La Cabina di Montelupo

scritto da Edgar Ros
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Testo: La Cabina di Montelupo
di Edgar Ros

Per chi ci viveva, Montelupo era un paese come tanti. Poco più di mille abitanti, una piazza, un bar, una chiesa e una manciata di case in pietra affacciate sulla valle. L'unico vero simbolo della modernità era la cabina telefonica SIP installata in piazza nel 1979.

Fu proprio quella cabina a trasformare il piccolo paese nel teatro di uno dei misteri più discussi della zona (e non solo).

Tutto iniziò il 4 gennaio 1986.

Verso le 20:30 il centralinista della SIP di Bologna ricevette una segnalazione insolita: dalla cabina di Montelupo risultava una chiamata in corso da oltre trenta minuti, ma nessuno rispondeva dall'altra parte della linea.

Un tecnico venne inviato il mattino successivo.

Quando arrivò trovò la cornetta perfettamente al suo posto.

La cabina era vuota.

Nei giorni seguenti il fenomeno si ripeté.

Sempre alle 20:30.

Le chiamate duravano esattamente trentasette minuti.

E avevano tutte la stessa destinazione.

Un vecchio numero telefonico di Torino.

Quando la SIP riuscì finalmente a rintracciarlo, emerse un dettaglio inquietante.

Quel numero era stato disattivato nel 1978.

Il suo intestatario, un professore di fisica in pensione, era morto otto anni prima.

La vicenda avrebbe potuto concludersi come un semplice errore tecnico, se non fosse stato per ciò che raccontarono alcuni abitanti.

Il proprietario del bar affermò di aver visto la porta della cabina aprirsi e chiudersi da sola durante una sera di pioggia.

Una ragazza del paese giurò di aver sentito una voce maschile parlare lentamente, come se stesse leggendo una lista di numeri.

Un camionista raccontò addirittura di aver visto, attraverso il vetro appannato, la sagoma di un uomo con un lungo cappotto grigio.

Quando si avvicinò, però, la cabina era vuota.

Un'équipe della SIP sostituì completamente il telefono, il cablaggio e persino la linea che collegava il paese alla centrale.

Il sabato successivo, alle 20:30, la chiamata comparve di nuovo nei registri.

Era impossibile.

La linea era nuova.

L'apparecchio era nuovo.

Persino il contatore degli impulsi era stato sostituito.

Eppure qualcuno, o qualcosa, continuava a comporre quel numero.

Per cercare di capire cosa stesse accadendo, i tecnici collegarono un registratore direttamente alla linea.

Il 22 febbraio 1986, alle 20:30, il registratore si attivò automaticamente.

Per trentasette minuti catturò soltanto un leggero fruscio.

Riascoltando il nastro con apparecchiature professionali, però, emerse qualcosa di inatteso.

Tra i disturbi si distingueva una voce.

Era molto debole.

Parlava lentamente.

Sembrava pronunciare nomi di persone.

Gli esperti riuscirono a trascriverne soltanto quattro.

La cosa sorprendente fu che tutti i nomi appartenevano ad abitanti del paese.

Tre erano ancora vivi.

Il quarto era morto da pochi giorni.

La notizia non venne mai resa pubblica, ma si diffuse rapidamente tra gli abitanti.

Da quel momento nessuno volle più usare la cabina dopo il tramonto.

L'ultima chiamata venne registrata il 29 marzo 1986.

Come sempre iniziò alle 20:30.

Come sempre durò trentasette minuti.

La SIP archiviò il caso come "anomalia di commutazione", spiegazione che non convinse nemmeno gli stessi tecnici intervenuti.

Negli anni Novanta la cabina fu rimossa.

Al suo posto venne installata una semplice panchina.

Ancora oggi, però, alcuni abitanti sostengono che avvicinandosi a quel punto della piazza sia possibile udire un lieve segnale di linea libera.

Quello dei vecchi telefoni a disco.

Un suono che dura pochi secondi.

Poi scompare.

Non esiste alcun fascicolo ufficiale sul caso. Esiste soltanto una busta senza intestazione. All'interno si trova una cassetta con l'incisione "29-03-1986".

Chi dice di averla ascoltata racconta la stessa cosa.

Dopo quasi un minuto di fruscio si sente una voce maschile, calma, quasi sussurrata.

Pronuncia una sola frase.

"Non rispondete... non è ancora il momento."

Nessuno ha mai saputo chi stesse parlando.

E soprattutto... a chi fosse destinato quel messaggio.

La Cabina di Montelupo testo di Edgar Ros
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