Ho sempre pensato che cantare fosse quello che dovevo fare nella vita. Forse perché attribuirmi uno scopo è così gratificante in fondo. Ora mi trovo nella mia stanza a fumare e tutto gira e questa visione distorta della mia stanza mi fa pensare se io non abbia in realtà sempre avuto una visione distorta di me. Se in realtà quello scopo era una scusa per evadere, perdere tempo e farmi meno domande insomma. Ora avrebbe tutto più senso. Ecco perché mi sento così inutile. Sempre. Ecco perché la voce nella mia testa e tutto ciò che accade intorno mi fa stare così male, nonostante a volte vada addirittura bene. Sento come se stessi annegando felicemente, magari qualcosa riuscirà a sopraffarmi, a non farmi accorgere che questa sensazione è solo una cosa passeggera, una cosa passeggera che però c’è sempre, a volte nascosta, a volte mascherata dalla voglia autolesionistica di fami male, di stare peggio fino a volte al desiderio, più che la paura, di morire. O forse è la paura di morire senza aver fatto nulla. In cerca di uno scopo. Ecco forse questo è il titolo ideale per la mia vita. Rinchiusa in una stanza davanti ad un pc a cercare il mio scopo. A cercare un qualcosa che mi renda utile. Qualcosa che in fondo so che non troverò mai. Non so fare nulla nella vita. Cioè non so fare nulla bene, oltre a illudermi di essere qualcuno di speciale. Ma speciale per chi o per che cosa? Forse perché sono carina e magari piaccio a qualcuno, ma neanche quello; tutti i giorni il confrontarmi con le foto di altri mi dice che sono fuori da quel target, tutti i giorni vedere cosa riescono a fare gli altri mentre io resto in questa camera a fumare una sigaretta ogni tanto e sentirmi un’inetta speciale mi fa pensare che ho troppa autostima eppure sto scrivendo seduta per terra e se fossi Picasso mi disegnerei a pezzi, staccati tenuti insieme da solo un corpo. Ecco quello che dicevo prima, non sono mai stata eccezionale in niente, a scuola andavo bene quel poco che basta per passare l’anno, si è vero non mi impegnavo moltissimo ma forse perché sapevo che se anche mi fossi cimentata a studiare ad ogni ora sarei rimasta quello che sono: stupida. Forse questa paura non mi fa cimentare in mille cose, e in realtà neanche in una. Canto, a volte suono, male, ho sempre desiderato andare a lezione di pianoforte e chitarra, in realtà le avevo iniziate ma poi ho smesso perché avevo paura che sarei stata troppo stupida e incapace per fare davvero qualcosa con la mia musica. Sento di gente che a 16/17 anni è già famosa e suona in giro. Io non ci sono riuscita perché non so parlare con la gente e quando mi si presenta un’occasione, dentro di me un mostro mi fa sempre sperare che in realtà vada male come per dirmi: ecco vedi, avevo ragione, non farò mai nulla nella vita, non mi devo più illudere. E ora sto scrivendo cose che molto probabilmente rimarranno chiuse in una pagina di un inutile computer, non perché sia inutile in sé per sé ma perché è mio e io lo uso per cose inutili. Ora dovrei studiare, si insomma tra una settimana ho un esame e non so nulla. Ecco questo mi fa stare male, pensare che i miei genitori investano su di me, come fossi un titolo finanziario che però darà loro solo una cosa, esatto: delusioni. A volte penso ad una canzone, di una delle mie band preferite, i Subsonica, e canticchio nella mia testa “inutile… coriandoli a natale” non so perché ma è l’unica frase di tutta la canzone che mi è rimasta in testa, forse perché riassume tutta la mia giornata o tutta la mia vita; fuori luogo, fuori contesto, fuori da tutto e improbabile come i coriandoli a natale o come diranno successivamente in un’altra canzone “una nave in una foresta” insomma a cosa serve una nave in una foresta? Si è trovata lì? Chi o cosa ce l’ha portata? Che resta il fatto che una nave lì è inutile. Come me. Ah si dicevo, ho