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A volte, nel silenzio della mie giornate, mi domando se la verità abbia ancora cittadinanza in questo paese.
Sono anni che denuncio, prego, parlo, celebro, e continuo a guardare negli occhi madri, padri e figli che hanno perso tutto a causa dell’arroganza mafiosa e della complicità nascosta sotto le vesti del potere.
Oggi, mentre assisto con inquietudine a voci sempre più insistenti su trattative ancora in atto tra lo Stato e apparati criminali, mi sento profondamente schifato e solo.
Non per mancanza di fede, ma per la crescente assenza di coscienza collettiva.
Le trattative tra istituzioni e mafia, se vere, non sono solo un tradimento della legalità: sono un tradimento dell’anima.
Chi ha il compito di custodire la giustizia non può trattare con chi la devasta, chi giura fedeltà al bene comune non può scendere a patti con chi ha fatto del ricatto e della morte un mestiere.
Eppure, si percepisce qualcosa di torbido, di sospeso.
Non tutto, ovviamente , viene detto, non tutto viene raccontato. Si parla spesso di stabilità, di sicurezza, di ordine pubblico.
Ma quale ordine può nascere dal compromesso con il male?
Quello che mi turba ancor di più è l’atteggiamento di certi giornalisti, (GIORNALAI) non tutti, ma alcuni, troppo legati a fili invisibili che collegano redazioni, partiti politici e gruppi d’interesse opachi. Usano le parole come armi, non per liberare ma per confondere. Distolgono l’attenzione dai problemi reali, costruendo narrazioni comode per chi detiene il potere e per chi lo minaccia da dentro., come ad esempio parlare delle sagre del pesce spada e della salsiccia, e che forse con molte probabilità sono organizzate dai mafiosi o da prestanomi per conto loro.
C’è chi scrive articoli come si scrivono cambiali: firmati in anticipo, già pagati con la moneta del silenzio.
Come sacerdote, non posso rimanere in silenzio.
Ma ogni giorno sento crescere il vuoto attorno.
La lotta alla mafia non può essere un gesto isolato, una crociata solitaria.
È una vocazione civile, un cammino collettivo.
E invece troppi preferiscono l’oblio, il quieto vivere, la neutralità vigliacca.
Alcuni, anche dentro la Chiesa, mi guardano come se fossi io il problema, perché nomino il male con il suo nome e non accetto compromessi.(Probabilmente se gli avessi dato dei soldi... Ma questo è un altro discorso che più avanti affronterò e pubblicherò, con prove in mano)
Sento che oggi più che mai è necessario un risveglio delle coscienze.
Non possiamo più permetterci di chiamare “strategia” ciò che è solo collusione.
Non possiamo più accettare che la menzogna venga elevata a cronaca e la verità ridotta a opinione.
Se lo Stato tratta, deve essere il popolo a ribellarsi moralmente. Se l’informazione tace, devono essere le comunità a gridare.
Io continuerò a denunciare. Continuerò a dire che la mafia non è invincibile, ma è alimentata da chi finge di combatterla mentre la serve.
E anche se dovessi restare solo, non smetterò mai di credere che la verità, prima o poi, trova sempre la sua strada.
Anche tra le pietre.
Senza rancore, Don Corrado Puliatti