ORLANDO DOLOROSO

scritto da g.e.m.amore
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Testo: ORLANDO DOLOROSO
di g.e.m.amore
















Giuseppe Enzo Maria Amore



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O R L A N D O D O L O R O S O





















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Giuseppe Enzo Maria Amore



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L ' O R L A N D O D O L O R O S O



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Cavalleresca, ironica 'nvenzione.
Le ottave, le quartine,
e le sestine ornate,
a me che mi pretendo
educar divertendo,
amorosa cagion me l' ha dettate.


Diverse, peregrine,
immagino avventure,
stregonerie, fatture.

Donna di mia ragione,
fantasiosa consentimi stagione.






Non fia da altrui creduta e non fia intesa
la celeste beltà de che io ragiono.
poi che io, che tutto in lei posto mi sono,
sì poca parte ancor n' hagio compresa.
( Boiardo ).


La gran fiamma che fai nel cor accesa,
all'intelletto 'ncute tal percossa,
capace d' ammonirmela mia possa,
che per disio di te solo s' attesa.
( alla maniera di Boiardo ).


E' fantasia graziosa regalata,
a chi, senza d'averla meritata,
ama l'Amor perfetto, che s'esprime
perdonando, di più che non reprime.
( l' autore ).


Fici 'sti quattru chiacchiri,
e sai comu li fici,
sulu pri fari ririri,
'na pennula d'amici.
( Martoglio ).





D' onesti cavalier s' è persa razza, 1
contro l' empi paravano corazza,
elmetto, spada, scudo con schinieri;
restavan puri, senza macchia, fieri.


Sterminavano mostri, maliardi, 2
ad illustrar di Carlo gli stendardi.
Dovendo mantener l'allenamento,
all' africani davano tormento.


Orlando fu 'l più forte paladino, 3
avea secondo 'l prode suo cugino
Rinaldo, con Otton, con Uliviero,
Dudon, Astolfo, Namo, Berlinghiero.


Ed altri bravi, li nomineremo, 4
nel mentre 'l raccontar procederemo.
Valore non avevano di meno,
e l' intelletto lor non era scemo.


Dell' imprese famose dell' eroi, 5
molto s' è fabulato fino noi.
Molto delle madonne pur s' è scritto,
per passione d'amore, per dispitto.


Vinto hanno sempre. Sempre così sia. 6
E sempre vinceran per cortesia,
e per sapiente grazia di diletto.
E' d' una bella l' invenzion del letto.





all' acerbe fatiche gran ristoro, 7
com' indagar non sembrami decoro.
Oltre per questo non andrò cercando,
m' è d' uopo ritornare con Orlando.


Del gran Millone l' usurpato frutto, 8
ha l' avversari suoi sempre distrutto.
D' incerto padre figlio 'l paladino,
perseguita 'l moresco saracino.


Soltanto Ferraù, forte fatato, 9
seppe 'ntralciare quell' infaticato.
Tregua l' amor d' Angelica comanda,
come Turpino vescovo tramanda.


Un monaco, pedestre servitore, 10
seguitava l' alfiere di gran cuore.
Fedelmente le gesta n' annotava,
al suo commendator le ripostava.


L' imprese fin ad ora trascurate, 11
dal principe 'mpostore censurate,
l' ho riesumate per mie vecchie carte.
Vorrò rappresentarvele con arte.




**************




Oh Musa, che mai sempre m' hai soccorso, I
dal mio bicchier attingi, per un sorso.
Tu, dal divino nettare placata,
a fianco mi starai, domesticata.


L' estro m' ispiri d' inventar la storia. II
Assisti l' intelletto, la memoria.
Rendimi 'l verseggiar grazioso, lesto,
riparami del sonno 'l gran molesto.


Il monaco avrò per autore, III
in licenza di Carlo 'mperatore..
Poi ch' inebriata vuoi starmi d' accanto,
tu mi suggerirai, dal primo canto.






**************

























L I B R O P R I M O





























C A N T O P R I M O




Canto l' esorbitante paladino, I. I. 1.
che l' onore francese difendeva.
Il destinato mietitor divino,
cristonimici 'nvisi non alleva,
Quel terror d' ogni 'ngrato saracino,
sol per alto disegno soccombeva.
Ogni moro s' affretta di fuggire,
temendosi pauroso di perire.


Morgante s' appassiona della pugna, I. I. 2.
gareggia col suo conte di valore.
Nessuno può temer che lo raggiugna,
tra l' infedeli semina terrore.
Li strazia, li maciulla fino l' unghia,
mena battacchio che qualunque muore.
Quel battacchion è l' arma del possente,
contra 'l tremendo nullo puote niente.


Di Sansonnetto s' è gia vendicato I. I.. 3.
il preciso, vibrando Durindana.
lo spadone ferisce d' ogni lato,
il sangue saracin sgorga fontana.
Chi l' incoccia rimane menomato,
inutilmente cerca fuga, tana.
E' vano di trovarsi qualche scampo,
finquando quell' Orlando tiene campo.



L' infaticato paladino stanco, I. I. 4.
animoso confida, di sé spera.
Non v’ ha nimico ch' abbia visto 'l bianco
degli occhi suoi, senza d'averne sera.
Il manovale di vigor mai manco,
sfoltisce di Macon l'infida schiera.
Il fiato al cavalier si fa pesante,
d' intatta possa s' anima Morgante.


L' enorme travolgente non ha pari, I. I. 5.
d' aggiustar suo battaglio non si stanca.
Disperati, disperano ripari
i marsiliesi. Fessi sono d' anca,
di schina e cranio, restano più rari,
chi della gran carneficina manca.
Morgante schiaccia qual gli vien dinante,
mosca molesta, contro del gigante.


La battaglia risuona per la valle, I. I.. 6.
capace d=eccitar i paladini.
Combattono per Carlo, non li falle
consueta valentia. I saracini
avranno conquistata Ronsisvalle,
Invan è la virtù de' transalpini.
I maomettani son comunque troppi,
belligerando malandati, stroppi.


Grandonio de' cristiani fa poltiglia, I. I. 7.
ruinoso mulinando grande trave.
Scampo non habet chi con lui si piglia.
Ogni colpo l'assesta tanto grave,
che qual lo coglie non se ne ripiglia,
crepato senza dir "Pater" né "Ave".
Stritola chi l' affronta >l vorticoso,
di pietà, non di strage neghittoso.



Orlando mira l=atroci disfatte, I. I..8.
sollecita nel fianco Vegliantino,
grida : "gran cane troppe me n' hai fatte,
oltre segno t' abusi, malandrino.
Ripagarti saprò tue malefatte,
compenso meritato ti commino".
Appioppa Durindana senza fallo.
Lo spacca verticale, col cavallo.


Potente è 'l colpo, tanto vigoroso, I. I. 9.
di radicar la spada 'n suol confitta.
Né può sortir, seppure quell' iroso,
svellerla vuol, di manca, di diritta,
Rinaldo sopravviene, premuroso.
E' finalmente Durindana sfitta.
L' eccesso d' energia di quel fendente,
strazia la spina dell' armivalente.


Il dolorante deve riposare. I. I. 10.
Lo conforta Rinaldo con Amonte.
Per lo sfiancarsi di voler sfilare
Durlindana da terra, l' almo conte
ha mal di schiena, non si può chinare,
per drizzarsi s' artiglia contra 'l monte.
Ferve la mischia, 'l conte sta da canto.
Conto ve ne darò nel nuovo canto.


**************


Ahi Musa ch' ogni sempre mi tradisci, I. I. 11
e mai di maltrattarmi non finisci,
l' amore 'l tuo Matteo seppe narrare,
le furie Lodovico 'ncastonare..
A me meschino vai solo dettando,
la fastidiosa lombalgia d' Orlando.









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C A N T O S E C O N D O




A braccia 'l paladino lascia 'l campo, I. II. 1
ha cuccia nella tenda, doloroso.
Poggia di fianco per lenir gran crampo.
Ingrato duolo non gli dà riposo.
L'impotente guerrier d'illustre stampo,
sta minorato, triste, vergognoso.
Di pianto lamentoso 'l coltre bagna,
tutta valle risuona la sua lagna.


Rinaldo, sordo per il massaggiare, I. II. 2..
trascura del fragore della pugna.
Insiste nell' error di disertare,
Ricciardetto per ciò molto s'ingrugna.
Sanno del tormentoso diffidare;
temon l' aspro supplizio se l' espugna.
S' Orlando l' intelletto fa perduto,
mancan di fiasca, mancano d' aiuto.


Marsiglio chiama Matafir accanto, I. II. 3
turco feroce, principe pagano.
Orecchiano d'Orlando grande 'l pianto,
contro de' cristian traman lor piano.
Non treman del gigante per intanto,
ch' al batacchione suo non pone mano.
Nel mentre 'l paladino non combatte,
il fedele consorte non si batte.


L' ostinati l' otturano la valle, I. II. 4.
sconoscono viltà d' indietreggiare.
I numerosi non trovano calle,
per cui sentiero possono tentare.
Temono di rivolgergli le spalle,
il passo gli conviene d' oltraggiare.
L' affollata marmaglia di Macone,
de' pochi non rintraccia la ragione.


Dal traditore Gano vien appreso I. II. 5.
d' un cammino, ad aggirar quel monte.
S'è Matafirro con Marsilio 'nteso
di seguitarlo, con sue truppe pronte.
Opportuno concerto viene preso,
l' offesa s' aprirà su nuovo fronte.
Gatton gattoni devono strisciare,
le terga de' cristian per oltraggiare.


Colgon gl' imprevidenti di sorpresa. I. II. 6.
Crudi, san massacrar le schiere franche.
Di straminar han facile l' impresa.
Le caroline retroguardie, stanche
cedono. Roncisvalle sarà presa,
e Saragozza lo sarà pur anche.
Riscosso dal clangor della ferraglia,
il dolente rincalza la sua maglia.


S' arma 'l fedel Rinaldo col Morgante I. II. 7
Ricciardetto s' inforca sul destriero.
S'è rabberciato ' l principe prestante,
fortissimo, 'nvincibile sciarrero.
Ogni contrario spegne quell' aitante.
Brandisce Durindana l' oste fiero.
Orlando si guadagna Matafirro,
d' un colpo solo stronca quello sbirro.



Di spatuliar lu ciuncu non s' arresta, I. II. 8
s' appoggia sul fedele Vegliantino.
Del monaco la mano torna lesta,
a registrar la gesta del fantino.
Vicenda non tralascia, non ammesta,
temendo di sua sorte quel tapino.
Esatto nota, mentre ' colpi scansa,
ch' assesta ogni guerrier, senza creanza.


Orlando sa perduta la battaglia. I. II. 9.
Urgon li maomettani d'ogni lato.
Lungi di seco Durindana scaglia,
ad Olifante dà possente fiato.
Frastornata, si sbanda la plebaglia
de' mori, c' ha l'orecchio rintronato.
L' improvviso ulular dal corno fatto,
fa trasaltar Morgante, quasi gatto.


