Richiese ripetutamente l’attenzione dalla classe. Finalmente la ottenne. ‘In quest’ora proveremo a scrivere usando la fantasia. Ci vuole un minimo di immaginazione per scrivere un racconto non credete? Questo esercizio che proveremo a fare sarà incentrato sulla vostra mente e capacità di pensiero tramite la meditazione. Tutto quello che vi chiederò di fare sarà chiudere gli occhi per cinque minuti e pensare a qualcosa. La prima cosa che vi passa per la testa sarà il titolo del vostro scritto. Per far sì che quest’esercizio risulti efficace non dovrete provare a guardare il resto della vostra classe durante i cinque minuti che partiranno appena darò il via all’esercitazione. Cerco di spiegarmi meglio. Le vostre ore di lezione sono prevalentemente incentrate sull’educazione alla lettura, all’ascolto e all’esprimersi davanti un professore e un’intera classe. Quello di cui vi sto parlando è tutt’altra roba. Quello che staremo per fare è semplicemente educazione all’isolamento. Quant’è difficile isolarvi dal resto che vi circonda cari ragazzi? Siamo la generazione della tecnologia a portata di mano a farci compagnia e a colmare i nostri silenzi. Siamo la generazione della mamma che ci sveglia la mattina e ci grida ogni cinque minuti di svegliarci che è già tardi. Siamo la generazione con la tv a rimbombarci nelle orecchie durante il cornetto e il caffè a tavola. Siamo la generazione del papà ad aspettarci sotto casa e a portarci sotto il portone di scuola e la radio o le sue domande a bombardarci la testa durante il viaggio. Siamo la generazione in cui i social network spesso sono i nostri migliori compagni di banco durante le lezioni, i pomeriggi a casa, i dopo cena e prima di andare a letto. Siamo la generazione a cui l’idea di restare soli fa paura, anzi terrorizza. Siamo quelli che non si fermano mai a pensare o a riflettere perché tutto e tutti occupano i nostri spazi vuoti. Siamo quelli sempre in compagnia tra amici di calcetto, scuola, piazza e locali. Siamo quelli che preferiscono sempre usare la macchina o il motorino pur di non camminare a piedi e osservare il mondo da un marciapiede. Siamo poi quelli che ci buttiamo nelle droghe con la stessa facilità con cui impariamo a camminare, ad usare una bicicletta, a nuotare e ad allacciarci le scarpe ed imparare a mangiare frutta e verdura. Sarebbe ingiusto farcene una colpa di quello che siamo. Sarebbe ancora più falso provare a cambiare la nostra natura. Non va bene essere falsi moralisti non credete? Siamo essere umani, complicati, fragili e bisognosi. Siamo un mix terribile tra istinto e sentimenti. Siamo perennemente e contemporaneamente alla ricerca di nuovi orgasmi e nuovi amori. Siamo animali con un cuore e un’anima oserei dire, pensa te che gran macello può uscirne fuori. Siamo quelli pieni di vizi, dipendenze, mancanze e insoddisfazioni. Siamo capaci di essere così complicati e contorti da dover classificare i nostri bisogni in base alla nostra età, sesso e background. Come voi tutti avete studiato in Psicologia, diversi studiosi hanno stilato classifiche in cui vengono evidenziati l’esistenza di bisogni primari, secondari, terziari e su via fino ad arrivare ai bisogni meno importanti. Ecco, a volte mi pongo la questione se sentite mai il bisogno di isolarvi dal mondo che vi circonda. Staccare per qualche momento ogni rapporto con cose, oggetti, persone e cercare un po’ di pace in voi stessi. Leggervi dentro e riflettere. No, non sono un catechista o un prete che vi sta chiedendo di partire per un ritiro spirituale questo weekend. So già che non sareste interessati, ne tantomeno lo sarei io. Ma realmente penso che l’isolamento sia allo stesso tempo una terapia per la mente e per il corpo, e un esercizio strettamente correlato alla scrittura. In questo caso il mio discorso e la mia lezione sono prettamente riferiti al secondo caso e non al primo. Non so come curare la gente. Amo sperimentare, ricercare e applicarmi puntando sul mio essere paranoico e semplice. Semplice come quello che stiamo in procinto di fare. Chiudere gli occhi e isolarsi per 5 minuti. Passati i cinque minuti, tutto quello che dovrete fare è prendere la vostra penna e iniziare a scrivere tutto quello che vi è passato per la mente. Non m’interessa l’ordine, ne la vostra grammatica ne tanto meno se scriverete frasi o discorsi in senso compiuto con un filo logico. Isolamento vuole dire libertà in questo caso. Siate estremamente liberi di pensare a qualsiasi cosa che vi passa nella vostra testa e riscriverla in maniera totalmente spontanea sul vostro foglio bianco successivamente. Ovviamente non ci sarà un voto, ne un giudizio di nessun genere. Sperimentate la vostra capacità di isolarvi dal mondo e convivere con il silenzio che sarà padrone dei vostri corpi per cinque minuti. Nessun obbligo, nessuna restrizione, nessuno schema da seguire. Allenate voi stessi. Affrontate con incoscienza la forza della solitudine e il senso di abbandono. E poi scrivete, scrivete fino a quando non avrete descritto, nella maniera più dettagliata possibile, ogni istante dei vostri cinque minuti passati. Quando le vostre mani si fermeranno e sentirete dentro di voi un vuoto di pensieri, buttateci un punto e consegnatemi il foglio. Prima di iniziare, vorrei specificare che chi non ha voglia di farlo, è libero di alzarsi e uscire dalla classe.’ Claudio si alzò immediatamente dal suo banco e frettolosamente uscì dalla porta già con le mani in tasca propenso a prendere il suo pacchetto di sigarette e godersi il sole che splendeva quella mattina in cortile. Poi fu il turno di Matteo, Chiara, Stefano, Andrea e il resto della classe. L’ultimo ad alzarsi fu Lorenzo che, guardando il professore li sorrise e li sussurrò: ‘Professò, tu si pacc’. Tic, toc, tic, toc. Le lancette dell’orologio di fronte a lui si muovevano inesorabilmente e riempivano il silenzio di quella classe. Sorrise guardando i banchi vuoti di fronte a lui. Si tolse lentamente i suoi occhiali e iniziò a pulirli in maniera metodica aspirandoci su con la sua bocca. Quindici minuti, mancavano poco più di quindici minuti e la campanella sarebbe suonata. La sua supplenza sarebbe finita e sarebbe andato di corsa in 5^B per sostituire il professor Castellucci di disegno. Era abituato a quel silenzio, a quel tic toc di accompagnamento e alla sua vita da supplente.
Il supplente testo di MrNobody