La sua fidanzata era scesa in strada ad aspettarlo come d'accordo. Chissà perché Bruno ebbe un motto di disappunto,anzi di inquietudine, vedendo che con lei c'era Franco, il suo migliore amico. Cosa c'era di strano? Sicuramente, passato per caso si era fermato a farle compagnia in attesa che lui arrivasse.
Fermò la macchina alla loro altezza; fu Franco a rivolgergli la parola:
"Bruno, lo so d'essere un rompiballe, ma potresti darmi uno strappo fino al parcheggio della stazione che ci ho lasciato la macchina?"
Con un sorriso, Bruno gli fece cenno di sì. Elena salì per prima e prese posto sul sedile posteriore dopo un saluto con un tono un po' strano. Franco sedette al fianco di Bruno. Stranamente non era loquace come al solito. Anche Elena gli pareva diversa. Per un istante pensò che l'inquietudine che aveva provato poteva essere un presentimento. Sorrise di se stesso: ma cosa andava a pensare ...
Il parcheggio, piuttosto isolato, era innanzi alla sua vettura: "All'angolo là in fondo." Gli indicò Franco con tono incolore. Superò le ormai rade macchine degli ultimi pendolari; in fondo c'erano alcune automobili, ma fra esse non notò quella di Franco.
"Va bene qui", gli disse l’amico.
Bruno si fermò aspettandosi che scendesse.
"Senti Bruno, so che sei un amico, il mio migliore amico, perciò non sai quanto mi dispiaccia. Elena avrebbe voluto parlarti lei, ma ho pensato fosse doveroso da parte mia spiegarti..." Le parole di Franco gli cadevano sul cuore come una cascata di ghiaccio, ma un improvviso impulso di orgoglio gli disse che non doveva fare la parte del poveraccio affranto. Interruppe l'amico:
"In queste faccende c'è poco da spiegare, è una storia che si ripete da quando esiste il mondo; a cosa servirebbe che adesso mi raccontassi che non immaginavate neanche che sarebbe potuto succedere, che è stata una cosa improvvisa, che avete cercato con tutta la forza di resistere?"
Per la verità, quando aveva cominciato a parlare nutriva ancora molte speranze di essere interrotto da una frase del tipo:
" Ma che scemo sei! Ma cosa hai capito? Volevo parlarti di..." Ma ogni parola che non veniva interrotta andava scemando le sue illusioni, che adesso erano svanite del tutto. Si limitò ad aggiungere:
“Ti chiedo un unico favore: lasciami dare un ultimo saluto alla mia fidanzata. - e, quasi come piccola ripicca, aggiunse: - Sono una persona civile, sarà al sicuro anche senza la scorta di uno che pratica le arti marziali." Imbarazzato, Franco scese dall’auto. Quasi distrattamente, Bruno lo osservò allontanarsi per raggiungere la sua automobile che era parcheggiata una decina di macchine più in là.
Avrebbe voluto dire mille cose a Elena, ma gli venne solo: "Ti devo ringraziare per avermi donato gli attimi più belli della mia vita." Avrebbe voluto aggiungere che gli stava “regalando” anche il momento più brutto, ma perché lasciarle questo rimorso? E poi non sarebbe riuscito a dirlo senza che la voce si rompesse nel pianto. Pensava che lei sarebbe andata, invece rimaneva; si sentiva che tremava. Ad un certo punto fu lei con voce piangente a dire: "Questo è il momento più brutto che abbia mai vissuto." L'istinto gli suggerì di prenderla, abbracciarla, implorarla di non lasciarlo, ma non si mosse. Anche lei rimaneva immobile, forse voleva aggiungere qualcosa.
Un’ automobile a velocità sostenuta li raggiunse frenando al loro fianco; ne discesero due individui, uno aveva una pistola. Solo in quel momento, Elena ricordò che negli ultimi mesi in quella zona c'erano state alcune rapine a delle coppiette di cui una si era conclusa con una violenza. Ma non si spaventò più di tanto: sapeva che Franco si era sicuramente accorto di quanto stava accadendo. Non solo; di sicuro avrebbe chiamato i carabinieri col cellulare, ma in caso di pericolo immediato, poteva gridare, mettersi a suonare il clacson, oppure, con femminile fantasia, immaginò che sarebbe potuto scivolare silenzioso fra le automobili e sorprendere i due neutralizzandoli con le sue arti marziali. Bruno, pareva avesse il suo stesso intendimento: obbediva con lentezza, era sceso dalla macchina con le braccia ben alzate come per essere sicuro che Franco si accorgesse della situazione. Comunque, i due si impadronirono del contenuto del portafoglio di Bruno e della borsetta di Elena, ma prima di andarsene, con un sadico ghigno, uno dei due le disse: “Tu vieni con noi!” mentre l'altro, afferratala per un braccio, la trascinava verso la loro automobile. Bruno cercò di prendere tempo:
"Ho circa cento euro nel cruscotto sotto le solite cianfrusaglie; prendeteli, basta che la lasciate andare."
Non gli credettero. Elena era stata già quasi spinta sul sedile quando, senza che lei avesse capito come, quello che teneva la rivoltella era finito a terra dopo aver perso l'arma. L'altro, che la sospingeva, la lasciò andare e si avventò su Bruno. Lei guardò atterrita la scena; il rapinatore era un bestione, temette che Bruno non avrebbe avuto scampo. Urlò con quanto fiato aveva il nome di Franco.
A Bruno pareva fosse venuta la forza di un leone: uno, due, tre, quattro colpi … Il bestione vacillò e cadde a terra. Ma entrambi si erano dimenticati del primo che era precedentemente caduto. Questi aveva recuperato l'arma: due colpi alla schiena fecero crollare Bruno a terra. Mentre i due, malconci, fuggivano in automobile, Franco raggiunse Elena di corsa: "Non sono intervenuto perché anche i Carabinieri che ho chiamato mi hanno detto di non commettere imprudenze; bastava aspettare … la senti la sirena? Non hanno scampo!" Lei non sentiva nemmeno quelle parole. Sollevata fra le ginocchia la testa di Bruno, gli stava dicendo, con le lacrime agli occhi: "Stavo per commettere il più grande errore della mia vita: solo ora ho scoperto chi mi ama veramente, chi vale di più. Perdonami … resterò con te per sempre!"
Bruno ascoltò quelle parole con struggente rimpianto: due proiettili nella schiena non gli avrebbero lasciato neppure il tempo di sentire l'arrivo dell'ambulanza. Per lui tutto si sarebbe concluso entro quei pochi attimi in cui, curiosamente, si augurò che trascorsi alcuni giorni di intenso dolore, lei dicesse a Franco che aveva pronunciato quella frase solo per consolare l'ex fidanzato morente, e che i due si rimettessero assieme e vivessero felici. Poi smise di pensare, diede un ultimo sguardo all’amatissimo volto che pian piano svaniva, e chiuse gli occhi per sempre.
Stefano Cattaneo
La prova più grande. testo di Nulla