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C’era una volta un bambino,
con gli occhi pieni di cielo e di paura,
e una cicatrice segreta tra i capelli,
dove il dolore aveva bussato troppo presto.
Nel ventre dell’ospedale,
tra luci bianche e mani di garza,
gli rubarono un pezzo di sogno
mentre dormiva sotto un sonno forzato.
La sua testa divenne mappa
di battaglie invisibili,
di medici e silenzi
e di notti più lunghe della vita.
Poi venne il veleno gentile,
promesso salvatore,
ma dentro al suo corpo piccolo
era tempesta e fuoco.
Le cure gli insegnarono a cadere
prima ancora di imparare a correre,
a stare fermo
quando il vento chiamava i bambini fuori.
Gli dissero: "Non puoi."
Non puoi saltare, non puoi farti male,
non puoi giocare con la pioggia
perché il tuo corpo è vetro sottile.
Eppure…
quel bambino, fragile e forte,
continuò a sognare con la cicatrice accesa
come una piccola luna privata della notte.
Imparò a volare seduto,
a scalare le pareti con la fantasia,
a costruire mondi nuovi
dove anche i limiti sapevano sorridere.
Oggi è grande, o forse solo più alto,
ma dentro porta quel bambino-coraggio,
con la sua testa stellata di segni,
e una storia che non smette di brillare.