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Alta la notte è in ciel, unica face
arde nell’aer la luna e solo i grilli
rompon, con il frinir, l’oscura pace.
Tace la selva e, chiusi sui pistilli,
chetansi i fior aulenti e dilicati,
roridi ancor de' rugiadosi stilli.
Dorme Filli, fra boschi addormentati,
nel sen ombroso di uno speco ameno;
poco lunge, coi capi impampinati,
seco sognano i satiri e Sileno.
Io, nel mio cor, la ria tristezza reco
e, desto, per l’horror ermo mi meno;
‘ché certo, pur nel più profondo speco,
preda saria dell’intimo tormento
che, fedele compagno, è sempre meco.
Non corre l’aura bruna un sol lamento,
nulla veglia, né s’ode uno stormio;
posati oh cor, l’ardor divenga spento:
È questa l’ora afflitta dall’oblio …