Ho conosciuto Massimo alla caserma Caretto di Napoli nel '95 durante un'esibizione istituzionale di carabinieri a cavallo. Ero stata invitata dall'allora Tenente Colonnello Caiazzo in veste di giornalista e, affinché potessi avere informazioni di base delle dinamiche dell'esercito e della celebrazione, mi affiancò il maresciallo Ruggiero. Massimo, appunto.
Vidi Loredana ad un concorso canoro organizzato dalla città di Ivrea nel 2003. Allora, dopo il traferimento dal sud, avevo trovato lavoro presso una testata giornalistica importante e mi occupavo della sezione cultura-spettacoli. Avrei dovuto pubblicizzare la finale della gara canora affinché portasse pubblico nella cittadina. Approfittai della semifinale per fare una ricognizione e preparare il pezzo con dettagli mirati e curiosità sulla manifestazione.
Con Massimo ci fu subito una intesa pazzesca. Anticipava la risposta alle mie curiosità senza che io finissi di completare la domanda e arrivava al punto con una precisione chirurgica, una voce bassa e pacata da darmi la possibilità di prendere appunti con calma assoluta.
Eravamo seduti in una fila centrale della piccola tribuna che si affacciava sul campo ippico ed eravamo a stretto contatto con autorità e personalità della città partenopea. Indossavo un tubino nero e chanel in tinta, un'acconciatura fresca di parrucchiere e unghie smaltate di rosso. Ero un bel bocconcino! E Massimo, quel bocconcino, non se lo fece scappare.
Piazza Ferruccio Nazionale, la piazza comunale di Ivrea, è completamente circondata da palazzi a pochi piani con botteghe e bar che orlano l'intero perimetro. Il palazzo comunale cattura l'attenzione per la bella torre dell'orologio che svetta alta verso il cielo. Quella sera della semifinale ero arrivata leggermente in anticipo rispetto all'inizio della gara e mi ero seduta al tavolino del bar centrale con l'intento di scrivere l'incipit dell'articolo. Avevo in borsa una piccola compatta della Canon regalatami da mio marito a qualche compleanno o anniversario, non ricordo. Scattai alcune foto dei negozietti, del palco, delle prime timide persone del pubblico che prendevano posto e zoommando un po' riuscii a fare qualche scatto ad alcuni artisti saliti sulla scena per prendere confidenza con palco e strumenti. Il tailleur viola, i tacchi a spillo vertiginosi e il cappello nero con piume di struzzo dell'ultima artista che vidi mi fecero sorridere e ricordare Renato Zero agli esordi.
Prima del trasferimento di Massimo a Casale Monferrato, ci sposammo a Pozzuoli. Massimo cantò fino a notte fonda allietando me in primis, nostro figlio in grembo e tutti i centocinquanta invitati che non avevano la minima intenzione di togliere le tende. Una delle cose che amai subito di Massimo fu la voce armoniosa, cadenzata, carezzevole dal colore timbrico ineguagliabile ma, quando meno te lo aspettavi, sapeva “sporcarla” con tonalità blues e quel non so che di rauco e sensuale che mi faceva andar giù di testa.
Il martedì precedente la finale del concorso, consegnai l'articolo in redazione corredato di foto, richiami storici della città e un invito accorato ai cittadini di partecipare numerosi alla serata della premiazione. Andrea, il collega della redazione, si congratulò del pezzo e mi fece i complimenti per aver scattato una super foto alla chiacchieratissima Loredana con il suo look stravagante viola, tacchi da favola e piume di struzzo svolazzanti. Mi fece l'occhiolino e sorrise beffardo. Gli sorrisi anche io, più per educazione che per altro.
Da quando Massimo era stato trasferito avevamo avuto pochissime occasioni di svago. Lui parecchi turni notturni, io molti week end fuori città per lavoro. Il sabato della finale canora di Ivrea pensai di fargli una sorpresa passando a prenderlo a fine turno in caserma per trascorrere così una seratina allegra e spensierata. Aspettai fuori per dieci minuti buoni e quando vidi uscire Stefano, un suo collega, gli chiesi di mio marito. Mi disse che aveva chiesto un cambio! Feci finta di essermene dimenticata, salii in macchina e provai a chiamarlo. Telefono spento.
Lì per lì non mi preoccupai particolarmente, non avevamo fatto programmi per la sera quindi gli lasciai un messaggio in segreteria dicendogli di raggiungermi in piazza a Ivrea.
Fu quella sera che conobbi Loredana. Mi si parò davanti quando l'addetto alla sicurezza, vedendomi il pass, mi fece entrare dalle quinte. Aveva un tailler nero con gonna sopra ginocchio, una decoltè viola dal tacco alto come la torre Eiffel e il solito cappello nero di piume di struzzo. Mi baciò sulla guancia. Mi disse che aveva sentito il messaggio in segreteria ma non poteva rispondere. Sarebbe andata sul palco dopo qualche minuto.
Per la cronaca...vinse l'edizione.
Io, Massimo e Loredana testo di Jeudi