VITA DA VIGILE
18 - Omaggio ad un amico che non c'è più
Nel mio ambiente di lavoro il tirocinio è molto lungo, così può capitare che un neo assunto si faccia parecchi anni da appiedato prima di approdare alle varie specializzazioni. Fare il "centrino" (cioè il controllo a piedi in centro storico) è un servizio noiosetto, ma allo stesso tempo molto utile perchè insegna a dialogare con la gente. Insomma, così s'impara a "farsi le ossa", sia nel bene che nel male.
Quando successe ciò che sto per narrarvi, io ero una giovane ed impaziente Vigilessa con poco più di due anni di servizio, quindi arcistufa di essere "bipede". Mi sentivo sprecata ed aspiravo a fare qualcosa di diverso, anche se ultimamente tutti i giorni mi veniva assegnato un allievo dell'ultimo corso, al quale dovevo spiegare come mettere in pratica quello che gli stavano insegnando in aula. Comunque, quella mattina accolsi con gioia quello che mi disse il maresciallo di giornata: "Và a prenderti la pistola perchè sei in pattuglia auto con Giuliano, visto che Daniele è in ritardo". Contentissima, corsi verso lo spogliatoio, ma fui raggiunta quasi subito da Daniele che era arrivato (in gran ritardo) proprio in quel momento. Ricordo che lo stramaledii cordialmente, non potendo sapere che questo mi avrebbe risparmiato di assistere in diretta alla morte di un amico.
Avvilita e scazzata, uscii sbuffando dal Comando per l'ennesimo turno appiedato, solo in parte confortata dal fatto che verso le 11 mi avrebbe raggiunta l'allievo Guglielmo, un ragazzo volonteroso e simpatico, e dal fatto che quella era la prima giornata di sole dopo una settimana di pioggia. Era infatti un luminoso sabato di metà ottobre, di quelli in cui non fa ancora troppo freddo e non fa più troppo caldo. Anzi, l'umidità residua lasciata dalla pioggia dei giorni precedenti rendeva il verde degli alberi ancora più luminoso.
Guglielmo arrivò poco dopo le 11, giusto in tempo per rilevare il suo primo incidente stradale: un ragazzino in motorino senza casco si era spaventato nel vederci, aveva sbattuto contro una macchina parcheggiata ed era caduto. Per fortuna non si era fatto nulla, il ciclomotore aveva
solo qualche striscio e l'auto una piccola ammaccatura.
Erano circa le 11,30, stavo completando i rilievi assieme all'allievo Guglielmo quando sentimmo la prima chiamata. Era Giuliano che chiedeva urgentemente un'ambulanza. Ricordo ancora le precise parole: "C'è un incidente in Via Delle Convertite, una moto contro un platano, ci sono due feriti gravissimi. Date priorità e sostituiteci al servizio
scuole".
Sulle prime non ci feci caso, purtroppo noi ci abituiamo subito a sentire certe chiamate, forse non ci diamo peso per un inconscio sistema di autodifesa. infatti, se così non fosse finiremmo probabilmente con l'impazzire perchè siamo quotidianamente a contatto con la sofferenza umana. Mi ritrovai a pensare che conoscevo bene la strada di campagna da cui Giuliano stava chiamando i soccorsi. Era una Via lunga e stretta, fiancheggiata da platani e da due fossati, si chiamava così perchè conduceva ad un antico convento da cui traeva il nome. Sconsacrato da secoli, era stato da poco restaurato ed adibito ad abitazioni private.
Conoscevo bene quel posto perchè ci abitava il mio fidanzato, ma anche Alessandro, il mio migliore amico.
