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IL GUARDIANO DEL FARO
Sono il guardiano del faro.
Mille tempeste ho attraversato
negli alveari delle mie emozioni.
La colonna di pietra e di ferro
sovrastante il brullo promontorio
è il mio regno di lucciole fatate
che illuminano la mia Essenza:
il mio irrazionale modo di essere
che collega mente e corpo
in un' anima in perenne vagabondaggio.
E nelle notti di luna piena
non un lupo ululante e affamato
ma respiri e sbadigli accidiosi dell'umanità
il cui alito di superbia e arroganza
inquinano il mio sacro arenile
con parole indecifrabili.
L' antica lampada a petrolio
cuore del faro, pulsa
invitandomi a vegliare
sui naviganti ignari del fato.
La mano della notte avanza.
La stanza odora di caffè misto a salsedine,
di fumo, di ricordi bruciati
in una stufa arrugginita e consumata.
L' uragano prende forma e incombe
come mille demoni affamati
mentre io scruto l'orizzonte
affannandomi nel pulire il vetro
picchiettato senza tregua dalla pioggia
come fa il frastuono del mare
nelle mie tempie doloranti.
L' alba allora diventa una conquista
un' ancora della salvezza.
La solitudine diventa una missione.
Il buio un amico con cui confessarsi.
Ad un tratto l' udir di gole urlanti
mi destano dal torpore del sonno
perché io sono e sarò
il guardiano del faro.