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Vita breve di Tolouse
Bonjour a tout le monde, io sono il conte Henry Toulouse Lautrec.
No, non guardate ad altezza d’uomo, guardate un po più in basso, io sono nano.
A dispetto di ciò io sono un grande uomo, sono unico, non appartengo a nessun ismo, ne impressionismo ne espressionismo ne liberty.
Devo qualcosa solo a Degas, per lui e le sue ballerine la mia ammirazione è sconfinata.
Mi onoro anche dell’amicizia di Vincent Van Gogh, io sono il solo che ha riconosciuto il suo valore prima della sua morte, una volta ho sfidato a duello un’imbecille che ne parlava male: vergogna non si parla così di un grande artista!
Non mi mancano i soldi, ho un vitalizio dai miei, dipingo solo per passione.
Qui nel quartiere di Montmartre, quartiere dei bordelli e dei divertimenti mi muovo a mio agio.
Schizzo in maniera leggermente caricaturale delle opere che poi completo in studio.
Preferibilmente passo le serate nel bordello di madame Vernier, qui tutti mi chiamano il contino e che gusto signori essere preso in grembo dalle ragazze, no il sesso non mi manca no, e neanche l’amore, sapeste quante storie ho avuto…
Ma il fatto di essere piccolo mi pesa comunque, così bevo per dimenticare, assenzio preferibilmente e dopo il primo bicchiere eccomi allegro e compagnone.
Mi do vanto di essere il primo ad aver portato l’arte al popolo, le mie incisioni pubblicitarie in forma di manifesti sono in tutta Parigi, e le mie caricature in tutti i giornali ad illustrare le storie a puntate di Emile Zola.
Così la mia vita si consuma in questi ambienti disperati dove tutti ci perdoniamo qualcosa.
La prostituta che si pettina, che si lava, che si fa la toelette sono i miei soggetti preferiti.
Ma anche il circo e il teatro e la vita rutilante di questo benedetto quartiere di spettacoli, Aristide Bruant, Le desossè, Jeanne Avril ma soprattutto le attrici, preferisco dipingere le donne, che ci posso fare sono maschietto!
Ma la vita passa e l’alcol mi corrode i nervi, così la mia famiglia mi fa ricoverare in un manicomio, però dopo sette settimane già sto bene.
Esco ma i miei mi affiancano un tutore col compito preciso di non farmi bere, poverino non sa che ho modificato la testa del mio bastone e bevo quanto voglio!
Qui nel bordello alcune donne mi disdegnano, sono quelle che per i troppi uomini si dilettano nell’amore lesbico, però anche queste mi rispettano.
Il bordello la domenica mattina è chiuso, i clienti devono andare a messa con le mogli.
Così con tutte le ragazze organizzo un dejuner sur l’erbe, ma non mi porto l’occorrente per il disegno io odio l’en plein air.
Sono il cocco di questa grande famiglia, mi sento bene in mezzo a questa gente disprezzata di giorno e cercata di notte.
Ho solo il rimpianto dell’amore finito con Jeanne Avril, ma sono solo attimi e gli annego nell’assenzio.
Il mio cavalier servente si distrae spesso, la verità è che ho chiesto io alle ragazze di distrarlo, ed io bevo e mi stordisco.
Ma il mio fisico già debole, e la mia mente, un bel giorno cedono di colpo.
Due carissimi amici mi ospitano nella loro casa per i miei ultimi giorni, e non è impegno da poco considerando che sono preso da lunghi episodi di delirium tremens.
Così non passa molto e muoio sapendo che ho vissuto, lascio i miei quadri in eredità al mondo.
Io che ero il più piccolo ora sono fra i più grandi.
N.d.A. l'hai descritto in maniera corretta, mi dice un amico, se fosse ancora fra noi, t'avrebbe offerto un bicchiere d'assenzio...