Unsynchronized version

scritto da Zaffiro
Scritto 11 giorni fa • Pubblicato Ieri • Revisionato Ieri
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Autore del testo Zaffiro

Testo: Unsynchronized version
di Zaffiro

Quando lui tornò a casa
la luce del corridoio
era ancora accesa.

Non era da lei.

Lei controllava tutto:
gas, finestre, interruttori, dettagli.
Diceva che il disordine
comincia sempre
dalle piccole distrazioni.

Sul tavolo
una tazza di tè ormai fredda.
Accanto, il suo maglione piegato male,
come lasciato a metà di un gesto preciso.

“Amore?”

Nessuna risposta.

Solo il frigorifero
che continuava a funzionare
come se la casa non avesse
ancora deciso cosa fosse successo.

Sul mobile dell’ingresso
un foglio.

Una sola frase:
“Non sapevo come dirtelo
senza far rumore.”

Lui lo lesse una volta.
Poi ancora.

Ogni rilettura
spostava il significato
leggermente più in là,
senza mai afferrarlo del tutto.

In bagno
gli spazzolini erano ancora due.

Come sempre.

O come prima.

Sul letto, il telefono di lei.

Ancora acceso.

Aprì la chat.

Ultimo messaggio:
“Se non mi trovi,
non cercarmi subito.”

Sotto, un vocale.

Lo avviò.

“Sto bene.
Non sono sparita come pensi.
Ho solo smesso di essere
dove tu puoi raggiungermi sempre.”

Pausa.

“Non è un addio.
È un cambiamento di luogo.”

Poi un suono leggero.

Una porta chiusa piano.

Lui rimase seduto sul bordo del letto.

La casa era troppo ordinata
per essere abbandonata in fretta,
troppo viva per essere vuota davvero.

Ogni oggetto sembrava in attesa.
Non di lui.
Di lei.

Come se fosse uscita
senza rompere il filo del mondo.

E questo era il peggio.

Perché le assenze definitive
almeno hanno una forma.

Ma qualcosa non tornava.

Il vocale era troppo pulito.
Troppo preparato.

E il promemoria sul telefono:
“domani chiamare il medico”
era aggiornato.

Troppo recente.

Come se qualcuno
avesse ancora avuto
accesso alla sua vita
dopo la sua scomparsa.

Non fisicamente.

Ma intenzionalmente.

Lui si alzò.

Aprì l’armadio.
Metà dei suoi vestiti non c’era più.

Non spariti in fretta.
Selezionati.

Come una fuga ragionata.

Sul fondo del cassetto
un biglietto mai lasciato sul tavolo:

“Se restassi, imparerei
a scomparire lentamente.
E io non volevo diventare
una presenza che si consuma.”

Lui tornò a sedersi.

Per la prima volta
non seppe se stava vivendo
un abbandono

o una liberazione

preparata con cura
da qualcuno che aveva deciso
di non ferirlo di colpo,

ma di sparire in modo che lui
potesse scegliere
in che versione ricordarla.

Unsynchronized version testo di Zaffiro
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