KALA - romanzo in n puntate 2

scritto da Platypus
Scritto 14 anni fa • Pubblicato 14 anni fa • Revisionato 14 anni fa
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Testo: KALA - romanzo in n puntate 2
di Platypus

Il professor K aveva molto rispetto per gli stereotipi: infatti si presentava sul lavoro sempre in camice bianco e indossando un paio di occhiali molto spessi. In realtà ci vedeva benissimo però in genere l'idea che una persona ha di uno scienziato (la gente di quella zona era molto semplice e già un medico di paese era considerato uno scienziato) è quella di una persona con gli occhiali; perciò si era adeguato. Fortunatamente la natura gli aveva fornito un paio di sopracciglia molto folte, che lui non si era mai preoccupato di curare, e anche questo concorreva ad assimilarlo allo stereotipo che impersonificava: le sue sopracciglia spettinate davano al suo sguardo quel qualcosa di misterioso, ridicolo e incomprensibile che ci si aspetta da una persona che si occupa del capire perché le cose del mondo funzionano e come.
Il professor K guardò il corpo di Kala Moonflower con sospetto, cominciò a girare intorno al tavolo di acciaio pensieroso. Si accigliò un momento poi, come guidato da una forza divina, afferrò un braccio della ragazza, lo sollevò e lo lasciò ricadere. Sul suo volto comparve un'espressione di trionfo, si voltò di scatto verso lo sceriffo e platealmente gridò: “I miei sospetti erano fondati! Questa ragazza è morta!”. Lo sceriffo pendeva dalle sue labbra.
Una volta dato sfoggio di tutto il suo sapere il professor K decise che sarebbe stato meglio, per quel giorno, smettere di occuparsi della povera Kala Moonflower. Ormai era stato accertato; quella ragazza era morta! La scienza aveva vinto ancora una volta, smascherando i segreti della natura!

Lo sceriffo era rimasto molto colpito dell'abilità del professor K, ma aveva la sensazione che qualcosa non andava ancora: che il processo deduttivo del professore si fosse fermato troppo presto? Forse quel qualcosa che mancava aveva a che fare con la sua stessa presenza all'interno dell'obitorio. Si lisciò i baffi con aria pensierosa.
Dunque, pensò, il professore ha dimostrato in maniera così lucida e chiarificatrice la morte di questa ragazza. Cosa ci sarebbe ancora da domandarsi? Cosa ci faccio io qui? Purtroppo l'alcol e la vista del corpo nudo di Kala Moonflower avevano ancora l'effetto di renderlo poco brillante.
Ad un tratto però si ricordò che il suo compio all'interno della società era quello di fare rispettare le regole. D'altronde però la morte è un processo naturale e inarrestabile, per quanto fastidioso. Dunque, cosa c'era che non andava? Cosa doveva essere aggiunto alla strabiliante conclusione del professore per completare il quadro? Cosa ci faceva lui lì?
Concluse che, dato che lui era stato chiamato, qualcuno doveva avere infranto le regole, e lui doveva punirlo. Il professor K aveva parlato di morte. La ragazza era pulita: morire era lecito. Quindi, chi era la persona a cui doveva dare la caccia? A un certo punto venne folgorato: “La morte! È la morte stessa il mio obiettivo!”. Una volta eliminata la ragazza dalla lista dei sospetti infatti solo la morte rimaneva coinvolta in questa storia! Era lei dunque che aveva combinato qualcosa di sbagliato!

Fece per comunicare la sua deduzione al professor K ma quello ormai se l'era già filata.

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