Non ho mai veramente capito il meccanismo dell’evoluzione per cui le parole dette e conosciute diventano banali e diventando tali banalizzano, mi banalizzano. A volte mi piace pensare che ogni parola abbia pareti sconfinate, case universali… che possa cioè essere usata in ogni circostanza. Altre invece mi ritrovo a letto con la razionalità e credo fermamente che le parole abbiano tutte settori precisi e specifici all’interno dei quali essere posizionate… e hanno significati standard, formule convenzionali, hanno forma scontata. L’argomento si ostina a sporcarmi gli spazi mentali… perché parlando di sesso, non posso organizzare secondo uno schema ordinato precisi vocaboli economici? Perché parlando di economia, non posso organizzare secondo uno scherma orgiastico orgasmi multipli che identifichino in percentuale il ricavo di un prodotto nel commercio mondiale? E perché parlando di te che ti amo non posso usare i termini amico, nemico, compagno, amico di letto, amico di penna, co-conduttore, aiutante cuoco, tirocinante del mio sedere, conoscitore della mia geografia, sposo, amante, radio, giornale delle mie notizie, trailer della mia vita? Parole come popstar ambulante delle mie scelte, antropologo e traduttore dei miei gemiti, chirurgo delle mie posizioni, assaggiatore, sommelier, ristoratore dei miei pasti, autista continuo sulle mie strade, personal trainer delle mie gambe disponibili ai tuoi esercizi, ginnasta insuperabile e tennista delle mie palle? Oppure potrei chiamarti soltanto amore… ecco, sta ritornando la fase della convenzionalità.
Tolgo tutte quelle sensazioni che mi conoscono e cerco di ordinare le mie necessità in base ai miei desideri. E poi devo anche respirare, tra l’altro.
Devo anche respirare, tra l'altro testo di Lontano da qui