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Cronache di una spia certificata
Ci sono passioni strane, lo ammetto.
La mia non è il calcio né il giardinaggio: sono iscritto a un sito un po’ particolare.
È un portale che raccoglie storie vere — ma solo se documentate con foto, video o audio. Non è un posto per chiacchiere: chi partecipa è gente attrezzata e appassionata.
Si chiama lafinestrasulcortile.it.
Un requisito fondamentale per iscriversi è avere una finestra che dia davvero sul cortile, proprio come nel film di Hitchcock. Io ho la mia finestra, il mio binocolo e, soprattutto, il certificato di «spia autorizzata» rilasciato dal sito stesso.
Ricordo che una volta stavo osservando un vicino sospetto e mi accorgo che stava spiando me! Scendo deciso a dirgliene quattro. Ci incontriamo nel cortile:
— «Ma perché mi stavi spiando?»
E lui, con la massima calma, tira fuori il suo certificato:
— «Io ho l’autorizzazione del portale.»
A quel punto ci siamo girati entrambi e ce ne siamo andati per conto nostro, senza nemmeno salutarci.
Noi spie di cortile siamo fatte così: come certe vicine che tengono la porta socchiusa, sbirciano sul pianerottolo e appena le noti *slam*, la chiudono di colpo.
Per non dare nell’occhio, mi sono comprato un telescopio che sembra puntato verso le stelle. In realtà è un falso: nella montatura sono nascosti due micro-obiettivi digitali che riprendono i palazzi di fronte.
Ho visto scene esilaranti: un vicino che annaffiava con estrema serietà le sue piante di plastica, e un marito che, per non dover mangiare la specialità cucinata da sua moglie, se la infilava in tasca e poi dichiarava con aria convinta:
— «Che buona!»
Mi venne da ridere: quante piccole verità si nascondono ogni giorno nei nostri cortili, pensai, mentre regolavo la messa a fuoco del mio telescopio.
È proprio divertente questa attività: ogni giorno mi riserva qualche sorpresa.
Ma se c’è una cosa che mi dà fastidio è quando scendo le scale e mi ferma la portinaia:
— «Ha sentito quello del secondo piano, quello bello? Se la intende con la moglie di quello brutto.»
E io, serissimo:
— «Mi spiace, non so chi sia. Non mi interesso di quello che succede nelle case degli altri.»
Intanto, nella tasca, il mio certificato di spia autorizzata — con tanto di timbro del portale — brilla come un distintivo.