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Nella vasca d’evaporazione delle saline di Cervia, una famigliola di gamberetti rosa (artemia salina) nuotava tranquilla, ignara del fatto che lì vicino vivevano fenicotteri e avocette, sempre in cerca di un boccone.
Un’avocetta, frenetica, iniziò a frugare l’acqua col suo becco a sciabola: — Giù le zampe, trampoliere rosa! Ho puntato questi gamberetti per prima!
Il fenicottero, filtrando l’acqua con il collo piegato a esse, ribatté: — Ma per favore! La tua idraulica è da dilettanti. Io ho una pompa di filtraggio professionale. E poi sono più grosso: spettano a me.
— Grosso? — strillò l’avocetta. — Sei solo un ammasso di piume color confetto! Io ho l’eleganza del bianco e nero. E soprattutto ho i piccoli da sfamare. Spostati!
Il fenicottero sollevò la testa con sdegno: — Confetto a chi? Questo rosa è merito dei carotenoidi! E i carotenoidi vengono da questi gamberetti. È la dieta prescritta dal dottor Evoluzione. Mi dispiace per i tuoi piccoli, ma cerca altri molluschi.
L’avocetta, offesa, aprì le ali: — Se provi a calarli nel tuo becco-scatola, ti scombino l’acconciatura. Io ballo sull’acqua, tu sembri un idrante arrugginito!
Il fenicottero allungò il collo, minaccioso: — Adesso esageri. Guarda che ti schiaccio con un…
Ma un rumore pesante di stivali di gomma interruppe la lite. Il fango tremò sotto i passi. Era il salinaro, con la pala di legno in spalla e la pelle bruciata dal sole.
— Sciò! Sciò da quella vasca! — urlò mentre rompeva la crosta di sale. — Mi sporcate il fior di sale con le vostre zuffe! Andate a litigare altrove.
L’avocetta, spaventata, spiccò il volo verso il nido con un grido stridulo: Kfikh!
Il fenicottero, disorientato, aprì le grandi ali rosa e nere: — Correte, gambe, correte! — gridò agli altri, che si allontanarono in stormo con un volo radente.
Intanto, l’onda mossa dallo stivale dell’uomo trascinò i gamberetti sul fondo della vasca, sani e salvi: liberi di nuotare per un altro giorno, almeno.