Ho pianto ad una ad una,
in rima
le essenze dell'oceano tutte,
intonando un canto
per farti ritornare.
E ho camminato per una vita
coi piedi nudi su roventi rimpianti,
intonando un incessante lamento,
fino a quando Dio,
m'ha mostrato la bellezza d'un tramonto
e poi ha inventato l'amore,
ed io mi sono seduto
sulla dorsale del mondo,
pensando che ogni giorno,
in fondo
alla fine è un bel giorno.
E il fondale del tempo,
dove l'passato è eterno, il futuro giogo
e il presente scempio
m'ha regalato sfumature di cielo pregne di stelle,
sapessi amore mio,
quanto erano belle
e dietro ognuna,
sì ciascuna di quelle
c'era un sogno,
uno di quei miei
che ti raccontavo mentre stanco,
mi perdevo nel ritorno
di un umore profondo.
E calatomi nel sonno,
mi lasciavo andare alla melanconia
fino a quando il giorno smascherava ad una ad una,
ogni mia nostalgia.
Di questi viaggi,
oggi
cosa rimane?
Non saprei,
da quest'arsenale mi sento
un militante,
denti stretti
e sicurezze al vento.
Stretto, nella morsa d'uno stento
mi rendo conto di quanto è amaro e farabutto il tempo.
Darei tramonti e cieli per uno dei tuoi labbri,
l'indifferenza mi farebbe posare su ognuno di essi
in una fusione mistica d'emozioni e orgasmi lenti
quelli figli dell'amore
che al cessare dell'atto
cuciono attenti l'ardore
nell'incavo stretto d'un cuore,
solo e malato, ch'urla al vento:
guardate tutti, m'hanno riparato!
Stenti testo di Ludovicagabbiani23