Alessandro era un tesoro di ragazzo. Pur essendo molto più giovane di me, era un tipo tranquillo, maturo e posato, che dava sicurezza. Il mio ragazzo non ne era geloso, perchè sapeva che con Alessandro c'era un rappporto molto diverso. Alessandro era quello che sapeva farmi riflettere quando m'intestardivo a voler aver ragione sulle cose, era quello che stava ad ascoltarmi quando ne avevo bisogno. Alessandro era tutto questo, ma purtroppo pareva cambiare pelle quando saliva sulla sua moto, trasformandosi in pazzo scatenato, quasi una specie di "Dottor Jekill e Mr. Hyde" motociclistico. Aveva insistito molte volte perchè voleva a tutti i costi che facessi un giro con lui ma io, che come tutti gli ex motociclisti sono una pessima passeggera, mi ero sempre rifiutata. Lui si era arrabbiato molto, anche se io gli avevo fatto presente che avrei detto di no a chiunque, non solo a lui. Mi ricordo che mi rispose secco: "Ma io non sono chiunque!". Inoltre, sentivo i
racconti degli amici che facevano le uscite in moto con lui e che cercavano in tutti i modi di fargli capire che rischiava troppo. Niente: era come parlare con un muro. Io ne ebbi la conferma giusto una settimana prima. Stavo facendo servizio davanti ad una scuola elementare in orario di uscita dei bambini quando mi vidi sfrecciare davanti una
moto a tutta velocità. Avendo la visuale parzialmente coperta da una corriera ferma alla fermata, non feci in tempo a prendergli la targa, ma ebbi il dubbio che fosse
Alessandro, visto che la moto era simile e lui lavorava poco lontano da lì. Glielo chiesi la domenica sera successiva, davanti ad una pizza fumante. Lui mi rispose che era effettivamente passato lì davanti più o meno a quell'ora, ma che lui non correva, che andava sempre piano. Gli risposi male, a muso duro: "Io ho visto bene. Non azzardarti più a passare a quella velocità, altrimenti giuro che la prossima volta ti faccio la multa, amica o non amica, intesi?". Alessandro giurò e spergiurò che lui andava piano, io gli ripetei dura la mia risposta, non sapendo che non ci sarebbe stata una prossima volta........ Quante volte negli anni successivi mi sono rimproverata di
non esser stata più Vigilessa che amica. Pensavo che se lo avessi multato si sarebbe sicuramente incazzato di brutto, ma forse sarebbe stato ancora vivo.........
Comunque, non immaginavo neanche lontanamente che potesse essere capitato qualcosa ad Alessandro, considerato che quella strada era spesso percorsa da motociclisti, tanto che gli abitanti avevano richiesto dei controlli sulla velocità. Procedetti quindi alla rilevazione dell'altro incidente con serenità.
Cominciai a preoccuparmi quando sentii Giuliano che diceva: "Mi serve il medico legale ed il Pubblico Ministero perchè il conducente è morto ed il passeggero è moribondo". Mi sentii inquieta, come se avessi una premonizione. Ricordo che non riuscii più ad essere serena in quello che stavo facendo, ma per mia fortuna Guglielmo comprese la situazione e, essendo uno dei migliori allievi del suo corso, riuscì a terminare i rilievi senza difficoltà. Dovendo attendere il carro attrezzi per il Fermo del ciclomotore, rientrammo con circa un'ora di ritardo.
Rientrammo contemporaneamente a Giuliano e Daniele che erano sconvolti e bianchi come stracci appena lavati. avevano entrambi almeno 15 anni di servizio alle spalle, ma dissero che in tutta la loro carriera non avevano mai visto niente di simile. La moto era sbandata a causa di una piccola pozzanghera, era partita in diagonale sbandando per altri 40 metri, conficcandosi nell'ultimo platano ad una velocità calcolata in circa 140 km/h. Era l'ultimo platano del viale. Bastavano pochi centimetri più in là e forse se la sarebbero cavata con un semplice ruzzolone nel campo. Forse........ e invece ci vollero cinque uomini per disincastrare la moto dal platano, più un carro attrezzi col verricello teso al massimo. Io insistetti per sapere chi erano i due morti, visto che nel frattempo era deceduto anche il secondo ferito. Me lo dissero, e mi risparmiarono i dettagli su di lui. Mi dissero solo che era morto subito, che non aveva sofferto. Invece io mi sentii come se mi avessero strappato l'anima. Ricordo che mi fecero bere subito della Grappa, poi per i successivi cinque giorni non riuscii a spiaccicare parola, e per anni mi tormentai col senso di colpa per non aver saputo fermarlo "prima". Forse è per questo che non ho mai remore quando multo qualcuno per eccesso di velocità. Non lo so se penso di salvargli la vita, ma tante volte mi pare di sentire la voce di Alessandro che mi sussurra in un orecchio: "Stai facendo la cosa giusta.......".
OMAGGIO AD UN AMICO testo di caterina