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Non ho chiesto permesso
per entrare, ho spalancato la vulva
e fuori c'era la festa del paese
con frizzi lazzi e rotture di razzi,
ero biondo con gli occhi a mandorla
verde con due antenne,
un alieno sceso dalle cateratte
di Marte.
Senza permesso ho fatto il furbo
il fesso, per non andare in guerra
perché la battaglia
era nella mia testa, ho vinto ho perso
l'importante aver partecipato
all'inquisizione del substrato,
all'enorme bugia di questo mondo
strano, ma creativo e umano.
Mi stringo, mi stingo mi stanco,
sono parole qualsiasi
concetti, piatti di giostre
al ristorante del luna park,
albero della vita ho dato frutto
sette volte, poi ho colte le spighe
gialle al tramonto.
Senza permesso sono entrato
con un piccolo gesto ho toccato
l'infinito,
ho stuzzicato il divino per sembrare
un dio
senza regno e senza possesso.
Amo tutto ciò che è fuori contesto
protesto contro la mancanza
di rispetto, senza permesso ho rotto
il cacchio, sono entrato
nell'occhio del pernacchio,
cavoli a merenda e sono sazio
del mio piccolo spazio.
Con te non so mai cosa fare
mio ego,
mi apro mi chiudo
un giorno m'ami e poi mi butti
nel concetto del fuori dal letto,
ma io senza permesso
ho acceso un sole stanotte
per uccidere la lotta,
che gioia è finita la guerra dentro
i neuroni
e che resta? solo peace and love.
Forse nessuno mi capisce
ma se qualcuno ci riesce apra la porta,
c'è qualcuno che entra, qualcuno
che esce, e qualcun'altro che rimane
a guardare.