
Oh quale mesto destino si piange
ora che il fior della tua esistenza -ahimè- è vizzo.
Favole o balocchi niuno poté darti per diletto
né tenere consolazioni la madre
poiché mani perverse ti sottrassero presto anche quelli
e spentosi della gentil speme il lume
il giorno muta in notte
su questa sciagurata terra,
mentre contro il cielo rintuona
il fragor della guerra
come una bestemmia.
Chi invece osò rompere l’ingenua poesia dei canti tuoi d’infante
e il dolce riso?
Forse lontani echeggeranno,
pè sentieri eterei
mescendosi
in un angelico cor.
Ma per un dolente cor
non un pensier o una prece valgono
a consolarlo
in questo rovinoso diserto
e ancor attende requie
esecrando l’umana follia