CIANFRUSAGLIE - (di paolina & oissela)
Non si sa chi ebbe, per primo, la bella idea di vederci e nemmeno vogliamo
saperlo, visto che lo scorrere del tempo devasta l'esistente, sbrindellando sogni e
illusioni.
Mezzo secolo prima, eravamo in trentadue, quattordicenni, in uno stanzone
scolastico e cinque anni dopo, ognuno con il suo bravo pezzo di carta e ognuno con il suo bel futuro.
Una decina di asinelli, sacrificati alla serietà del sapere, si staccarono dal gruppo, ma in compenso se ne
aggiunsero una quindicina, incontrati lungo il percorso quinquennale.
Asini sì, questi ultimi, ma testardi e umani anche loro.
- “Pronto... hai ricevuto l'invito per partecipare al raduno dei compagni di scuola?”
- “Certo Mina, anche se temo che non saremo più di quattro gatti... verrò con mia moglie.”
- “Ah... verrai con tua moglie e non con quella di qualche altro marito, benissimo,
cerca di essere presentabile e di non fanfaroneggiare.”
- “Mina, Mina, come potrei non farlo? Ero il più bravo della classe!”
Cinque maggio, dell'anno del Signore 1913.
Villa del Ghirlandaio, albergo con cinque stelle e qualche buca nascosta.
L'ambiente era quello che era e lo sfarzo eccessivo tradiva un mondo di Paysans Parvenus.
Rivedere ed essere rivisto dai vecchi compagni di scuola non era cosa da poco
e un nodo di commozione s'impadronì del mio essere, nell'avvicinarmi a quei signori che già stavano
massacrando il generoso buffet.
C'erano quasi tutti , meno un paio che avevano cercato di fare il passo più
lungo della gamba e meno un altro paio che il Signore aveva accolto, con misericordia, nel regno dei cieli.
Cerca di essere presentabile aveva detto l'ex compagna di banco, la sua voce sempre roca, da emozioni, era immutata.
Doccia, taglio e tintura dei cappelli, spuntatina ai baffi, gessato anni sessanta, Rai- Ban alla Alain Delon e altri accorgimenti, apprezzati da mia moglie che, di tanto in tanto, mi guardava di sottecchi e si grattava la nuca.
Così vanno le cose del mondo e così si comportano le mogli.
Dopo aver spiegato, al capo del personale alberghiero, di non essere
l'aiuto cameriere che aspettavano, riuscii ad addentare un po' di ben di dio, anch'io.
I Cafoni sono cafoni, ma nel preparare prelibatezze hanno molto da
insegnarci.
Quelle mozzarelline ovali, virginee e soffici erano testimonianza di sapori
e valori antichi che non tutti sanno apprezzare.
Stavo ancora assaporando la prima, allorché, nell'aprire gli occhi, mi
resi conto che quei famelici compagni di classe e relative famiglie le avevano fatte scomparire.
Non ci si comporta così... le mozzarelline ovali meritano un sacro rispetto.
Dopo la strage delle mozzarelline ovali...partì il carosello.
- “Oh, ma tu sei Grimaldi, ti ho riconosciuto facilmente...”
- “Dunque, dunque… ah sì, tu sei Alberti.”
- “Oh Mina bella, da quando tempo, dimmi che fai adesso?”
- “…. … …”
- “Non è possibile... che non ti ricordi di me... sono Di Leonardo... siamo
state un anno sedute allo stesso banco.”
- “Bandolfi...che carino che sei!”
- “No, Castelli, non sono Bandolfi, indovina chi sono?”
- “Ué, Virgilio, ti fai ancora quelle colazioni con broccoletti e salsicce?”
- “Sì, Michele, sempre meglio di quei panini con la nutella che nemmeno i cani volevano.”
Che tristezza! Cinque anni assieme e non mi aveva riconosciuto quasi
nessuno.
- “Ué, Bordara, ti sei tinto i capelli?”
- “Che tu possa passare un guaio in mezzo alle gambe.”
Era meglio se non mi avessero riconosciuto.
- “Don Donà (un compagno, diventato sacerdote) - sei ottimista, quello...
Bordara non lo corre più questo rischio.”
Il ghiaccio s'era sciolto e finalmente stavamo ritornando indietro nel
tempo.
Mia moglie e Costanza comunellavano, parlando di pedagogia dell'errore
e della funzione ripetitiva dello scritto nel sublimare la comunicazione.
- “Donà...ma Vigorelli perché non è venuto?”
- “Bordà...non è venuto perché sono sei anni che è morto.”
- “Mi dispiace e... come è morto?”
- “Era debole di petto e fumava sempre, ma gli ho celebrato un funerale che
ancora ricordano.”
- “Senti...è morto qualcun altro dei nostri?”
- “Uffà... siamo qui per il piacere di incontrarci, mica per commemorare chi
non c'è più.”
- “Bordà, te la ricordi la prof Perillo? S'era seduta sul tuo banco, senza
accorgersi che c'era la tua mano appoggiata.”
- “Ué, Caricola, mi ricordo che per colpa tua mi diede cinque giorni di
sospensione.”
- “Me lo ricordo, me lo ricordo, voleva sapere dov'era il Manzanarre e tu
invece di suggerirmi Spagna, facevi le corna, bisbigliando torero.”
- “Carì, ma se non sbaglio, ti bocciarono quell'anno?”
- “Silenzio, silenzio... per Giosuè Carducci, Cesira ci farà ascoltare una
bella poesia, scritta per questo lieto evento...guai a chi fiata.”
Ci mancava solo la poesia...non solo ce la sorbimmo, ma ci fu anche
l'applauso.
- “Alessio, ho promesso a tua moglie che verrò a trovarvi durante le vacanze,
sei contento?”
- “Non ho capito se è una promessa o una minaccia, ma… me lo spieghi che
t'ho fatto?”
Nessuno di noi aveva fatto niente di male. Così penso.
Abbiamo vissuto a tappe la vita, e la vita ci ha vissuto.
Ma, sono proprio curioso di vedere cosa c’è, ancora,
oltre l’orizzonte.
* * *
CIANFRUSAGLIE - (di paolina & oissela) testo di paolina