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Le guerre nascono dritte,
tracciate col righello su tavoli lucidi,
dove le mani non tremano
e il sangue è solo un’ipotesi.
Poi cadono storte
sulle strade senza nome,
dove i passi diventano eco
e l’eco dimentica chi era.
C’è una logica, dicono,
una logica che conta i morti
come si contano i giorni:
senza mai fermarsi al perché.
Intanto la terra impara a memoria
il peso dei corpi,
e lo restituisce in silenzio,
come una madre che non parla più.
I cieli osservano distratti,
hanno visto troppe volte
l’uomo rincorrere se stesso
fino a sparire.
E in mezzo,
tra una ragione e l’altra,
si apre una crepa sottile:
lì abita la verità.
Ma nessuno la guarda,
perché non urla,
non divide,
non ordina di morire.
Così la follia si veste da ordine,
si firma col nome di pace,
e cammina composta
tra le macerie ancora calde.