La lingua, il commercio, l'amore

scritto da annibale bertollo
Scritto 14 anni fa • Pubblicato 14 anni fa • Revisionato 14 anni fa
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Autore del testo annibale bertollo

Testo: La lingua, il commercio, l'amore
di annibale bertollo

LA LINGUA, IL COMMERCIO, L'AMORE


Onara , Tombolo ,Galliera, na manega de galera
S. Martin , so cugin, Castèo so fradèo , Bassan so darman.


La lingua della nostra regione , ma più in particolare mi riferisco alla lingua parlata in una plaga più ristretta: quella parte del veneto del nord -est che comprende i paesi di Tombolo ,S. Martino, Onara , Galliera, Castelfranco Veneto , Bassano ecc... , paesi che si trovano in un triangolo di terra situato tra le città di Padova , Treviso e Vicenza
ha una sua sonorità ed una sintassi caratteristica , tanto che, malgrado sia una lingua solamente parlata e malgrado le differenze peculiari che contraddistinguono il lessico di ogni piccolo comune , è possibile rinvenirvi una certa unitarietà. Nella tipica frase vi è naturalmente il soggetto, accompagnato da una particella esclamativa per ottenere l'attenzione degli astanti, poi c'è una parte di commento sulle proprietà fisiche o psichiche del soggetto,che chiameremo proposizione secondaria attributiva, questa parte della frase non può mai mancare ,c'è poi naturalmente il verbo ed il complemento che può essere sostituito volta per volta ,soprattutto se è una parola italiana di cui manca l'equivalente dialettale, da uno dei seguenti sinonimi: rujo, mestiero, ostia ,barujo,cosso, affare, oppure nel dialetto più stretto da una bestemmia che in questo caso non sarà mai fantasiosa ma dovrà sempre essere molto semplice , delle tre o quattro più note insomma.Vi è poi una parte esplicativa finale che chiameremo proposizione secondaria esplicativa che può anche mancare ma in questo caso vi è una grave perdita di musicalità.
Ecco alcuni esempi:" Ciò,ti ,(soggetto +particella esclamativa) descunio(parte attributiva del soggetto) passame chel rujo là , (verbo+complemento sostituito da rujo in questo caso) che me senta.(preposizione secondareia espicativa ,essa ha il compito di commentare le intenzioni del parlante , come abbiamo detto può anche mancare ma la frase perderebbe di sonorità).
Vediamo ora una frase magistrale proferita dal grande linguista Paolo Pin che si rivolgeva ad un cameriere in un lussuoso hotel dell' altopiano di Asiago, ecco la frase:"Ciò ti,co chea faccia da do piè in tea fossa,sbora na china ,che mea bevo coa boca." la frase riassume in sè tutta la sintassi della nostra lingua.In italiano potrebbe essere tradotta più o meno così:" Scusi signore, sì proprio lei dall'aspetto alquanto macilento, mi serva una china , che ne ho proprio bisogno.Si noti come in questa frase la parte attributiva del soggetto ( co chea faccia da do piè in tea tomba- letteralmente : Con quella faccia da due piedi nella fossa) sia molto efficace ,mentre la preposizione secondaria esplicativa (che mea bevo coa boca) sia pleonastica tanto che potrebbe essere anche tralasciata , ma l'autore in questo caso ha voluto sacrificare il significato alla musicalità, cosa peraltro molto comune .
La lingua in questi luoghi, come ho già detto, si è formata secondo le eseigenze del lavoro ed in particolare del commercio ,essa è dunque molto efficace e sintetica in queste situazioni ,dove invece è molto carente è nel linguaggio sentimentale amoroso. Ad esempio mio cugino Renzo , ad una sagra di paese, dopo aver fissato per più di mezz'ora una ragazza , finalmente si decise ed azzardò un approccio che però non andò a buon fine:"Bionda ,te me ghe un naso......."
* In realtà , Renzo, in quell'occasione non ebbe successo, non per mancanza di sentimenti o per carenze ideative; era la lingua che non gli veniva incontro. Il poverino aveva anzi tentato un' improbabile arrampicata sugli specchi della lingua proponendo il dativo etico d'affetto:"Te me ghe un naso" (tu hai un naso a me) proprio per dare romanticismo , profondità e sentimento al suo dire, e per cercare di coinvolgere l'interlocutrice nel suo mondo interiore, ma l'effetto non fu quello sperato.Un altro esempio che sottolinea l'inadeguatezza della lingua tombolana nelle faccende di cuore può essere offerto dalla disavventura occorsa a Carlo Colombo ,un altro mio amico . Carlo ,che all'epoca dei fatti aveva 17 anni si era perdutamente innamorato della commessa di un negozio di articoli sportivi, era una delle cotte più brutte che si fossero mai viste,Carlo voleva passare il resto della vita in contemplazione di quella splendida ragazza, soffrire all'ombra in attesa di un suo cenno, di un suo sorriso. Da mesi ormai la pedinava di nascosto, sapeva tutto di lei,le sue abitudini , i suoi gusti, ogni piccolo gesto di lei lo faceva trasalire. Era così innamorato che aveva paura di incontrarla veramente perchè secondo lui scendendo sul piano del reale, tutto avrebbe