Si rivolge 'l gigante di repente, I. II. 10.
fiondando rovinoso 'l suo battaglio.
L' adatta sì preciso, si possente,
del suonator sul cranio , senza sbaglio,
rendendolo di senso deficiente,
piombandolo pesante come maglio.
Esanime l' Orlando steso giace,
Morgante se n' appena, non ha pace.


*************


Avendomi proposto questo canto, I. II. 11.
non trascurarmi, restami d' accanto
Musa. Tu richiamandomi l' istoria,
del crociato fai verde la memoria.
Per le paturnie tue mi vai dettando
l= acciacchi, le scarogne d= un Orlando.






C A N T O T E R Z O




Il sir di Montalbano 'ntemerato, I. III. 1.
arrovella fuggendo sua Fusberta.
Trascura l' orfanello strapazzato,
di spada la sua via sa far aperta.
Al buon Ricciardo con Rinier vien dato,
di scamparsi del monte su per l'erta.
Sorte salvo Rinaldo dalla pugna,
narra Turpino ch' a Parigi giugna.


Quando la mala nuova se l' ascolta, I. III. 2.
l' esercito raduna 'l re cristiano.
In Spagna riede, dove l' opra stolta,
di Marsilio corregge, di quel Gano
che l' ha >ngannato per l' ultima volta.
E' smascherato 'l perfido puttano.
Marsilio, Gano, sono garrottati.
La morte non estingue lor peccati.


Nella vallata trista ritorniamo. I. III. 3.
Accosciato troviamo 'l gran Morgante.
Piange sul paladin che rimpiangiamo;
sono ruscelli l' occhi del gigante.
Il monachino per cui vi narriamo,
sta rannicchiato presso le gran piante.
Spera lo scribacchino timoroso,
smesso di faticar, d' aver riposo.





Morgante toglie 'l paladin garoso, I. III. 4.
conservandolo dentro della tenda.
Croce sta Durindan sul miserioso.
Morgante ritrovò quella tremenda.
Il servitor s' adopera pietoso;
la sua vigilia non avvien sospenda.
Chi Durlindana vuole ritrovare,
tre giorni quel vallon sa rovistare.


Apparecchia 'l gigante degna pira, I. III. 5.
svellendo la delizia d' un boschetto.
Dolorosa nel cor gli cresce l' ira,
a gran voce bestemmia Macometto.
Di qua, di là, senza posar s' aggira,
vigoroso percuote l' ampio petto.
Del torace rimbomba la gran cassa,
suona la valle, suo rancor non passa.


L' irrequieto non conosce pace. I. III. 6.
Compone 'l cavalier sulla catasta,
cui dà fuoco Morgante. Quella face,
i piedi del crociato quasi guasta.
Orlando riscattato più non giace,
abbruciacchiato quanto che gli basta.
Scaracchiando scatarri 'l conte s' erge,
d' attossicoso fumo si deterge.


Abbraccia 'l paladin su' compagnoni, I. III. 7.
pur ha fastidio di dolor di testa.
Ricerca da Morgante spiegazioni,
mutangheresitante questo resta.
Il gigante s'annaspa spiegazioni,
infine l' accaduto manifesta.
D' amichevole fallo 'l sir edotto,
lo precetta di mai non farne motto.


L' insonne quella notte non riposa. I. III. 8.
Domestico s' aggatta Vegliantino.
Sopra la destra palma 'l mento posa,
meditando, finché si fa mattino.
Di tentazione che gli sta 'mperiosa,
partecipa 'l gigante, 'l monachino.
Orlando non vuol più soffrire danno.
Si scavezza di Carlo dell' affanno.


E' l' alba, sui commiliti richiama, I. III. 9.
vagabondi saran, liberamente.
Del morto nipotin Carlon ha fama.
Ad Orlando fatale, si consente
scioglier suo voto, ciò soltanto brama,
a tanto scopo solo mette mente.
I due restan fedeli nell' ascolto.
Carlo non sa quanto gli viene tolto.


Divisano la Spagna di lasciare, I. III. 10.
condurranno con loro Vegliantino.
L' africo suol ambiscon guadagnare.
Per quanto 'l continente sia vicino,
son timorosi d' affrontar lo mare,
senza stazion di posta, né confino.
Dell' avventure degne dell' eroi,
riferirvi vorro, da quinci 'n poi.


***************


Quanto Luigi perse di cantare, I. III. 11.
m' aiuti Musa di raggranellare.
La cefalea d' Orlando mi conviene.
Molte delle gloriose m' appartiene,
gesta di riesumare. Le poteva
compiere, per virtù che possedeva.






C A N T O Q U A R T O




I profughi raggiungon Barcellona, I. IV. 1.
a proseguire cercano vascello.
Barca non v'ha per lo gigante buona,
angustiandolo peggio d' un mastello.
Per molti giorni, fino l' ora nona
studiano, destino gli è rubello.
I congiurati sostano nel porto,
A Bacco quand' è sera non fan torto.


Orlando si sotterra Durindana, I. IV. 2.
col gravoso pestello del Morgante.
All' arme minacciose trova tana,
pellegrino rimane 'l sir d' Anglante.
Confida che nessuno la sua lana
la riconosce, pur sovrabbondante.
Il monacello fedelmente puote,
darsi bel tempo, trascrivendo note.


Fatalmente s' imbarcano l' eroi. I. IV. 3.
Morgante si diserta dal drappello.
Da costa se l' adocchia d' ora 'n poi,
insieme con il timido morello.
Il palafreno che sappiamo noi,
teme del mare, si riman con quello.
Questi faranno loro via per terra,
puntuali toccheranno Gibilterra.



Nella rocca si devono sostare, I. IV. 4.
avvistano dell' Africa 'l giardino.
Per mar potranno Ceuta guadagnare,
l' acqua l' imbizzarrisce Vegliantino.
Il liquore lo fa ricalcitrare,
s' adopra persuaderlo 'l paladino.
Riottoso l'animale scava 'l molo,
annotta, per Orlando non sta solo.


Buon consiglio assumono con l' orto, I. IV. 5.
acconcia gli sarà qualunque nave.
Tolda non v' ha, né stiva può far torto
al colossal, di possa tanto grave,
che del suo non capir non ha sconforto,
a nuoto seguitarli non si pave.
Col monaco s' imbarca 'l paladino,
capace di convincer Vegliantino.


L' ancora salpan nel favor di brezza. I. IV. 6.
Rabbonisce 'l corsier l' umida stiva.
La costa s' allontana, l' accarezza
la vela 'l vento, come cosa viva.
Il conte manifesta gran gaiezza,
mostra sua bazza lo scrivan, giuliva.
Morgante sguazza dietro 'l navicello.
L' azzurro ciel promette tempo bello.


Guadagnato ch' è 'l mezzo dello stretto, I. IV. 7.
Zefiro cessa, cala la bonaccia.
Il pigro nuotator viene costretto,
d' incalzar lo vasel con forti braccia.
E' gravoso del mare quel distretto
per il gigante, che l'onde smanaccia.
Orlando capitano, di gran voce
eccita quel motore, non gli nuoce.


La nuova proda torna di portata. I. IV. 8.
Schizza la prua tagliente fuor dell' onde.
Arranca 'l poderoso, non rifiata,
né sbuffa, pur avendone ben donde.
Feroce sopravvien ed affamata
orca, ad interdir l' attese sponde.
Morgante rintuzzarla si dispone,
l' amichi di salvare si propone.


Un gran calcion incute sulla poppa. I. IV. 9.
E' libero lo mostro d' affrontare.
S' inganna 'l pesce d' aver forza troppa,
quel giaurro non può sopravanzare.
Penosamente strangolato, sgroppa,
muore, costretto di non respirare.
Morgante, tralasciato quell' immoto,
la direzion rintraccia del suo nuoto.


Sì poderosa fu del piè la spinta, I. IV. 10.
ed il naviglio tal abbrivo prende,
ch' allor che la scogliera vien attinta,
non ferma 'l corso, pure se l' offende.
Dalla roccia la prora viene vinta,
né durezza di chiglia la difende.
Oltre non posso più confabulare,
ho confin che non vo= sopravanzare.


*************


Musa 'l mio navigare non rispetti, I. IV. 11
Capriccioso dettato mi commetti.
Concisa, suggerisci canti brevi,
per la pretesa d' imbastirli lievi.
Tu m' interrompi, mentre sto narrando,
l' avventure marine dell' Orlando.






C A N T O Q U I N T O




Il gregario spiaggiato sulla riva, I. V. 1.
del bastimento vede lo sfracello.
Non v'ha chi della chiurma sopravviva,
Si rabbercia malconcio 'l monacello.
Immoto giace, non appare viva
Orlando, tra ' rottami del battello.
Inutile s' adopera Morgante,
a rianimar lo principe d' Anglante.


Il gigante lo vuole risvegliare. I. V. 2.
Lo tenta con la zampa Vegliantino.
Il Monaco l' esplora rifiatare.
I tre compagni gli stanno vicino.
S' apparta 'l fratacchiotto per pregare.
Morgante si sorveglia 'l paladino.
S' è 'l gigantesco controllor accorto:
ha l' urto 'l naso generoso storto.


Senza campane vespero li coglie. I. V. 3.
Il sole s' è d' occaso tramontato.
Mentre 'mbrunisce, 'l precettor si doglie
perchè la sua preghiera non ha dato
frutti. Il rattristato si raccoglie
silente. Né Morgante fiata fiato.
Orlando ch' è 'nterdetto di morire,
tramortito, non cessa di dormire.



Ombrosa selva presso la riviera, I. V. 4.
a trapassar la notte par adatta.
Mentre 'l crepuscolar precorre sera,
caccia Morgante timida cerbiatta.
Nessun di manducare più dispera,
opportuna gran bragia viene fatta.
Accosto bruca l' erba Vegliantino.
Insiste suo deliquio 'l paladino.


Ringraziano l' Iddio misericorde, I. V. 5.
il monaco, 'l gigante poderoso.
I commensali forte li rimorde,
che non si rifocilli 'l valoroso.
Mentre ognun l' arrosto se lo morde,
dell' insensato vegliano 'l riposo.
Il gigante trascura d' indagare,
qual botte tanto vino sa spillare.


Alta la notte, dormono sul lito I. V. 6.
l' eroi. S' è rassettato Vegliantino.
Nell' oblio non conoscono qual sito
l' accoglie, fiduciosi del destino.
Il metodico sol, d' orto sortito,
dal torpor non li scuote quel mattino.
E' di molto trascorso mezzogiorno.
quando Morgante si riguarda 'ntorno.


