Cadeva la neve laddove passava, Inverno pesava sul cuore degli altri, fermava i battiti col tocco del dito; lasciando l'impronta sul suolo gelato, alone del suo animo morto.
E c'era come autunno la voglia di cadere; lasciarsi andare al burrone; che io sono, che tu sei.
Ed era insieme ninfa che scappa dal satiro, Dafne tra le mani di Apollo. E dal cuore le spuntavano primule, Primavera dalle mani gelide, fuoco d'artificio di sensazioni, dardo nella mente di molti; per niente scalfita nel suo muscolo rigido.
Bruciava Estate arida e afosa, impastava la bocca Degli altri, ed era tormento e salvezza, arsura ed angolo d'ombra. Acqua per la gola secca, fuoco su pelle bruciata.
Lei era un anno di vita, In mezzo alla folla distratta.
Lei era stagioni confuse, in mezzo all'estate o all'inverno.
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