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Era la lama dell’ultimo re del mondo
quando una mano la depose ai tuoi piedi
e gli occhi di colui che comandava
brillavano di luce riflessa dalla chioma
cadente sulle tue esili spalle nude
le montagne venivano mosse dal dio delle battaglie
il furore degli eserciti si abbatteva
sulla carne degli ingenui
le tue lacrime, nude di speranza, aizzavano la mia ira
sui seminatori di dolore
la terra era stata spazzata da un folle uragano
di fuoco e sangue tu eri sola in piedi sul campo
di battaglia a piangere i morti dopo aver combattuto
le loro spoglie in vita
la tua pietà era l’estasi dell’umano fatta della stessa
materia delle stelle
io ero al tuo fianco nella mia armatura
la spada nella mano era arruginita
dal troppo vivere lontano dal fuoco
caldo che ti avvolge e che brucia
le fiamme fatue sui ceppi della tua vitalità
primitiva.