Sui vasti piedi s' erge 'l gran gigante, I. V. 7:
pensoso, vagolante con lo sguardo.
Fissa sua mira sopra 'l sir d' Anglante,
di cui non si rassegna del ritardo.
L' esulcera ricordo tormentante,
de' fratelli, per cui fu troppo tardo.
Il prence vuol svegliar, che lo presiede,
da quando gl' inculcò la vera fede.


Vegliantino vivace, si ridesta I. V. 8.
irruento, scalpita il destriero.
Sgroppa, s' avventa, corsa non arresta,
schiuman le froge del morello fiero.
Balza non trova che gli sta molesta,
né salto 'ntimorisce quel corsiero.
Col fischiare sapiente, modulato,
Morgante rammansisce l' eccitato.


Solerte 'l diligente tonsurato, I. V. 9.
recita la preghiera del mattino.
Per il crepuscolare s' è 'nfruscato,
nè l' avverte 'l pianeta vespertino.
Di ridere Morgante s' è sfiancato,
per l’error del solerte scribacchino.
Avendo rintracciato l' occidente,
il monaco s' orienta di repente.


Solo 'l caparbio non si sa levare, I. V. 10.
di suo letargo grave, sì profondo,
per cui l' amici sui fa disperare.
Il principe furioso, l' iracondo,
di suo coma non vuole riesumare,
né vispo vuol tornarsene nel mondo.
Duro è 'l sonno d' Orlando, lungo tanto,
che dura pur ch=è terminato >l canto.


*************


Musa, tu sai di notte molestarmi, I. V. 11.
al sonno mi costringi di negarmi.
M' imponi tuo capriccio, tuo dispetto,
alcun non m' hai riguardo, né rispetto.
In questa tappa hai determinato,
d' assegnarmi l' eroe soporizzato.






C A N T O S E S T O




D' un altro giorno va calando sera, I. VI. 1.
per questa come d' uso notte 'ncombe.
Morgante 'l camerier riscuoter spera,
mentre del sole 'l lume cede all'ombre.
Di rianimar l'etrusco non dispera:
ottuso quanto sia, mai non soccombe.
Attizzan confortevole gran foco.
Il religioso si rinnova cuoco.


Acconcio luce vien apparecchiato I. VI. 2.
vicino dell' immobile che giace.
Sfrigolante, con erbe profumato,
lento gira l' arrosto sulla brace.
Un tizzo ha malamente bruciacchiato,
l' estreme piante del guerrier audace.
Ridesto, tra ' compagni di ventura,
è 'l saltellante per la scottatura.


Nel manducar sa primeggiar Orlando. I. VI. 3.
Ventricolo Morgante non ha pari.
Man man la fame loro vien scemando,
gli cresce sete, bevono di guari.
Vanno 'l monaco sazi ringraziando,
ha procacciato vin co' desinari.
Dorme satollo sotto delle fronde,
con li compagni su' 'l focoso conte.



Ancor l' aurora nuovo dì promette. I. VI. 4.
Un nuovo sol risorge dall' oriente.
ll prestigioso duca sonno smette,
scuote Morgante e 'l monaco dormiente.
Vuole viandar, indugi non ammette,
docile 'l pieferrato l' acconsente.
Lor processione fanno per levante,
contenti de' desir del sir d' Anglante.


E' di sua schiera, l' ustionato duce. I. VI. 5.
Sentiero segiurà lungo la costa,
col mar a manca certa via conduce.
De' seguaci, nessuno si discosta
dall'orma sua, come falen da luce.
Lo segue ognun, ognuno con lui sosta.
Orlando cavalier vassi dinante,
l' asseconda col monaco Morgante.


Senz' indugi, conducono cammino I. VI. 6.
l'eroi, misconoscenti dell' affanno.
Grate mense 'mbandisce 'l monachino.
Il terzetto non tema patir danni.
Non s' asciuga del monaco 'l buon vino.
Succulenti sul desco son l' ammanni.
Come quel dispensier si può fornire,
è curioso 'l francese di scoprire.


Di nuovo stanno sazi di cenare. I. VI. 7.
Russa Morgante. Posa Vegliantino.
Il monaco s' apparta per pregare.
Furtivo lo pedina 'l paladino.
Bisbiglia quello, per esorcizzare
qualche malcapitato diavolino.
E' Farfarel di turno questa notte,
insiem con Malagigi ed Astarotte.



Il vivandier sta di costor sovrano, I. VI. 8.
i diavoli lo devon obbedire.
Con l' imperioso cenno della mano,
li richiama, l' ingiunge di fuggire.
Tanto regolamento non è strano,
Satanasso lo deve consentire.
Volle Michele decretare tanto,
patrono premuroso dell' Orlando.


E' pronto 'l trio 'nfernale, d' osservare I. VI. 9.
i dettati del monaco creato.
Obbliganza non prova d' evitare,
per il timore di restar scornato.
A collo torto deve sottostare,
sceglier diverso non gli viene dato.
Fa Malagigi promission, s' impegna,
di provvedere lor pastura degna.


L' ingiunge 'l prepotente di sparire, I. VI. 10.
Si dilegua l' accolta dell' insani.
Non ama 'l conte, fare discoprire
al geloso, sua sgama dell' arcani.
E' notte fonda, chiede di dormire.
Estroso tornerà per l' indomani.
In questo torno, ora terminato,
dell' alta protezion conto v' ho dato.


************


Pretendi tanta storia di narrare, I. VI. 11.
e poi ti sciupi per il desinare,
del vulnerato e ' commensali suoi,
il ventre satollando dell' eroi.
Musa, smetti stanotte di cianciare,
lasciami con Orlando riposare.




C A N T O S E T T I M O




Un nuovo giorno scova nuovo sole. I. VII. 1.
Orlando si consulta col saccente.
L'esuberante ridestato, vuole
a grata convenienza porre mente.
Scalpita Vegliantino, come suole
strattonando le briglia, prorompente.
Chiede Morgante d' orto di strambare,
il cammino per ostro coniugare.


Esitazion di dubbio non insulta I. VII. 2.
il consigliere, che sa consigliare
l'invitto. Ha certezza di consulta
il negromante, per la via da fare.
Obbligata, fatale gli risulta
la meta, che dovranno guadagnare.
Il monanaco, 'l gigante, 'l sir d' Anglante,
lasciano la marina, per Atlante.


Morgante spera ritrovar tra ' monti, I. VII. 3.
la traccia della sua prima radice.
L' amichi senza tema di confronti,
al cercator consentono la nice.
Obbligazion d' amore li fa pronti,
per cui di scontentarlo non han lice.
Que' viandanti dirottan lor cammino,
docile trotterella Vegliantino.




L' esuli tergiversano dal mare, I. VI. 4.
il sole gli risorgerà da manca. .
L' intonacato guida nell' andare,
di seguitarlo niuno se ne stanca.
L 'astrologo sa bene calcolare,
la sicumera sua altrui rinfranca.
Ostenta sussiegoso 'l frate nostro,
un marchingegno che dimostra l' ostro.


Impervia selva trovano dinanti, I. VII. 5.
tenebrosa. Si deve traversare.
Il monaco, 'l caval son titubanti.
Il conte vuol Morgante seguitare.
I due s' impuntan, più non van avanti,
paurosi qualche fiera d' incocciare.
Il gigante precede nell' andazzo,
Orlando tien la coda del codazzo.


Scorrono la boscaglia da gran pezza. I. VII. 6.
All' improvviso Vegliantino scarta.
Ratto si fugge, come sfugge frezza,
quando scoccata da ballestra parta.
Del tratturo non cura più l' asprezza.
E' dal sicuro la verdura sparta.
E' inutile sfiatarsi a 'l richiamare,
la sua traccia convien d' appedicare.


Attenti, se l' adocchiano la pesta I. VII. 7.
del palafreno, del gran conte degno.
La via di più, di più rendono lesta,
dell' animal conoscono l' ingegno.
Di più, di più van dentro la foresta,
seguon del trottator il certo segno.
Oltre vespro s' appistano per l' orme,
per quella notte niun di loro dorme.


Sorge l' aurora dall' incerte dita. I. VII. 8.
Ascoltan familiare gran nitrire.
L' affezionata raglia 'l conte udita,
la vuol precisamente perseguire.
Suo gigantesco servitor invita,
il quadrupede verso di sentire.
E' certo, di certezza non mendace,
di rintracciarsi suo corsier fugace.


I disboscati giungono radura, I. VII. 9.
in mezzo della quale svetta fico.
Presso di questo bruca la verdura,
il cavallo, di pascersi lubrico.
Sotto le frasche, grigia di paura,
una vecchia dimostra l' ombelico.
Due saracin al suol riversi stanno.
Dal calciator subirono gran danno.


Viene da' sopraggiunti rincuorata I. VII. 10.
la vecchia, tremebonda, sconcertante.
Farfugliando la bocca sgangherata,
benevolenza >mpetra del gigante.
Dal paladino vuole star baciata,
agile schifiltoso è 'l sir d' Anglante.
Grinzoso labbro delibar non vuole.
Fuggiasco fugge, chi fuggir non suole.


***************


Musa, sai maltrattarmi solamente, I. VII. 11.
mortificando l' estro di mia mente.
Il nobilotto mio privilegiato,
d' Angelica sai far dimenticato.
Narrar hai decretato mi riguarda,
la sconcia caloria d' una vegliarda.






C A N T O O T T A V O




La disgustante che gli si concede, I. VIII. 1.
pretende di narrare sua novella.
Giura non esser qual altri la vede,
ma di Manfrone re la figlia bella.
Ad un Orlando schizzinoso, chiede
un bacio, sulla bocca sdentatella.
L' annichilito pieno di sconcerto,
ritorce 'l guardo, a consultar l'esperto.


Il meschin assillato di paura, I. VIII. 2.
ammargiato, paonazzo di sudare,
la lingua 'mpastrocchiata dall' arsura,
sbiancato, non si smette di tremare.
Avrà risposta che gli torna dura,
quando gli svela quanto deve fare.
Pavido lo sussurra nell' orecchia:
deve gustar la brogna della vecchia.


Nel petto all' impetuso 'l cor s' impetra, I. VIII. 3.
rabbioso strizza 'l collo mingherlino.
Acuminata ha 'n man scheggia di pietra,
a sfondar la cervice del meschino.
Quell' innocente conpassion impetra,
al suol lo scaraventa 'l paladino.
L' amoroso Morgante gli soccorre,
il rammendato cavalier accorre.



L' oracolo rimane perdonato I. VIII. 4.
d' Orlando, rassegnato d' obbedire.
Colui s' attarda per assumer fiato,
palese dimostrando di soffrire.
Aborre l' orifizio sdentellato,
pria d' arrivarlo spera di morire.
L' aborrito supplizio lo riguarda,
orripilando tocca la vegliarda.


