Una poesia del gelo che si fa spazio tra cuore e anima quando l'estate tarda a sbocciare nei corpi così come nei prati.
- Nota dell'autore Meri
Testo: Ipotermia d'estate di Meri
M'inzuppo nella teiera; questo maggio vestito d'autunno s'insinua fra i desideri e mette in letargo le voglie. Soccombi, ramo secco di un tronco senza linfa soccombi inerme al vento freddo, alla pioggia che oggi rinuncia alla gentilezza. Ti abbraccio dentro agli specchi, creatura spenta con gli occhi sbavati di mascara, accartocciata in mezzo al cuore dove rimani a fare la muffa avvelenando i flussi di sangue e coscienza che irrorano le mie carni. Pesanti come zanzare cariche di plasma giungono alle mie orecchie i sussurri delle venature del legno accatastato in soffitta tra ragni e umidità, gonfio di tarli e memorie fattesi spettro. Chiudo gli occhi, li riapro, sono ancora qui: piastrelle gelide e venti gocce per star meglio nove ore di digiuno una ragionevole attesa per chi non può più affrontare se stesso stando dritto a piedi scalzi. Una pausa di valutazione, una scusa per riprendere fiato, un dilemma da risolvere tra ciò che ne vale la pena e ciò che si avvale della penna per resuscitare i pensieri morti e ricominciare a respirare.
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