Contenuti per adulti
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E finalmente cadono le foglie e ballerine planano all'orizzonte e rivedo i campi seminati a trifoglio appena oltre le mie finestre di tendaggi spoglie.
Rivedo il falchetto immobile delle termiche giovarsi e a piombo sul topino giù nel fosso fondo fiondarsi, ammiro l'airone bianco fattosi più e più audace, nel mentre d'arbitrio si concede nuove terre arate.
Miro affascinata, le oche a V nel cielo alte nel migrare dall'assetata piana, sfruttata dalla brama e dall'ingordigia stolta umana.
E quel verso, che dalla lunga gola emana lo stormo tutto, ne avverto il vigore e l'urgenza e il costrutto e sorrido e mi sento lieta e grata, ma immantinente mi scompiglio e mi struggo addolorata, come fossi a forza da quella specie separata!
Sapeste… sapeste... che nostalgia mi prende vana!
La rana s'è fatta muta agli ardori appena scorsi, priva di angustia per i suoi figli sparsi, s'è occultata dentro la crepa nella terra arsa o nell'asfalto a sonnecchiare persa non so dove… pronta a saltare su appena piove.
Sui rami nudi osservo curiosa ora la cincia, ora il codirosso, ora il picchio verde ilare, gioioso, gli storni sui tetti sono presenti tutto l'anno, ma bisbigliano nel vendemmiaio di uno zirlare solerte e petulante e gaio, chissà, che si diranno?
Chiocciole e lumache, le scorgevo anche prima bere dalla morente portulaca la fresca brina e pascersi di quel che resta della rucola in giardino.
Più avanti nel brumaio al tempo d'oggi fattosi mite, giungerà alla mia vista il pettirosso e all'orecchio, udite: annuncia il tempo delle feste all'ingrosso.
E mentre io miro e descrivo di questo e d'altro e altro ancora estasiata, mio marito bofonchia e rimbrotta e sbrocca col rastrello e cesto e marchingegno motorizzato e impreca contro aceri negundi e tigli e tutto quel che io amo e anela impaziente il brullo e gelido nevoso.
Ansioso e felice accoglierà poi, germile e florile, di meno pratile, giacché compito suo anche lo sfalcio dell'erbe rigogliose, lo farà obtorto collo al gracchiare di ghiandaie e gazze nel rincorrersi dispettose.
Amerà poi, messidoro e fruttidoro e termidoro e pure delle cicale il frastuono e le giornate vestite in lungo di luce rosso fiamma e oro.
Io no! Oh, io no! Brumaio e frimaio quieti e freschi, fedele attenderò e sorriderò e mi sentirò lieta e grata, ma immantinente mi scompiglierò e mi struggerò addolorata... all'appuntamento so già, la mia nebbia prenderà anche stavolta altre lande e altre plaghe e altra giravolta!
Come fossi a forza da liquido amniotico separata, mi sentirò incompleta e orfana e prostrata.
Sapeste, che nostalgia mi prenderà... vana!
Mi ci vorrà per tirarmi su… il gracidare ignaro della rana.