All' improvviso 'l ciel tutto s' oscura, I. VIII. 5.
gran fragoroso tuon scuote l'occaso,
turbina 'l vento, sì da far paura
anco 'l gigante, che difende 'l naso
dal polveron. Mentre tempesta dura,
il monaco sul suol s' appiatta raso.
Il fulmine colpisce 'l grande fico,
l' incenerisce prima che lo dico.


Intenso fumigar nega lo sguardo I. VIII. 6.
de' disgustosi, dal baciar uniti.
Sebben del giorno lume non sia tardo,
dal cospetto del sol son impediti.
Denso caliginar confonde 'l guardo
de' compagni d' Orlando, sbigottiti.
S' apron del cielo l' ampie cataratte,
battente piova la radura batte.


Da' vapor delle ceneri procede I. VIII. 7.
il conte. Una splendida fanciulla
lo segue. La devota luogo cede.
La bella 'l foco non segnò per nulla.
Beltà superba, umile s' incede.
Il nasobliquo fascina la pulla.
Al paladin la vergin si rivela,
l' ha nominata 'l suo maggior Arcela.


Manfronio, della Sirte sir possente, I. VIII. 8.
l' ha promessa al fido Galafrone.
Figlio d' Arcanio, principe valente,
visir di Biskra, di sua soggezione.
Onfrito mago, giuste non consente
nozze. Mal le tollera il ladrone.
Per la lussuria solito d' usare,
la vorria preventivo profanare.


Di poi che la riottosa non conquide, I. VIII. 9.
rabbioso abusa di sua magheria.
In vecchia la sfigura, di lei ride,
ebbro di delusione, di pazzia.
Statuisce chi giammai bella la vide,
d' un bacio la restaura, s' ha valia.
Dal malfattor al fico vien legata,
da due feroci sgherri sorvegliata.


I malnati fa morti Vegliantino, I. VIII. 10.
a calci fracassandogli la testa.
Tranquillamente pascola vicino,
avendo traversata la foresta,
il cavallo s' attende 'l paladino,
mentre presso dell= albero si resta.
L' incantamento vien vanificato
d' Orlando, d' intelletto stralunato.


*************


Musa, l' endecasillabi mi detti, I. VIII. 11.
l' esitare d' Orlando mi commetti.
Costretto la grinzosa d' abboccare,
provò maldestramente di ciurlare.
Pretenderai d' impormi nuovi canti,
per i tuoi capriccetti stravaganti.






C A N T O N O N O




L' ancella vuol Orlando ritornare I. IX. 1.
al padre, all' ornato degno sposo.
Lei l' intenzion non mostra d' apprezzare,
appetito coltiva, ch' è scabroso.
Con l' istruttor riten di s' appartare,
l' onesto, contrastato, dubitoso.
Orlando paladin vien avvertito,
della più turpe magheria d' Onfrito.


Da colui, che Lucifero lo teme, I. IX. 2.
del gran Michele paventando l' ira,
apprende 'l paladin d' illustre seme,
come della fanciulla 'l cor cospira.
Galafron obliò, coltiva speme
estranea, ad altro imene mira.
Del nasuto campion libidinosa,
si vorria trastullare la vogliosa.


Sol ch' al mago la vita gli vien tolta, I. IX. 3.
ed all' inferno sia precipitato,
sua trista magheria sarà dissolta,
Arcela scamperà fuor di peccato.
L' insana, d' indecente sua risolta
colpa non ha, né di fallir l' è dato.
La scapestrata vergin rinsavisce,
s' Onfrito corruttore si perisce.



Contro de' prodi parasi dinante, I. IX. 4.
un corazzier superbo, poderoso.
Trascura 'l condottier , mira 'l gigante.
Abbatterlo pretende, pretenzioso.
Smisurato spadon, orripilante
sfoggia. Lo riconosce 'l puntiglioso.
Ha familiar col l' elmo l' armatura,
che nascondeva nell' Estremadura.


Il paladin affronta quel sicuro, I. IX. 5.
alza la destra, >mpone che s' arresti.
Dell' interdetto 'l volto non è scuro,
subisce che l' inerme lo contesti.
Il gran francese, nerboruto, duro,
sa comandarlo che si manifesti.
S' intama l' irruento, poi c= ha noto
Orlando conte, di cui sta divoto.


L' impetuoso, placato, rassegnato, I. IX. 6.
scavalcato, per terra piede posa.
Umile torna 'l fiero dissellato,
suo professore scontentar non osa.
Altro contegno non avrebbe grato
l' alfiere, d' intenzione generosa.
Scoccimarro si noma quel guerriero,
svelto di liberarsi del cimiero.


Prima ch' il gran francese lo richiede, I. IX. 7.
quegli lo riconosce per suo duca.
Con ferma cortesia l= Orlando chiede,
quanto si trafugò dalla sua buca.
Con perentoria guisa lo presiede:
saprà dettagli quale si conduca.
Scoccimarro depone spada, scudo,
corazza, maglia, rimanendo nudo.



Il sottomesso si bisbiglia priega, I. IX. 8.
avendo 'l ciglio umido di pianto.
Orlando gli concede che si spiega,
lo tollera 'l gran principe d' accanto.
Pretende l' audizione non si niega
a Morgante, al consiglior trabanto.
Battesimo s' impetra 'l saracino,
di salsedin l' annaffia 'l paladino.


Poi che l' hanno fedel assicurato, I. IX. 9.
l' abbracciano, l' accolgono fratello.
Scoccimarro, converso conquistato,
cambierà nome, muterà d' appello.
Rabon sarà di nuovo rinomato,
di Cristo redentor campion novello.
Orlando sa coscriverlo quel fante.
La gelosia non tarla >l suo gigante.



Al rifugio dell' empio per lui noto, I. IX. 10.
il novizio li guida, senza tema.
Onfrito giunto, non lo salva voto
di Macone, avrà deserta spema.
Bestemmia 'l falso dio cui s' è divoto,
vendetta meritata gli dà trema.
Dalla tagliente Durindana sperta,
rimane decollato, come merta.


*************

Musa, di notte molestarmi suoli, I. IX. 11.
ad impedire sonno mi consoli.
Hai saputo dettar un canto degno
dell' eroe, secondando 'l mio disegno.
Nel mentre gratitudine m' imponi,
nuovo procuste perfida disponi.






C A N T O D E C I M O




Il mago morto, la fattura tolta, I. X. 1
torna di Galafrone disiosa
la sconveniente, troppo disinvolta
quando d' estranea voglia fu bramosa.
Al buon mallevador si fa rivolta,
chiede tornar in sua magion famosa.
Vegliantino gentile se l' insella,
garante dell' onor della donzella.


Di nuovo se ne vanno per levante. I. X. 2.
Scoccimarro fa mostra che si gode
la primazia del cavalier errante;
lui volle battezzarlo per sua lode.
Tergiversar conviene dall' Atlante,
né di tanto Morgante se ne rode.
Arcela di racquiso comprendonio,
scortano per la reggia di Manfronio.


Per oriente mantengono l' andare. I. X. 3.
D' ogni crosta Rabon s' è liberato.
L' arme dismesse, vuole rindossare
Orlando. Riducar ha divisato
la graziosa, decente nell'amare,
avendo 'l sentimento ritrovato.
Sa 'l notarello dar saggio consiglio,
segue Rabone di Milon lo figlio.



La landa d' Algazir viene raggiunta. I. X. 4.
Biskra l' attingeran per meridione.
Arcela qui, con l' avventore giunta,
rinnamorata di suo Galafrone,
pudica tace, mostrasi compunta
la verginella, genia di Manfrone.
Il monacel, d' antico mondo sperto,
aiuto dà, senza richieder merto.


Rabon pretende bene si consulti, I. X. 5.
lo strumento per cui l'ostro s' attela.
Rotta vuol calcolar quale risulti,
a mezza via di dove 'l sol si svela.
Errore non sopporta che l' insulti,
per lo scirocco seguitar anela.
A prova nuova devon sottostare,
l' infocato deserto trapassare.


E' di fascino 'l duca liberato. I. X. 6.
Il riflessivo suo strumento scruta.
Alla fanciulla cavalcar è dato,
il testardo morello. La rifiuta
soma, cui non riman affezionato,
e l' ingroppar difficilmente muta.
Quella leggera vergin aggraziata,
sulla sella gli vien apparecchiata.


Di lunga via soffron fatica grande. I. X. 7.
Il pedestre guerrier pare sfiancato.
Il calcagnar non strema chi gigante,
conserva valentia, prestanza, fiato.
Il fraticello dell' eroi garante,
procurerà trasporto non usato.
Profittando dell' ombre della notte,
Farfarel sa chiamar, con Astarotte.


L' eterna brace devono lasciare. I. X. 8.
Satanasso non frena quella prole.
Ha 'l monaco virtù di comandare,
né l' infernale fanteria mai vuole,
avere fantasia di svicolare:
l' obbliga coercizione di chi puole.
Vien evocato terzo Malagigi,
giungendo trafelato da Parigi.


A torto collo sono consenzienti I. X. 9.
i cornuti, costretti d' obbedire.
Dovranno traslocar quell' incoscienti,
senza guastargli gusto di dormire.
Non han licenza d' esser riluttanti,
l' obbligo suo non possono tradire.
I dormiglioni stanno trasognati,
ed opportunamente trasvolati.


Assopito, non sente di volare I. X. 10.
l' impulsivo, d' ingegno sveglio, pronto.
L' oblio profondo può prevaricare
l' intelligente, privo di confronto.
I rivoltosi sa domesticare,
l' addottorato tonsurato conto.
I cinque, col cavallo trasandati,
precisamente son recapitati.


************


Mia casta Musa, tu mi favoleggi, I. X. 11.
di diavolaccerie, di sortilegi.
Non mi saprai negar l' ispirazione,
a descriver l' affetto di Manfrone.
L' Arcela sua, disia recuperata
pura, mai nessuno delibata .






C A N T O U N D E C I M O




Il chiaror del crepuscolo precede I. XI. 1.
Febo, riconquistandogli l' oriente.
Circospetta l'aurora luogo cede,
fuggendo lo splendore prepotente.
La notte dilazione non richiede,
né si vuol attardar inutilmente.
Lambisce 'l litoral l' africo mare,
diverso amante l' ama carezzare.


Manfrone malinconico, la reggia I. XI. 2.
dolente lascia, non sa riposare.
Cogitabondo lungomar passeggia,
dubitoso sua gemma ritrovare.
Il traviarsi teme dell' egregia,
con Galafron non vuole sfigurare.
E' travagliato l' animo del sire,
tormentoso dispera di morire.


Per giorni lunghi, per eterne notti, I. XI. 3.
a Macometto s' è raccomandato.
Invano gli rivolge voti, motti,
del falsario rimane disgustato.
L' indugi del deluso sono rotti,
il cristiano Dio vien invocato.
Dal turco fedeltà resta giurata,
a patto di riaver l' immacolata.





