Il senso dell’equilibrio
Esistevano.
Le famiglie non sono mai affare facile.
Sentimenti di diversa natura, ospiti sotto uno stesso tetto.
Non c’è regola.
Solo situazioni.
Impulsi ed emozioni.
Come cavalli del cocchio di Ben-Hur.
Se li domi, ne sei padrone.
Se non li domi, ti travolgono.
Se travolgono te, chiunque sia dietro, sulla tua traiettoria, rovina allo stesso modo.
Poi ci si rialza.
Graffiati.
Forse ora è più semplice.
Rapporti uno ad uno, mediati da telefoni. Non ci si parla, quindi va tutto bene.
Si è altrove, ma dal divano. E, fino a che si è sul divano, non si è altrove.
A lei sarebbe bastato.
Non l’assoluta mancanza di qualsivoglia dialogo. Semplicemente avere suo marito sul divano di casa, e non sul divano di casa altrui.
Si conobbero.
Giovani danzanti di sere estive di fine anni Sessanta.
Travolti dalle rispettive ordinarie bellezze in cui l’uno e l’altra scorgevano il dettaglio a fare la differenza.
Si sposarono.
Ebbero due figlie.
Ed una figlia, ancora bambina, morì.
Non si supera la morte di un figlio. Nessun genitore dovrebbe mai seppellire il proprio figlio. E nessun bambino dovrebbe soffrire la morte del suo di sempre compagno di giochi.
In mezzo ad adulti.
Persone grandi: grande dolore.
Persone piccole: piccoli dolori.
La disperazione assoluta di un bambino è un secondo netto, in cui apprende la vita. In cui la favola dove tutti vivono per sempre, finisce. E fa il suo ingresso l’Uomo Nero che regola l’esistenza.
La Morte.
Un secondo fulmineo.
Nelle ore di veglia ad una piccola bara chiara, piena di fiori che non potrai più vedere, stanza satura di profumo stantio di morte deodorata, un regalo.
Una bambola.
Una bambina e una bambola nuova, è la felicità subitanea che cancella per un attimo di tutto il caos del dolore disordinatamente composto dei grandi.
Eil subitaneo pensiero successivo.
“Adesso la faccio vedere a….”
Nessuno.
E io non so giocare da sola.
La Morte fa il suo ingresso.
L’attimo del vuoto, dell’impotenza, della Morte che si presenta, impietosa, in una bambina e una bambola con cui non sa giocare,
Da sola.
Tra tanti grandi, disperatamente silenziosi e odore di fiori e chiuso, è un boato che nessuno sente e che potrebbe squarciare il cuore.
E poi le lacrime smettono.
Si torna a scuola.
Si va avanti.
Una camera vuota.
La memoria tattile delle voci consuete, svanisce.
Ci si abitua a tutto.
Gli occhi non ricordano più il suono di risate e liti abituali.
Ci si abitua a qualsiasi cosa.
Anche se non si vorrebbe.
La Morte non chiede mai il permesso.
Ci si abitua ad ogni cosa ma ogni cosa cambia.
Le grandi tragedie scalfiscono tutto.
Il dolore unisce. Oppure separa.
Scorribande in cerca di piacere o di risentirsi vivo, lui.
Dolore vendicativo e frustrato, lei.
E la bambina abbandona la bambola. I giochi che non sapeva giocare da sola lasciano il posto ad un gioco nuovo. Quello della guerra del non più silenzioso dolore di chi avrebbe dovuto proteggerla.
Le persone migliorano quando ricevono amore. Quando diventano terreno di guerre altrui, imparano solo che la parola fine, non esiste fino a che c’è vita.
Fino a che c’è tempo, ci sono varianti infinite di tentativi di inesistenti vie d’uscita.
Sopravvivi di immaginazione in attesa che qualcuno smetta di vederti come scacchiera talvolta, e pezzo di essa tal altre, e veda la tua eccezione. Che neppure tu vedi.
Non si dovrebbe mai chiedere ad un bambino di decidere quale dei due genitori abbia torto o ragione. Non si dovrebbe mai chiedere ad un bambino di ragionare su cose che, per età, non può comprendere. Frammenti di verità intrisi di risentimento, viziano la mente.
Creano odio posticcio, certezze discutibili.
Ci si schiera dalla parte di chi ti fa soffrire, perché smetta di fare soffrire.
Ci si schiera contro chi fa soffrire chi ti fa soffrire, perché è causa della tua stessa sofferenza.
E non puoi evitarlo.
Non ti è dato di evitare nulla.
Senza comprensione alcuna di quello che accade, nella terra di nessuno, raggomitolati su se stessi a tappare le orecchie.
In attesa che qualcosa di straordinario succeda.
In attesa del bacio della buonanotte.
“Sali sulla bici. Ti tengo”
“Non mi fai cadere, vero?”
“No. Ti tengo fino a che non stai in equilibrio da sola”
E’ tutto ciò che un bambino dovrebbe avere.
Qualcuno che lo tenga fino a che non stia in equilibrio per essere lasciato andare.
When the rain is blowing in your face
And the whole world is on your case
I could offer you a warm embrace
To make you feel my love
When the evening shadows and the stars appear
And there is no one there to dry your tears
I could hold you for a million years
To make you feel my love
I know you haven't made your mind up yet
But I would never do you wrong
I've known it from the moment that we met
No doubt in my mind where you belong
I'd go hungry, I'd go black and blue
I'd go crawling down the avenue
No, there's nothing that I wouldn't do
To make you feel my love
The storms are raging on the rolling sea
And on the highway of regret
Though winds of change are throwing wild and free
You ain't seen nothing like me yet
I could make you happy, make your dreams come true
Nothing that I wouldn't do
Go to the ends of the Earth for you
To make you feel my love
To make you feel my love
(Bob Dylan)
L'Uomo Nero - Giorno sette testo di Dirce