Il paradiso dei dimenticati

scritto da Frato
Scritto 5 anni fa • Pubblicato 5 anni fa • Revisionato 5 anni fa
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Autore del testo Frato

Testo: Il paradiso dei dimenticati
di Frato

L’uomo si chinò a baciare la reliquia del suo campione, un grande nel’olimpo dei grandi, l’uomo che riscattò le sue modeste origini e divenne il simbolo della lotta contro la miseria e l’umiliazione.
Gli passavano per la mente, mentre sorrideva commosso e fiero, le più belle partite, le vittorie, il riscatto degli ultimi sulla prepotenza dei potenti.
Neppure qualche scusabile debolezza, alcuni cedimenti, potevano oscurare la grandezza d’animo del campione.
Tutt’intorno c’erano fiori, corone, biglietti. Grazie, grazie di essere esistito, sei nel nostro cuore.
Ti dedichiamo questo piccolo stadio, segno del nostro amore, con cuori riconoscenti. Sei uno di noi, la più genuina espressione della nostra anima. Mai ti dimenticheremo; tu, quello che ci ha riscattati.

In un angolo del paradiso dei dimenticati stava un gruppetto di persone.
C’erano alcuni sgabelli a lato di un bancone; dall’altra parte un barista annoiato ma premuroso.
Alcuni stavano seduti, altri si appoggiavano al banco con un bicchiere in mano.
“Jenner, ciao vecchia spugna!”
“Ciao Fleming, come va? Anche tu da queste parti?”
“Sì, ci vengo spesso. E’ l’unico posto dove trovo qualche amico, qualcuno che si ricorda dei vecchi tempi”
“Già, chi vuoi che si ricordi ancora di noi? Ma insistiamo e frequentiamo questo vecchio bar . Quanti ne hai salvati, lo sai?”
“No, ho perso il conto ormai. Non mi posso attribuire poi questo grande merito, come sai. La mia è stata, dopotutto, una scoperta fortunata, quasi casuale”.
“Già, però si è partiti da lì; è da lì che questa invasione di antibiotici è scesa sulla terra, quasi come un dono di dio. Quante vite, quanti padri e madri han potuto continuare a vivere per i figli; senza che diventassero orfani”
“Sì Jenner, è vero. Ma non me ne faccio un vanto di certo. Tu piuttosto, con la tua cura contro il vaiolo. Tu devi proprio essere fiero. Ricordo - ancora la memoria mi sorregge ogni tanto – che ai tuoi tempi, solo in Inghilterra, oltre quarantamila morivano ogni anno. Come sarei fiero al tuo posto!”
“Già, ma ora la malattia è quasi scomparsa. Nessuno ci pensa più, meno male! Dovrebbero solo stare attenti, laggiù. C’è questo gruppo, poco logico secondo me, che sostiene che i vaccini non servono a niente. Ti pare?”
“Sì, mi pare. Diglielo a Sabin, è proprio lì che sta arrivando. Ciao, Sabin! E allora? Anche tu segui l’andazzo? Non ci vacciniamo?”
“Fleming, sei il solito provocatore, ma faccio finta di non averti sentito. Cosa bevete?”
“Io bevo un ottimo wiskey d’annata, ovviamente. Cosa prendi?”
“Mi tengo leggero, mi accontento di una bella grappa invecchata”
“Scusami se te lo dico, Sabin. Non credi che hai fatto una cazzata (scusa l’espressione) a non voler brevettare il tuo vaccino? Saresti diventato miliardario!”
“Hai ragione Fleming. Forse avrei dovuto farlo. A pensarci bene, però, sempre qui mi sarei ritrovato alla fine: con dei vecchi borbottoni come voi”
Stava entrando Einstein, spettinato come sempre e senza calze, per marcare la differenza.
“Ehi, Albert! Qui, vieni qui, fra noi confinati all’oblio”
“Arrivo subito, sto aspettando Plank che, da buon flemmatico tedesco, aspetta il resto dal taxi e non ci pensa proprio a lasciare la mancia”
“Andiamo a quel tavolino in fondo? E’ abbastanza appartato e comodo. Ci stiamo tutti”
“Bene Jenner, andiamo”
Un minuto dopo ecco entrare anche Plank.
“Allora, Max; continui a non credere all’interpretazione di Copenhagen?”
“Certo! E non sono l’unico credo, vero Albert?”
“Ormai non mi interessa più molto. Pensavo proprio ieri alle meraviglie che hanno costruito sulla Terra; grazie al tuo intuito”
“Già, l’era dei computer. Ma non è certo merito mio. Sono solo andati molto oltre la mia immaginazione, ecco”
Ci fu qualche minuto di silenzio. Molti nel bar si erano girati verso il loro tavolo e distoglievano lo sguardo, per non essere scortesi.
“Che ne pensate di questi grandi campioni?” diceva Fleming.
“Sì, è proprio giusto che vengano venerati. Si sono conquistati il loro posto imperituro nel mondo”
“Già, è proprio così” diceva Plank. E gli altri assentivano con convinzione.


Il paradiso dei dimenticati testo di Frato
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