un esame, perché ho iniziato l’università, si perché come dicevo nella vita non concludo mai nulla ma almeno mi tengo occupata. L’altro giorno ho rifiutato un 23 in un esame, di psicologia, come se potessi ottenere di meglio; con gli amici invento scuse del tipo “eh si ho avuto poco tempo”; inizio a pensare che il tempo fosse sufficiente ma la verità è che io non sono niente di che e nonostante avessi provato a studiare bene non avrei potuto ottenere di più. Ecco come mi sento, sempre. Mai abbastanza. Questa notte ho pianto, avevo voglia di bere ma non avevo nulla, forse dovrei comprarlo, o forse peggiorerebbe la mia voglia narcisistica di persona già fallita a 19 anni. Anzi ormai ne ho quasi 20, e non ho concluso nulla. Ora sto buttando giù cose che mi parlano nella mia testa, ti giuro non riesco a concentrarmi per quante cose dicono quelle voci, a volte mi sembra addirittura di vederle, scritte in nero con una penna e molti scarabocchi, magari la scritta stupida o fai schifo o che ci provi a fare. E poi mi fermo. sorrido. Torno a casa e piango. Che poi quanto è stupido piangere, alla mia età e nella vita in generale. Non ho relazioni con ragazzi, appena qualcuno si avvicina più del dovuto lo mando a fanculo e dico alle amiche “si era uno stronzo, voleva solo scopare, non era quello per me”. La verità è che penso che nessuno sia quello per me o che magari non voglio tirarlo giù negli abissi fino a far sentire anche a lui quella voce; o magari ho paura di sembrare ed essere così stupidamente fragile. Non ho mai fatto sesso, a 19 anni quanto può essere stupido? Insomma vedo pubblicità di programmi dove ci sono 16enni incinte che tengono addirittura il bambino, e io sto chiusa in camera a pensare egocentricamente alla mia inutile vita. Rimpiango tutto, non perché mi importi davvero, ma perché la voce nella mia testa mi ha convinta che ho sbagliato ogni minima cosa… insomma è normale che io non abbia avuto tanti amici se non dico ciò che penso veramente, se dico solo cazzate e al massimo ci ridono su e poi appena si stancano mi abbandonano o mi prendono in giro. A volte vorrei iniziare una terapia o andare in quelle case tipo per disintossicarsi, ma poi penso che nella vita non ho le palle nemmeno di ubriacarmi o di drogarmi e quindi rimango qui con la voglia di farlo. Ma a che servirebbe ? Forse a far vedere al mondo che sto male? Non credo mi farebbe stare nemmeno peggio di come sto ora. A pezzi. Una volta scrissi una canzone, faceva così: “metti via pezzi di te / mentre cammini tra tanti perché / e non lo vuoi un motivo / che sai che non c’è // indossi qualche deejavù / e non ti importa più / quale sia il colore del cielo / quale sia il giusto nel vero // metti via pezzi di te / per non ricaderci ancora / mentre cammini / per non sentirti / ancora inutile qui / tu sempre in bilico qui”. La verità è che non sarebbe stato un tormentone, insomma siamo tutti in bilico ma nessuno è così inutile da pensare di mettere via pezzi di sé, magari per non mostrarli agli altri, anzi qui tutti fanno a gara per chi è più “in vista”, insomma giocano a farsi notare e vince quello più popolare. Come avrei voluto essere popolare, invece di non avere mai la battuta pronta, invece di essere una come me, una che non si sbilancia mai in pubblico perché sa che direbbe solo cose stupide facendo la figura della cogliona.
Sin da piccola avevo queste visioni del mio funerale e mi chiedevo se allora in quel caso qualcuno avrebbe detto qualcosa di Carino su di me, speravo di sì e mi consolavo così, ma in realtà sapevo che probabilmente neanche si sarebbe presentato nessuno. Che dopo questo quadro frammentato sulla mia inutilità che probabilmente nessuno leggerà vado a studiare, cercando di meritarmi almeno i soldi che faccio spendere ai miei per questa cazzo di università.
M.E. testo di Desno