Al Verbo sa prometter lo pietoso, I. XI. 4.
la confession di tutta la sua gente.
Persuaderlo saprà quel premuroso
Galafrone, che sempre l' acconsente.
Di poi che nella Croce s'è riposo,
ha rassettato l' animo, la mente.
Ha finito Manfrone di pregare;
l' orizzonte s' interroga del mare.


Il litoral rovista con lo sguardo, I. XI. 5.
certo di consolato quell' onesto.
Per i dormienti ridivien gagliardo
l' attempato, pentito manifesto.
L' acciacchi, non ritardan lo vegliardo
re corridore, ritornato lesto.
Nel mentre son ancor assonnacchiati,
il piè veloce l' ha riguadagnati,


Arcela scappa per il genitore. I. XI. 6.
Il commosso la culla tra le braccia.
In pianto sbottan per felice core.
Mai si stanca chi l' altro se l' abbraccia.
La grande gioia Manfron quasi lo muore,
ben gli conviene che suo labbro taccia.
Di gran gioire tregua si concede,
meticoloso resoconto chiede.


Il gran signor Arcela sua s' ascolta. I. XI. 7.
Conosce che dal cristallin Orlando,
l' oscena magheria venne risolta.
L' etrusco spadaccino discolpando,
la verginella dell' error distolta,
il sospettoso va rassicurando.
La puntigliosa di precisazione,
l' informa del condursi di Rabone.


Cristiano vuol tornar il fortunato; I. XI. 8.
ad obbedir sui sudditi dispone.
Il casto camerier vien elogiato,
la fama corre tutta la regione.
Il solerte, del Ver raccapezzato,
sua fedeltà per sua gente l' impone.
Galafron lo battezza 'l paladino,
l= altri sono mondati dal postino.


Il meschinel sei giorni s' affaccenda, I. XI. 9.
la salamoia spargendo sulla fronte
de' peccator, non privo di prebenda.
Ha meritato riposar lo conte.
Morgante, gli conviene tregua prenda,
mentre pubbliche feste sono pronte.
L' eroi vuole Manfrone ringraziare,
senza micragneria di sparagnare.


Passan li giorni, nel felice regno, I. XI. 10.
le godurie non smetton di finire.
L' ereditiere generoso, degno,
il notabile franco vuol stupire.
Vien acclamato 'l cavalier ramegno,
il popolin, monsù lo fa nutrire.
D' oziare l'africano s' accontenta,
ed a più degna gloria non s=attenta.


************


Bizzarra diva, mia disamorata, I. XI. 11.
ti perdono molestia che m' hai data..
Potrai per alcun tempo riposare,
di suggerirmi quanto vo= narrare,
Quand' Orlando d' errare sia stornato,
nuovo cantar m' ispiri, nuovo fiato.

--







L I B R O S E C O N D O
























C A N T O P R I M O




Maestoso regna Carlo 'mperatore, II. I. 1.
per alte 'mprese nominato Magno.
Tant' è glorioso quant' ha triste 'l core,
l' animo l= affardella grand' affanno.
Penose soffre d' ogni giorno l' ore,
angusto, sopportando troppo danno.
Esagerata pena lo percuote,
di poi che non rincasa suo nipote.


L'imperator di cui Cristo si serve, II. I. 2
siede 'n Parigi, lì resta 'ntronato.
Nell' augusta magion la vita ferve.
Si macera 'l depresso 'ncutugnato.
Non ha virtù liquor di spezie, d'erbe,
di rabberciar lo prence vulnerato.
Pruovan li medicon farmachi strani,
inutili s' affannano l' inani.


Sta fiso nell' orecchio del buon Carlo, II. I. 3.
il suon del corno del signor d' Anglante.
Ancor ch' il paladin non può sonarlo,
nel cranio lo rintrona l' Olifante.
Aspra vendetta non può consolarlo,
la nostalgia l' esulcera costante.
Gran duolo lo minaccia di morire:
il suo campion per lui dove= perire.



Non cerca la premura di Turpino, II. I. 4.
non trova di Rinaldo lo conforto.
Quest' altro paladin piange 'l cugino,
amoroso fratel, alfine morto.
Bradamante singhiozza non pochino.
Consolarla non sa Rugger del torto.
Per ogni dove 'l piagnisteo riecheggia,
i bastion intridendo della reggia.


Turpin soltanto, solo Ricciardetto, II. I. 5.
han cura della sorte del gran regno.
Il paladin, è consiglier provetto
del vescovo ministro, saggio, degno.
Sperano quel figlio di Pipin, inetto,
vince 'l dolor, la mente pon a segno.
Loro speranza si dimostra vana.
Turpin ha fatta bianca la sua lana.


Il porporato vuol sentir Riccardo. II. I. 6.
I due prudenti trovan concordato.
Se 'l senno di Carlon mostra ritardo,
ha 'l vizio del nipote ricalcato.
Prendon consiglio, salvo suo riguardo,
che quant' è perso venga ritrovato.
Avrà Turpin temperia dell' impero,
Carlo sia rinsavito dal guerriero.


Per il mandato che Gabriele diede, II. I. 7.
può Turpin evocare Malagigi.
In terra rattamente questo riede,
guadagnando la reggia di Parigi.
Al mitriato s' inchina, gratta 'l piede,
i matton spazzolando co' barbigi.
Dell' inglese recuperi 'l cavallo,
addurlo gli convien, senza di fallo.


Turpino Ricciardetto s' ammaestra ; II. I. 8.
quell' Ippogrifo monterà di notte.
Con luna piena, con la mano destra,
correggerlo saprà per certe rotte.
Veloce come strale da ballestra,
l' alato volerà, scevro di botte.
Ricciardetto Turpino ben ascolta,
sa parlar lo mentor sol una volta.


Quando raggiungerà un alto monte, II. I. 9.
l= Astolfo nuovo, smonterà 'l cavallo.
Un vegliardo vedrà, di grande fronte,
candida barba, manto di corallo.
E' san Giovanni, d' evangelo fonte;
la noce seppe liberar dal mallo.
Sul gran carro d' Elia potrà montare,
e la pallida luna guadagnare.


Di poi che lo vallon avrà raggiunto, II. I. 10.
ricettator d' ogni perduta cosa,
un fiasco troverà, meschin, bisunto,
pestilente d' odor, pesa gravosa.
L' orcio sarà di sua ricerca 'l punto,
la soma toglierà gravolezzosa.
Il profumo del senno ritrovato,
Carlo l' aspirerà, d' un solo fiato.


*************


Musa, capace versi d' ispirare, II. I. 11.
l' ipocondria di Carlo per narrare.
L' imperiale proboscide, d' un vaso
dev' adattar, per l' occorrente caso.
Un dubbio consapevole m' artiglia;
la distimìa è danno di famiglia?






C A N T O S E C O N D O




Da troppe lune, ' l sol sa disertare II. II. 1.
la capitale del signor de' franchi.
Minaccia l' uggia piova, di durare
fin che finiti ' giorni 'l tempo manchi.
La muffa fa le pietre 'nfracidare;
i camerlenghi son d' umido stanchi.
Vuol pianger Carlo dentro delle mura.
Eterno diluviare fuori dura.


Com' è fatal ogni stagion finisce. II. II. 2.
Risorge nuovo sol, ancor radioso.
Il maggior franco giubila, gioisce,
la notte seppe rendergli riposo.
Col ciambellan, su' paladin riunisce,
è serena la 'mpigna del pietoso.
Sonno rivelatore s= ebbe, adatto
a scampargli l' ingiuria di star matto.


S' ascoltano Turpin con Ricciardetto, II. II. 3.
il dir del prence ritornato lieto.
D' adescarlo s' ingegnano l' affetto,
del visionario, scevro di segreto.
D' Alda la bella si riscalda 'l petto,
gran gioia bagna di pianto 'l labbro cheto.
Del sir l' apologia convien d' udire,
d' Orlando, cui nessun lo può perire.




Solenne Messa viene celebrata, II. II. 4.
dal pastore del gregge dell' invitti.
Canta Turpin, fa coro l' adunata
de' cavalier, che stavano sconfitti.
Han gola que' tenori dispiegata,
risonando le mura co' soffitti.
Al Ciel, grato clamore se ne sale
armonioso, e l' armonia gli vale.


Mense prepingui son apparecchiate, II. II. 5.
di digiunar ciascuno s' è saziato.
L' archimandrita Carlo torna vate,
d= esultar ad ognun sta comandato.
Tutte mestizie restan obliate,
lo lieto giorno ben è festeggiato.
D' Orlando salvo più nessun dispera,
col banchettar soverchiano la sera.


Come stornelli quando 'l sol tramonta, II. II. 6.
fan stormo presso l' albero frondoso,
così de' paladin la schiera pronta,
è frotta del gran principe glorioso.
Que' che lavar di Ronsisvalle l' onta,
sapran recuperar l' eroe famoso.
Per quale direzion devon partire,
Carlo sa puntuale suggerire.


Turpino saggio viene consultato, II. II. 7.
sicuro consigliere, di riguardo.
Col vescovo rimane decretato,
Ansugi s' andrà con Agibardo,
a questi vien l' oriente rassegnato.
Rinaldo farà strada con Ricciardo.
Que= due Ruinatto li va seguitando,
scudiere prediletto dell' Orlando.


Seguace del signor di Montalbano, II. II. 8.
l' arme gravose porterà Rinieri.
Grifonetto d' Ugon va con Dedano,
i due non son de' quattro meno fieri
Lionfante s= asseconda con Viviano,
Lionetto s' apparenta con Uggeri.
Verso scirocco, fuori della calca,
con Bradamante sua, Rugger cavalca.


Ordina 'l caporale religioso, II. II. 9.
Parigi salvaguarda 'l gran Gucciardo
omaccion gigantesco, vigoroso,
fratello di Rinaldo, con Alardo.
Han compagno Puldoro poderoso,
sicuro della Francia baluardo.
Carlo resti sicuro nella reggia,
per ogni dove scorrerà sua greggia.


Come d' autunno l' albero 'l fogliame II. II. 10.
spoglia, spogliato di soffiar di vento,
così sciamando sciama quello sciame,
il prence disertando di portento.
Son curiosi d' andar fuor di reame.
l' esplorazione non gli dà sgomento.
E' diversa la sorte dell' eroi,
sol di Rinaldo narreremo noi.


*************


Musa, per castigar questo poeta, II. II. 11.
scegli la notte, di fantasmi 'nqueta.
Insonne vocazione m' alimenti,
a riviver di Carlo li tormenti.
Nutro timor, se mai per tui sollazzi,
il sir di Montalban me lo strapazzi.






C A N T O T E R Z O




Alla ventura marcia quel drappello. II. III. 1.
Rinaldo cavaliere di Baiardo,
cinge Fusberta, Ricciardetto bello,
in groppa d' Ippogrifo sta gagliardo.
Appresso vien Ruinatto su Rondello,
Arpante di Rinier è fido pardo.
Esploratori sono dell' ignoto,
ad obbedire l' imperiale voto.


