LE MIE STORIE 12

scritto da tommy55
Scritto 17 anni fa • Pubblicato 17 anni fa • Revisionato 17 anni fa
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Testo: LE MIE STORIE 12
di tommy55


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Mio padre se ne è andato solo da qualche anno! Come quasi sempre capita, negli ultimi anni della sua vita, sono riuscito a recuperare un buon rapporto con lui.

Col passare del tempo, dicono che capita a molti, sembrava molto più tranquillo che da giovane. Anche i ricordi di episodi che una volta mi portavano ad avere un poco di risentimento si sono attenuati. Riesco a ricordarli in una maniera diversa.

Il carattere era difficile! Ma lo sapeva anche lui. Ricordo che quando stava arrabbiato ripeteva spesso di lasciarlo stare perché lui era pazzo. Non lo so se era un suo modo di dire o ci credesse veramente. Altre volte diceva di lasciarlo stare in pace perché quando stava nervoso: “Sto i e a segg e num me trov”!

(Mi trovo da solo con una sedia e non mi trovo, non sto tranquillo)!

Sempre rimanendo nel suo modo di essere incoraggiante e formativo coi figli, ricordo

qualcosa che ripeteva in continuazione a Lino! Mio fratello da ragazzo era molto vivace e soprattutto chiacchierone, quando mio padre si scocciava gli diceva:
“Nu sai nient, nu si nisciun e stai semp miezz…”

“Non sai niente, non sei nessuno e stai sempre a parlare”!

Quando, secondo lui, qualcuno non stava ragionando correttamente, aveva questo coraggio di giudicare gli altri se ragionavano bene o no, usava spesso questa espressione: “Tu si cretin e mo te spieg io o’ pecchè!”

(Tu sei cretino e io adesso ti spiego perché lo sei!)

E cominciava il suo astruso e personale ragionamento. Se l’interlocutore si arrendeva e stava zitto dopo qualche minuto può darsi finiva la sua arringa.
Se invece l’avversario si permetteva di difendere il suo modo di vedere la cosa in questione, mio padre normalmente, non avendo altri argomenti, alzava la voce e lo riempiva di parolacce irripetibili. Una volta si mise ad argomentare sulle trasfusioni di sangue. Mio padre assolutamente a favore, io conoscendo i rischi delle trasfusioni, contrario. Ad un certo punto rivolgendosi a me affermò convinto:

“Tu sei cretino e adesso ti dico il perché! Ogni qualvolta qualcuno perde anche una sola goccia di sangue, c’è bisogno che un’altra persona gli dia questa goccia che ha perso!”
“Papà! Ma ragiona!” Gli risposi. “Se una persona perde una goccia di sangue e ha bisogno di un’ altra persona per riceverla, poi a sua volta questa persona che l’ha donata, a sua volta avrebbe bisogno di un altro e così all’infinito. Praticamente se una persona perde una goccia di sangue verrebbe coinvolta tutta l’umanità!”
Mio padre mi guardò disgustato e mi sommerse di parolacce!

Una cosa che mi fece proprio stare male mi capitò in una calda giornata di estate.
Ero riuscito a trascorrere una domenica mattina al mare in uno stabilimento nella zona balneare di Salerno. Si era fatta ormai l’ora di tornare per il pranzo.
Ero pronto a tornare a casa, dovevo solo prendere il mio motorino e metterlo in moto.
Avevo una fame! Si sa il mare fa venire l’appetito!
Il motorino non c’era! Dove l’avevo messo? Cercai di ricordare con attenzione dove l’avessi potuto appoggiare. A un certo punto dovetti accettare l’idea che qualcuno se l’era rubato. Quella che doveva essere una bella e riposante domenica di festa si stava trasformando in un incubo. Tornai a casa con i mezzi pubblici. Ero sicuro che mio padre avrebbe fatto storie. Naturalmente quando succede qualcosa del genere uno vorrebbe essere consolato. Mica lo avevo fatto apposta a farmi rubare il motorino.

E’ che a casa mia quando capitava qualcosa si doveva cercare per forza un responsabile.
Anche quando cadeva un piatto a terra, era inconcepibile fosse caduto da solo.
Ci doveva essere la responsabilità di qualcuno. Mi avevano rubato il motorino?
Era colpa mia. Ma la cosa peggiore per me fu sentire mio padre dire che lui avrebbe preferito che tornasse il motorino e non io. Come si fa a dire una cosa del genere ad un figlio. Come si fa a dimenticare una cosa così? Ecco quando mi vengono questi ricordi riesco a diradarli pensando a qualcosa di divertente che mio padre faceva.

Mio padre ne faceva di cose divertenti. Era irresistibilmente comico, per esempio, andare con lui al mercato dei fiori la mattina presto. Alcuni giorni mio padre si recava al mercato dei fiori all’ingrosso e naturalmente aveva bisogno di portarsi qualche figlio per essere aiutato. Non era piacevole svegliarsi alle quattro di mattina, ma vedere mio padre comprare i fiori era uno spettacolo unico ed indimenticabile.
Prima faceva un giro completo per rendersi conto di cosa c’era sul mercato quella mattina. Quando aveva adocchiato qualcosa di suo interesse cominciava il lavoro al corpo del povero venditore. Mio padre si avvicinava e riferendosi ai fiori chiedeva: “Quant cost sta munnezz!” (Qual è il prezzo di questa spazzatura?)
Qualsiasi cifra chiedesse il venditore, naturalmente non poteva dare i fiori gratis, mio padre lo sommergeva di parolacce. E si faceva un altro giro! Poi tornava dallo stesso venditore e se questi non aveva venduto la sua merce faceva la sua offerta, bassa naturalmente. Il venditore naturalmente non accettava. Altri insulti ed improperi! E poi ripassava dopo un poco, alzando leggermente l’offerta. Ad un certo punto il venditore esausto, se non aveva avuto la fortuna di vendere i suoi fiori a qualcun altro, crollava per sfinimento fisico e morale e accettava l’offerta di mio padre.
LE MIE STORIE 12 testo di tommy55
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