potuto rovinarsi, diventare banale, ma poichè aveva cominciato a deperire, non mangiava più, non studiava , non dormiva la notte,gli amici più intimi lo convinsero a tentare un approccio. L'incontro avrebbe dovuto sembrare casuale, così dopo giorni di appostamenti osservarono che ogni sera dopo l'orario di lavoro la ragazza si fermava sempre nello stesso bar per scambiare due chiacchere con l'amica cassiera. Così alle 19.01 precise venne organizzato l'abboccamento nei pressi del bar. Colombo si vestì con un elegante cappotto bleu, giacca grigia,cravatta grigio perla,profumo Pier Cardin per uomo e si preparò anche spiritualmente ad incontrare il suo amore, da quell'incontro sarebbe infatti dipeso tutto il resto della sua vita. La vide da lontano, effetivamente Santina, così si chiamava la ragazza , era un autentico schianto, si muoveva con una sapienza così antica e naturale che avrebbe potuto essere usata da sola come terapia per l'ipogonadismo maschile. ogni sua movenza ogni suo gesto emanava dei messaggi cifrati , misteriosi e meravigliosi, ed ogni uomo con un tasso appena sufficiente di testosterone avrebbe potuto interpretare quei messaggi nel giusto modo. Vederla muoversi, così inconsapevolmente e naturalmente e nello stesso tempo con quella sapienza così antica impressa direttamente nel codice genetico metteva immediatamente in agitazione.
Carlo si avvicinò con la gola serrata e le tempie pulsanti , quando fu a meno di cinque metri dalla ragazza si scordò tutto ciò che si era preparato e gli uscì la fatidica frase: " Ciao...........bea figa"
" Vero...... maleducato come ti permetti"
" Ciucciame el brombo" fu la terribile immediata quanto automatica ed involontaria replica di Colombo.Ancora una volta la lingua aveva avuto la meglio sui sentimenti Carlo aveva fatto l'esatto contrario di quello che avrebbe voluto fare ma non era tutta colpa sua , era stato condotto per mano da quella lingua tombolana così rude così aspra che si era plasmata durante anni e anni di liti nel commercio di maiali e bovini e che perciò era così inadatta ad esprimere sentimenti come quelli .
Non era infatti possibile dire ti amo, non ne esisteva la traduzione. Nessuno neanche il più idiota avrebbe potuto dire "Marieta ... te amo." Più che una dichiarazione d'amore sarebbe stata una caricatura, la caricatura del carabiniere veneto che di solito si vede nei film. "Marieta te amo , ostrega." Se uno proprio avesse voluto usare il verbo amare avrebbe dovuto subito aggiungere, per non perdere la faccia, " Te amo e te adoro come na feta de pan mòro", ma questo attiene alla sensibilità linguistica di questa gente , non so se sia comprensibile altrove. La traduzione del verbo amare poteva essere resa con "Te voio ben " però qesto verbo ha un significato più spirituale ,esclude completamente il fatto fisico, può significare andare d'accordo, comprendersi, essere complici ( to get along , in inglese)ecc.. ecc.. , tutto meno che fare all'amore. La traduzione di "Fare all'amore , inteso come fatto fisico è " Ciavare" . "Ciavare in senso etimologico significa rendere schiavo ed in senso metaforico significa anche "Dare una fregatura", " Go ciapà na ciavada". Forse la fregatura alla quale si riferisce il verbo è quella della pancia che a volte cresce dopo la ciavada. La donna dopo l'amplesso oltre ad avere ricevuto una "Ciavada" si guadagna pure il titolo di "putana", l'uomo ,quello molto più lusinghiero di "Ciavadore" , che significa persona avventurosa , non troppo affidabile ma furba. Forse i principali responsabili di questo dualismo Cartesiano , che si rifletteva anche nella lingua, tra res chiavans e res sentimenti erano stati i preti . Il risultato era una scissione incolmabile tra corpo e anima, tanto che molti amici di Onorio volevano bene alla morosa e andavano a ciavare con le putane, per rispetto dicevano. Altrettanto facevano le morose "Se uno te piase veramente no te ghe mai da darghèa , par rispeto. Rispeto..... tanto rispeto.La nostra lingua, più che al fiorentino assomiglia alle lingue latino americane, a riprova di ciò sono solito ricordare con che formazione si presentò ai campionati mondiali di calcio , la squadra dell'Equador . Ecco i principali giocatori dell'Equador: in porta Conejio , portiere ultraveloce, n. 2 il concreto Ciavez , n. 3 L'eterno indeciso Echavarria " Si mi ciavarria , ma .. bisogna vedare..."
" Insomma, Echavarria, deciditi : o drento o fora " Gli diceva il miste.
Poi c'era un altro giocatore concreto ed efficace : Montero. Il libero era Amor; l'idealista della squadra , sempre con la testa tra le nuvole. Infine all'attacco vi era Figo , il più bello ed il più
vanitoso della squadra. Famoso fu il commento che a questa formazione diede Moro Ukare al bar Centrale " Ma dove vai co stà squadra qua , a zogare el Mondiale o in casin?"


La lingua, il commercio, l'amore testo di annibale bertollo
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