Il sir di Montalban d' approprio 'ngegno, II. III. 2.
la Spagna si propon di guadagnare.
In quelle lande fida trovar segno
utile, >l gran cadetto per stanare.
Convince Ricciardetto tal disegno,
gli scudieri lo devon secondare.
I confini di Francia varcheranno,
i Pirinei scoscesi scaleranno.


Procede quel corteo non disarmato, II. III. 3.
Altachiara fedele d' Uliviero,
di cui Luigi ha bene raccontato,
è soma di Ricciardo del destriero.
Rinaldo si riman affaticato
di Fusberta, pesante col cimiero.
L' altra ferraglia grava gli scudieri,
s' abbastaza Ruinatto con Rinieri




L' ampia region dell' aquitani, vanno II. III. 4.
quelli di Carlo, professor di Cristo.
Scevri d' affanno la gran piana vanno,
i cacciatori dell=eroe >mprevisto.
Pari caracollando se ne vanno,
Ciascun de' tre dal quarto resta visto.
Per i cavallegger giorno s' arriva,
che di Garonna toccano la riva.


Sentiere gli fa d' uopo di trovare, II. III. 5.
o ponte. Non v' ha guado né traghetto,
l' opposta sponda per riguadagnare
del vorticoso, d' aspra ripa stretto.
L' orrido si dividon d= esplorare,
prendon consiglio prima che sia detto.
Ruinatto con Rinaldo per oriente,
segue Rinier Ricciardo, d= occidente.


Vien opportunamente concordato; II. III. 6.
chi s' ha fortuna d' incocciar buon passo,
sonante soffierà squillante fiato,
l' altri s' orienteranno per lo chiasso.
I primi attenderan chi s' è sviato,
nessuno sarà fioco, nessun lasso.
In coppie si spartisce la quadriglia,
opposta direzion ciascuna piglia.


Contro corrente 'l sir di Montalbano, II. III. 7.
cavalca l' aspra costa, scruta 'l fondo
del fiume. Briglia stringe nella mano
di Rondello Ruinatto, suo secondo
obbligato. L' amore del soprano
sa spingerlo fin oltre 'n capo 'l mondo.
E' sdrucciola la via, scabrosa, dura,
accidentata fuor d' ogni misura.


Strido lamento sopravvien, per esso, II. III. 8.
Rinaldo, dell' orecchio ben attento,
s' arresta, ferma chi gli vien d' appresso,
la destra con l= alzar, restando 'ntento
il pianto d' origliar. Pur se sommesso,
l' ascoltator l' imbeve di sgomento.
Saprà smorfiar lo paladin nostrano,
il muguglio, sentito da lontano.


Rincorrendosi, forte danno fiato II. III. 9.
a' corni, sia Rinaldo che Ruinatto.
Ricciardetto così vien richiamato,
convien ch' ha ritornar s= appresta ratto.
Di gran fiato richiamo vien soffiato
dal guerriero, veloce qual cerbiatto.
Il segugio Rinieri non ha 'ntoppo,
l' amichi riguadagna, di galoppo.


Infilati procedon nell' andare, II. III. 10.
il gemito li guida per la valle.
L' angustioso sentier devon calcare
in processione, per lo stretto calle.
Rinaldo duca li vuol primeggiare,
i compagni s' adattan, guardaspalle.
Sa proceder guardinga quella fila,
l' acume dell' udir ognun l' affila.


************


Musa, tu nel meriggio sai cantare, II. III. 11.
aiutami la notte d' affrontare.
Nel buio pauroso non lasciarmi solo,
del verso non negarmi lo consuolo.
Narrami senza nulla tralasciare,
qual avventure vuoi racimolare.






C A N T O Q U A R T O




Oltre la gola s' apre la pianura. II. IV. 1.
Il rio trascorre lento, mostra guado.
Un' alta pietra, rocciolosa, dura,
inospitale s' erge, senza grado.
Su quella cima, piena di paura,
una fanciulla geme, suo malgrado.
Geme la bella. Sotto della rocca
s' avvolve drago, di schiumosa bocca.


A Baiardo Rinaldo dà di sprone, II. IV. 2.
alta la gran Fusberta sta sguainata.
D' affrontar la bestiaccia si dispone
l' inclito, di condotta 'ntemerata.
In fallo lo stallon zoccolo pone,
sua soma vien nel fango stramazzata.
Annaspa 'l cavalier nella corrente,
preda >ndifesa del bestial serpente.


Presto s' insella 'l cavalier Ricciardo, II. IV. 3.
su d' Ippogrifo, d' ale portentose.
Vindice vola 'l palfren gagliardo,
usato d' alte 'mprese, strepitose.
Sul dragone s' avventa come dardo,
stordendogli scalciate poderose.
Alfin mozzata d' Altachiar rimane,
l=orripilante testa dell' immane.



Ippogrifo si cabra, la fanciulla II. IV. 4.
guadagna, sopra lo scosceso masso.
Ricciardetto la toglie su la sella,
veltro nel liberarla di mal passo.
Lieve risulterà soma novella
per l'augello, planando verso basso.
Il cortese caval schifo di sprone,
a terra dolcemente li depone.


Ricciardetto s' abbraccia la pulcella, II. IV. 5.
colei s' acchiappa del guerrier nel collo.
Ognun nell' avvinghiarsi l' altro culla.
Rinaldo, risorgato dell' ammollo,
i due li strizza, senza dire nulla.
Di brancicarsi >gnun si fa satollo.
Colei che bacia li gran cavalieri,
è Vergilia, sorella di Rinieri.


Sposa promessa di Ricciardo forte, II. IV. 6.
nel gran palagio del signor de' franchi
l' attenderebbe, damigel di corte.
A fede data non conviene manchi.
Ingrata la punisce mala sorte;
la concupisce >l mago Malibranchi.
La vergine rapisce lo stregone,
di sua casta virtù vorria ragione.


Al protettor de' franchi, si rivolge II. IV. 7.
la fanciulla gelosa; non si cede.
Santo Dionigi l' invocar raccoglie,
al lussurioso sapria dar mercede.
Al tentator la vita non la toglie,
cotanto malebolge nol concede.
In dragone schiumoso vien mutato,
di custodir la bella condannato.


Dal santo resta 'l mostro comandato; II. IV. 8.
della ritrosa garanzia divegna.
Al drago, gli dev' esser accordato
scegliersi luogo, come gli convegna.
A chi lo sa sconfiggere vien dato,
di guadagnar la fidanzata degna.
Rupe scoscesa, vorticosa d' onda,
s' elegge la bestiaccia 'nvereconda.


Sull' alto sprone l' infelice geme, II. IV. 9.
nuovo temendo di subir affronto.
Il paladin, di Montalbano seme,
il pianto colse, per sentir suo pronto.
Del generoso fa fallir la speme,
il provvido destrier, di piede tonto.
Dionigi fece straviar Baiardo;
a liberar Vergilia sia Riccardo.


La sposa seguirebbe la quadriglia II. IV. 10.
de' nobili, segugi dell' Orlando.
Per più consona vece la consiglia
Rinaldo, Ricciardetto rammentando.
Rimpatrierà di Galieron la figlia,
l' alato, grata soma sopportando.
L' ippogrifo Rinieri può domare,
verso Parigi rotta comandare.


************


Ruvida Musa, priva di rispetto, II. IV. 11.
tu mi sai confermare nel sospetto,
che ti piace di notte molestarmi,
il sonno continuando di negarmi.
T= arroghi di pretenderti ragione,
a Rinaldo buscando 'l ruzzolone.






C A N T O Q U I N T O




Seguon l= attentatori dell' Orlando, II. V. 1.
il ruscel, dell' impuro liberato.
Il sole d' occidente va calando,
vien per la notte campo preparato.
Nuova prova non vanno ricercando
i sazi, di pericolo scampato.
Sotto le stelle dormono que' franchi,
l' impresa li ridusse molto stanchi.


Dell' arme nudo 'l gran Rinaldo giace, II. V. 2.
è Baiardo cuscino del guerriero.
Ricciardetto si può conceder pace,
cavalcherà diman Rondello fiero.
Ruinatto di dormir non si dispiace.
Arpante russa presso lo scudiero.
Dopo ch' è mezzanotte superata,
un vecchione raggiunge l' adunata.


Il veglio ferma >l malsicuro piede, II. V. 3.
mentre Diana 'mpallidisce 'l cielo.
Rinaldo sol, fa mostra che lo vede
quel ricurvato, di candido pelo.
Cortese 'l paladino lo richiede,
qual esso sia di disvelar lo velo.
Rinaldo si saprà quanto gli basta,
dall' antenato suo, che lo sovrasta.



Incipit: " degno figlio dell' Ammone, II. V. 4.
custode del valor di Montalbano,
trascorrendo tu vai questa regione,
per impulso del principe sovrano.
Benevolenza superior dispone,
la tua fatica non riman invano."
L' assorto si compiace dell' udire,
lo spilungone non gli può mentire.


"Generoso traguardo vai cercando, II. V. 5.
per la promessa che ti fa divoto.
Io ti sono parente, con Orlando,
e Carlo 'mperator troppo m' è noto.
Inopinato, decretò mio bando,
tradendo fedeltà dello mio voto."
Premonitor, rivelator è 'l sonno
di Rinaldo, l' altri l' udir non ponno.


"Senza torto, rimasi disgraziato, II. V. 6.
quando l' inganni gli sgamai di Gano.
In ceppi al traditore consegnato,
godette torturarmi di sua mano.
Oltre la morte m' oltraggiò, smembrato,
il cadavere mio sperse lontano."
Si consuma la notte, per intanto.
Il mento trema del nipote 'l pianto.


"Di mio fratello devi starti degno II. V. 7.
Rinaldo; tu m' hai ben riconosciuto.
Tu m' odi, di tua fede serba 'l pegno,
osserva l= impostor che m' ha nociuto.
L' ingrato, resta garanzia del regno
di Cristo 'n terra, molto l' è dovuto.
Tuo cocente subbuglio frena, cheta;
perdono, non vendetta ti disseta".



"Conserva fedeltà del monsignore, II. V. 8.
per cui vai faticoso vagolando.
In te pone fiducia, nel valore
de' pari, che con te van ricercando,
per salda speme d' incorrotto cuore,
di riscattar l' apostasia Orlando."
Tace Rinaldo, muto di parlare.
Insiste l' avo nel confabulare.


"Cristallina mantieni la tua fede. II. V. 9.
Degno risulterai dello casato,
che natal nobilissimi ti diede,
né mai fu di spergiuro profanato.
Ritroverai colui che Carlo chiede,
di mondana prurigine purgato."
Non ha più tempo l' ombra di cianciare,
s' arretra, si rivolge, si dispare.


