
Contenuti per adulti
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A
a scuola un tempo
A come ape s’insegnava
perché no come amore
pensavo io
quanto me i fiori ama
l’ape
B
visiva stilizzata sulla lavagna
geometrica il maestro disegnava
di B una barca senza mare
a non confondere con la O
di onda la memoria
e sgonfia la vela
d’azzurrato rufolo di vento
priva
per non associare alla b
la v
C
al cuore era estraneo
l’abbecedario
a raffigurare intento
bestiario e erbario
come per esempio
c di cavallo o cane
in alternativa a cavolo
dei segni scolastica la scienza
non ammetteva sentimenti
D
avrei scommesso sulla d di dito
al posto di dado
il pericolo a scansare
di ludopatia
E
alludendo la e di edera
a greca corona nunziale
fascista allora la patria
i giovani preparava la pianta
al matrimonio
si premiava numerosa la prole
una volta
F
scontata trovavo di farfalla la effe
perché complesso distinguere
sarebbe risultato
commestibile o velenoso il fungo
considerato il fatto anche
che v’erano non solo montane le scuole
ma pure littoranee
G
comune randagio o domestico
il gatto
compariva nella g l’effige
sostituendo
troppo effeminata per i maschi
quella di gomitolo
H
muto essendo dell’acca
il suono
superfluo supponevo studiarlo
ne mai sarebbe comparsa
di Harem scandalosa la figura
a non turbare innocente l’età
I
era in uso nelle case l’imbuto
ai fiaschi di vino noto
molto più della i di istrice
alle colline famoso
e ai cespugli
L
m’incantava di luna la elle
ma non quanto di sole la esse
appassionante
ma d’ogni altra lettera
di più estatica m’appariva
d’estate splendente la e
nel caso in cui
mancata fosse all’alfabeto
ondosa di mare la emme
M
sebbene cara sarebbe stata
e facile da ricordare
la m di mamma
illustrato l’alfabeto
per indurre a scrivere
di roseo incarnato
la emme di mano
ha rappresentato
N
la fiaba di Biancaneve
da bambino la enne di nano
mi ricordava
e dell’abaco sette
a imparare iniziando
trasversale l’apprendimento
O
non possedeva il polso mio
tonda e precisa della o
l’orologio
ticchettava a casa di nonna
la pendola
con la o di oscillazione
fuori in strada a giocare
era per me il tempo
che la O di ore segnava
P
pur colorate di pappagallo
le penne
straniero vedevano
gli occhi miei il piumaggio
fosse stata di pane
che a tavola scarseggiava
la p
affamato mentale lo stomaco
volentieri l’avrebbe assimilata
Q
del quaderno la q era aperta
sul banco le sillabe a ricopiare
con la i d’inchiostro
la p di pennino e pagina
granché non ci voleva
a prendere confidenza
con questa giornaliera lettera
R
gracidante la r di rana l’afferravamo
con gesto svelto della mano
per gioco noi monelli
se il viscido
non la faceva saltar via
S
al solo vederla spaventava
noi bambini del serpente la s
fu causa diabolica l’astuzia
d’umana biblica punizione
con cautela m’avvicinai
e segno della croce
alle spire
T
pochi i nostri mobili in cucina
per la p di povertà
ma non mancava la t di tavolo
sebbene rafforzata la sillaba fosse
da t di tarlo
V
non m’era chiara dei fiori
la v di vaso
costoso di suppellettile il genere
non c’era a casa mia
se non quello dove da piccino
a fare la cacca mi sedevo
Z
per ultima appresa la zeta
d’agricola zappa
ero pronto il linguaggio a coltivare
e germogliando fra le dita
la scrittura
boccioli di poesia colsi
Termino così
Con il Congedo di Aldo Palazzeschi:
“Muoiono i poeti
ma non muore la poesia
perché la poesia è infinita
come la vita”
E poi con il mio saluto:
morirò di poesia
ne sono certo
con tutto me stesso
della bellezza l’infinità
ho amato
continuerò nel sonno eterno
estatiche a sognare
beltà e poesia
ravviveranno cadaverico
il mio stato
Per ora faccio una sosta.
Riprenderò.
Più in là.
Ci sono parecchi domani
che l’oggi immagina
poter contare
con l’abaco del futuro.
Per timore d’affollare il blog,
la mente e l’anima dei lettori.
Per timore di stancare
anche solo l’occhio
da far calare le diottrie.