Conosco pochi dei romani. Neanche servono due mani Per ricontarli con le dita, Ma m’hanno dato nella vita. Il primo era più grottesco M’ha insegnato il romanesco, Star bene con i venti sacchi, Girare ogni tanto i tacchi, Di rimorchiare la ragazza E fare il capodanno in piazza. Mi ha spiegato il secondo Di com’è fatto Caput mondo Pieno d’imbrogli e fregature E le furbizie, eppure Lui nella vita quotidiana Pagava sempre alla romana. Un altro della officina Che era bravo in cucina Mi ha svelato i segreti Dei sughi per li strozzapreti, Sbucciare fave alla pasquetta, Fare il cenone o la cenetta Nel forno rustico anziano Quando finito il gas propano. Soccorrerti sempre vicini C’era la coppia coi bambini. Da loro due ho imparato Se quando sei affaticato Tu non rispondi col rifiuto A chi ti chiede un aiuto.
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