Il padrino svanito, si ridesta II. V. 10.
Rinaldo, dall' affetto complicato.
A' creduli sodali, manifesta
quanto dal precursor fu rivelato.
Fuor d' esitanza quella truppa lesta,
seconda 'l capitan allucinato.
Se 'l mio lettore mi starà vicino,
ancor seguiterem quel paladino.


*************


Facilmente mia Musa ti fai gioco, II. V. 11.
d' un intelletto gracile, dappoco.
Sei prepotente, per tua costrizione,
m' obblighi di rimar, di tua ragione.
Assistimi, poeta sfortunato,
di Rinaldo narrar, d' umido fato.






C A N T O S E S T O




L' Amore, ch' esistenza non richiesta II. VI. 1.
impone, per molteplici creature,
avrà pietà di chi l' ingegno presta,
del console narrando l' avventure,
cui profezia precisa, l' ammonesta
di Carolo di prendersi le cure.
Del Narbonese andrò quindi cantando,
alfier cortese, trovator d' Orlando.


Risalire Rinaldo vuol il corso II. VI. 2.
della Garonna, fino la sorgente.
Inerpicando, san piegar lo dorso
inesausto, i bravi di sua gente.
Testardi, son fedeli nel concorso
di guadagnare via contro corrente.
Oltre de= Pirenei lasceran Fragna,
rovistarsi vorran marca di Spagna.


La scaturigin pura vien attinta. II. VI. 3.
Assetati s' appozzan li guerrieri.
Dopo d' avere sua gran sete vinta,
al biviere conducon lor destrieri.
L' arsura sol, non è la fiacca vinta,
de' rudi rampicanti forestieri.
S' addormon l' esauriti per l' ascesa.
Ricca di stelle s' è la notte scesa.



Il sonno sa portare buon consiglio, II. VI. 4.
a chi di fedeltà non resta stanco.
Rinaldo, rispettoso più d' un figlio,
a Carolo non vuole stare manco.
Cacciatore sarà di gran cipiglio,
del vagabondo paladino franco.
Suo principal s' assiste Ricciardetto,
come per altro verso ve l' ho detto.


Il consenziente gli ripone fede, II. VI. 5.
ed all' intraprendente dà ragione.
Seconda 'l camerier, chi lo presiede
decisamente, senza deviazione.
Quanto vuol Carlo Ricciardetto chiede,
avrà fortuna come 'l Ciel dispone.
L' intrepidanti seguono lor calle,
via ricercando, fuori della valle.


Han raggiunto li monti maledetti, II. VI. 6.
i consorti d'un unico destino.
S' accorgono perché cosi son detti.
I picchi, gli scaglionano >l cammino
irto, scosceso d' aspri trabocchetti.
Infido si dimostra 'l muro alpino.
Gl' ignoranti d' affetto di paura,
scalano l' erta, per asprezza dura.


Dura pedestre l' arrancar de' franchi. II. VI. 7.
Per il morso strattona 'l suo destriero
Ruinatto. Per dirupi, per calanchi
scamoscia, risultando condottiero.
La gran fatica troppo li fa stanchi,
sosta non gli concede quel sentiero.
Fesse le membra, madida la fronte,
s' arrivan sul cucuzzolo del monte.


Percorron il paesaggio con lo sguardo, II. VI. 8.
mirando l' orizzonte sconfinato.
Ruinatto trema, scalpita Baiardo,
Rinaldo 'mbrividisce 'ntirizzato.
Il battidenti suona di Ricciardo;
d' Arpante, di Rondel fumiga 'l fiato.
I pertinaci mai domati, vinti,
l' esizio gelo rischia far estinti.


L' algido Ricciardetto li presiede, II. VI. 9.
sicuro di guidare la discesa
de' tremanti, ghiacciati dalla neve,
ardenti dell' affetto dell' impresa.
Il digradarsi non risulta lieve,
a chi privilegiar usa l' ascesa.
Uniti san franar quell= alpini,
assiderando restano vicini.


Lasciano delle falde le pendici, II. VI. 10.
il gran sole di Spagna li riscalda.
Vuol Ricciardetto rammentar l' amici,
della solenne promission ad Alda.
Le riconquisteran chi l' inimici
convince, per virtù di possa salda.
Altro narrar non posso, mio malgrado
al terminar del canto me ne vado.


*************


Musa, quando ti piace m' abbandoni; II. VI. 11.
obbligo mi sai dar ch' io ti perdoni,
seppure mi costringi di rimare,
il tremor dell' eroi per raccontare.
Il procuste m' imponi del tuo gioco,
m= accolli giogo che non pesa poco.






C A N T O S E T T I M O




Affrontan la pianura l' animosi, II. VII. 1.
di parentale carità grondanti.
Tornano cavalier li valorosi,
per dirupi, per orridi, fur fanti.
Fede li regge per sentier scabrosi.
Speranza sa 'ncitar li petulanti.
Ricciardo li sollecita, li guida.
Rinaldo raffreddato gli s' affida.


Ha nuovamente 'l sol tocco l' occaso, II. VII. 2.
per rassegnarsi sotto l' orizzonte.
Le stelle diamantine, l' hanno 'nvaso
del ciel la volta, d' ogni luce fonte.
La notte segue 'l giorno non per caso,
ligia del gran disposto dell' Arconte.
Riparatore sonno si concede,
ad i ricercator d' alta mercede.


La vacanza disgusta 'l pretendente II. VII. 3.
Ruinatto. Premuroso si ridesta.
I compagni riguarda. Pone mente
alla via, per lui solo manifesta.
Ritroverà 'l colui sempre vincente,
forte di braccio, fragile di testa.
Matura convinzion che navigando,
avran ventura di snidar l' Orlando.



Con Rinaldo si sveglia Ricciardetto, II. VII. 4-
del nuovo consigliar tesoro fanno.
Col terzo, condiviso nell' affetto,
marinaresche rotte 'mprenderanno.
Di veleggiar non han qualche concetto,
dell' ignoranza non paventan danno.
Sanno la Catalogna superare,
l' intrepidi, smaniosi d' ammarare.


I precettati giungono le sponde II. VII. 5.
dell' Ebro, vorticoso nella valle.
Difficoltà non v' ha che li confonde
i celti, di robuste, proprie spalle.
Uso coraggio l' anima, l' infonde,
i nobili baron, d' antiche palle.
I solerti campioni rigorosi,
affronteran perigli perigliosi.


Scansando la corrente tumultuosa II. VII. 6.
scrosta la ripa 'l trio dell' emigranti.
Accettano la via pericolosa,
i solerti guerrieri vagolanti.
L' apostrofe s' osservano 'mperiosa
i nipoti di Carlo, confidanti.
Del torrente guadagnano la foce,
quelli che 'n petto mostrano la croce.


Il mare vien raggiunto, rumoroso, II. VII. 7.
prepotente del delta, per gran flutti.
Duca torna Rinaldo valoroso,
eletto da' compagni ben edutti.
Di nuovo 'l bracconier non dà riposo
a' fratelli, per lui beneconnutti.
Di Ruinatto fidando nel consiglio,
condurseli saprà d' Ammon lo figlio.


L' interpetre di Carlo, di gran merto II. VII. 8.
di gesta, per l' onor del sir de' franchi,
il mar trascorrerà, restando certo
condottiero d' apostoli pressanti.
Ha cortesia d' assumer suo concerto
con i compagni; di dubbianza manchi.
Adattato velier sanno trovare;
langue la brezza, non li fa salpare.


Per lenti giorni 'l sol radioso splende, II. VII. 9.
arroventando l' alto padiglione.
Notturna luna 'l corso suo pretende,
di freddo lume pallida cagione.
Nessuna nube per 'l ciel si stende,
nessun moto per l' aria si propone.
Pigramente s' infrange sulla riva
l' onda spumosa, d' ogni forza priva


Devono gl' impazienti pazientare. II. VII. 10.
braccio non gli si dà tanto possente,
che per mare li puote traversare,
se zefiro non gli vuol soffiar clemente.
L' ostile vece non li può stornare,
dall' impellenza del sentier urgente.
Capochino misura 'l litorale
Rinaldo, suo valor poco gli vale.


*************


La mia stizzosa Musa mi sconfigge, II. VII. 11.
l' altro mio paladino me l' affligge.
Ha fantasia di far mancar lo vento,
Rinaldo rassegnandomi scontento.
Ho cuore preparato d' affrontare,
quant' ostrogoterie vuol propinare.






C A N T O O T T A V O




Insiste di durar la calma piatta, II. VIII. 1.
è cheto 'l mare, senza movimento.
Lungamente noiosa, s' è protratta
l' attesa. L' entusiasmo lo fa spento.
Barca non sanno ritrovar adatta,
quei che di navigar cercan cimento.
Inutile la vela vien issata,
se dal vento non torna rianimata.


Immaginare rotta resta vano, II. VIII. 2.
inoltre proseguir non vien concesso.
Meticoloso, 'l sir di Montalbano
scandaglia 'l porto, per ogni recesso.
Incredibil gli par destino strano,
che d' equoreo cammin nega l' accesso.
Oziandosi sul molo vuol guardare,
se 'l vento 'ncrespa l' onde, per soffiare.


Il contrariato sbircia l' orizzonte, II. VIII. 3.
scorge naviglio scognito, corsiero.
Non v' ha telon a sormontar lo ponte
del legno non usato, forestiero.
Al centro del battel, si mostra fonte
di fumo, un camino vaporiero.
Il rostro della prora l' onda fende,
per il tranquillo mar vantaggio prende.


Mentre quel navicel tocca l' approdo, II. VIII. 4.
Rinaldo di sedere lesto sorge.
Falco s' avventa, nel frattempo cinge
Fusberta. Usato aiuto porge
la spada, all' eroe che si sospinge
senza pavento, del bordel che scorge.
Il paladin di perspicacia certa,
non teme d= affrontar nuova scoperta.


Lo zatteron fumante, scostumato, II. VIII. 5.
ferma l' abbrivo, di nebbion cagione.
Sulla tolda l' armigero balzato,
dell' arcano ricerca spiegazione.
Com' un natante spoglio, disarmato,
orbo di remi, prende propulsione.
Tra l' altro non si può raccapezzare,
perchè senza timon può manovrare.


A pesi passi la coperta scorre, II. VIII. 6.
brande guardingo lo spiedon fidato.
Il fumo sortilegio fa supporre,
di tanto 'l paladin resta 'nfuriato.
Scuote lo scafo, squassa la gran torre,
che di caliginar ha terminato.
S' apre 'n portello, sorge dalla stiva,
un omicin ch' al cinto non l' arriva.


Rinaldo poderoso lo ghermisce, II. VIII. 7.
per il collo strozzandogli le mani.
Il nano strabuzzato se l' unisce
i palmi, disperando di domani.
Quel gesto l' aggressivo l' ammonisce:
è 'l meschinel del gregge de' cristiani.
Schioda la morsa soffocante, lascia
il malavventurato, che s' accascia.


Giace disteso, l' occhi non disserra, II. VIII. 8.
il miserabiluccio tramortito.
Rinaldo per il ponte più non erra,
attende 'l rinvenir dello stordito.
L' accorto pretendente 'n core serra,
speranza di trovar benigno lito.
Della cagion del moto misterioso,
vuol ragionar l' audace pretenzioso.


Ricciardo con Ruinatto aiuto danno, II. VIII. 9.
a rianimar l' ostaggio del gran goto.
Non par aver patito grave danno,
l' asmatico tapin, verbodivoto.
Solerti l' infermier daffar si danno,
a risvegliargli fiato, vita, moto.
Vivace 'l nanerottolo si desta,
saturo di secchiate sulla testa.


L' omuncolino timido pauroso, II. VIII. 10.
guata a' soccorritor di gran sembiante.
Rinaldo l' assicura premuroso,
sarà garante di suo mendicante.
Il cristianuccio torna fiducioso,
della clemenza dell' esuberante.
Come l' onde fumoso può solcare,
ripreso fiato gli vorrà svelare.


***************


Guidandomi la mente con la mano, II. VIII. 11.
Musa, mi fai sensibile d' un nano,
da Rinaldo rimasto quasi morto,
seppur a quell' eroe non fece torto.
Unica donna che mi sei sincera,
fecondami l'insonnia della sera.






C A N T O N O N O




Stolto s' inorgoglisce quale crede, II. IX. 1.
merto d' aver di quanto l' è donato.
All' inganno d' ingegno l' uomo cede,
di cui sa rimaner abbacinato.
Intelligenza non gli si concede,
quando dell' umiltà sie disertato.
Chi della sua virtù solo confida,
conviene cada, che ciascun l' irrida.


Solo l' intriso della vera Fede, II. IX. 2.
non lo può fuorviare la ragione.
Dell' esperienza succubo non cede,
seguendo quello che 'l dettato 'mpone.
Solo così, salute si provvede
al docile, convinto credulone.
Il Verbo deve l' uomo seguitare,
oltre non ha licenza di tentare.


Al peccator mortal non è svelato, II. IX. 3.
quanto la Provvidenza gli prepara.
A questa di sottrarsi non è dato,
né disiar si può cosa più cara,
d' osservar lo Creatore del creato,
geloso della sua creatura rara.
All' uom fu rassegnato l'intelletto,
ad obbedire. Non per suo diletto.



Se 'l credo non prevale la ragione, II. IX. 4.
fuor di criterio, l' ingegner appresta
di bestemmiar blasfema sua 'nvenzione.
Calcolare non sa, quanto funesta
è l' abusanza d' immaginazione,
se freno teologale non l' arresta.
Rinaldo costrittor torna curioso,
ascolta 'l nanerottolo spocchioso.


" Monsignore di stirpe per me 'gnota, II. IX. 5.
mentre conosco tua possanza grave,
accetto farti cognizione nota,
come può navigar questa mia nave.
Nessuna magheria la rende mota,
non abbisogno delle forze prave.
Per la virtù della mia mente salda,
ho scoperto 'l poter dell' acqua calda.


Se sommetter ti vuoi, stando carpone, II. IX. 6.
nel sottoponte troverai 'l motore,
capace per la liquida regione,
di spingere 'l vascel con gran rumore.
Ti saprò dimostrar la cognizione
del moto, generato dal vapore."
L' inchinato Rinaldo, lo persegue
l' eretto, per altezza troppo breve.


Nel mezzo della stiva gran fornace, II. IX. 7
vien da vivace fuoco fomentata,
Sopra l' ardente rosseggiante brace,
sovrasta pignatton inusitata.
Al fumo del del bracier salire piace
per una canna, dove si disfiata.
Gran coperchio sigilla 'l pentolone,
del vapor educando la pressione.


Dalla pesante copertura sorge II. IX. 8.
un tubo, sfiatator sotto la chiglia.
Per uno snodo gran barrone sporge,
agevole l' orienta chi lo piglia.
Docile del vapor spinta si porge,
il navir propellendo quale biglia.
Il navigare resta declinato,
per dove soffion vien orientato.



L' alcide duro riguadagna 'l ponte, II. IX. 9.
sta di convincimento micragnoso.
E' corrugata del signor la fronte.
Il Montalban tentenna dubitoso.
La cuticagna, di consiglio fonte,
si gratta, tormentandola tignoso.
Arde di desiderio di salpare,
però non si decide del daffare.


L' indugi Ricciardetto mal sopporta. II. IX. 10.
altro ritardo nol lo vuol patire.
I palafreni sulla tolda scorta,
i compagni convince di partire.
Saprà condurli per la via più corta,
mal di mare non teme di soffrire.
Ad uzzolo, s' imbarca col nanetto
il cavalier, di navigar inetto.


************

La Musa, donna dell' ispirazione, II. IX. 11.
l' inganno rivelò della ragione,
a me, che spreco della notte l' ore,
rimator accatton, senza valore.
L' invidia mi fa mordere la mano,
ferito dall= ingegno di quel nano.












C A N T O D E C I M O




La stella che dimostra 'l settentrione, II. X. 1.
luce nel ciel, orizzontando 'l mare.
Co' sui compagni trova decisione
Rinaldo, 'l continente per lasciare.
Il rinfrancato dell' esitazione,
concerta col nocchier la prua da dare.
Levante, meridion non chiederanno,
verso scirocco si dirigeranno.


La prora spumeggiante fende l' onda, II. X. 2.
senza bisogno di favor di vento.
La poppa s' allontana dalla sponda,
la chiglia soffre scarso sbandamento.
D' ammorbante vapor l' aria s' inonda,
non lo può diradar lo movimento.
Trascurando >ìl fetore che l' arriva,.
Rinaldo non ripara nella stiva.


I bravi, per il sonno che l' ha colto, II. X. 3.
s' adattan nelle cucce riparate.
Al sospettoso lasciano l' ascolto,
chiedon riposo di fatiche 'ngrate.
A' criniti ristoro non vien tolto,
sotto coperta son biade parate.
Vigile veglia >l sir di Montalbano,
interrogando l= ingegnoso nano.



"Vendicator, fiducia mi concedi, II. X. 4.
trascura frenesia di dubitare.
Il meschin tracagnottolo che vedi,
t' impara come puoti seguitare
rotta sicura, quale tu la chiedi,
da cui non si convien tergiversare.
Come con altro volli farne motto,
d' un altro >ngegno mio ti faccio dotto."


La luna sa sparir dall' orizzonte. II. X. 5.
Per certo corso, prepotente sale
l' astro, di luce, di calore fonte.
Tramonterà nel punto cardinale,
ch' eleggerlo non puote di sua sponte,
seguendo commission universale.
Il presuntuoso che del ciel trascura,
ad un gancio la barra l' assicura.


Per man condotto vien lo poderoso II. X. 6.
apprendista, qual fosse garzoncello.
Precede l' omiciattolo mostruoso,
il longilineo paladino snello.
Orlando chiede quel meticoloso,
ammirato del moto del vascello.
"Come rotta sicura so seguire
ti mostro, dubbio tuo per esaurire."


"Per convinzione di ragionamento, II. X. 7.
e dalla persuasione d' esperienza,
sicuro ti verrà convincimento:
dell' astrolabio si può fare senza,
interrogando l' utile strumento,
che d= ogni direzion dà conoscenza."
Rinaldo l= idirizza per un vaso,
cui prima 'l signorin non fece caso.


Nell' acqua salsa di quel recipinte, II. X. 8.
galleggia conformato sugheretto.
Instabile, rotante nel capiente,
per comando cogente d' un aghetto,
rivolto sempre, prepotentemente,
al polo boreal, senza difetto.
"Sicuramente posso navigare,
le stelle trascurando d' osservare."


Il dubitoso s' è quasi persuaso, II. X. 9.
d' avere sua fidanza ben riposta.
Ancor sbircia guardingo per quel vaso,
occheggiando se l' indice si scosta,
da quella direzion che con l' occaso,
ortogonal mantiene la sua posta.
Il gran Rinaldo, di destino certo,
col suo nano sa prendere concerto.


Nel cobalto rilucono le stelle, II. X. 10.
tremule cortigiane di Diana.
Smorza Febo fiammante le fiammelle,
che sol di notte dan luce lontana.
Timide tanto quanto sono belle,
fuggon lo sfavillare che promana.
L' astro radioso per occaso corre,
occidentale l' ore sue trascorre.


*********


L' insonnia che conosco per amica, II. X. 11.
impormi sa notturna la fatica
dell' ozio: me l' assegna di soffrire,
concedendomi poco di dormire.
Musa d' imprevedibile cimento,
al mio fantasticar sai dar momento.








C A N T O U N D E C I M O




Quel peccator ch' inganno si concede, II. XI. 1.
ed è 'mpregnato di contraddizione,
non si sa figurar se quanto chiede,
sarà di nocumento suo cagione.
L' utile corto solamente ved,.
diverso Provvidenza gli dispone.
Rinaldo 'l mento 'nsonne s' accarezza,
Il ponte del vascel scorre la brezza.


Gentile spira soffio di grecale, II. XI. 2.
del grigior ripulendo la coperta.
Sul ponte 'l paladin arioso sale.
Preferisce 'l nocchier sua stiva certa.
D' esplorare pianeti non si cale,
di suo strumento della via s' accerta.
Il sir di Montalbano, venturoso,
riflette, meditando pensieroso.


Verso d' oriente, lentamente chiaro, II. XI. 3.
il sornion vuol rivolgere lo sguardo.
Destin gli par benevolente, raro,
che lo premia di facile traguardo.
Tarlo lo rode, del destin amaro
dell' innocente, cui rimase tardo.
Rinaldo da Parigi fu lontano,
quando 'l suo Chiatamon perì per Gano.



Ha buon consiglio chi la sua fortuna, II. XI. 4.
quale che sia, comunque si dispone
d' ottemperarla; sua energia l' aduna
a secondar qual il destin l' impone.
Temere non dovrà colpa nessuna;
sconfitta non s' arrà che l' indispone
Rinaldo va per mare navigando,
certo di rintracciar la scia d' Orlando.


Di gran nuvolo 'l cielo sta scurato, II. XI. 5.
gran vento s' oltrepassa tramontana.
Tempestoso maestrale s' è levato,
temperia secondar è mossa sana.
Contra 'l periglio pare preparato
il nocchiero, per far la rotta piana.
Corregge della prua la direzione,
l' onde 'mpervie prendendo sul mascone.


Della burrasca l' infuriar trascorre, II. XI. 6.
la tolda scivolosa spazza l' onda.
Il paladin resiste, ferma torre,
gran soffiar non lo scuote, quale fronda.
Chi di preclara génia può disporre,
ha vigorosa valentia seconda.
Il poderoso si mantiene saldo,
non cedono gli stinchi di Rinaldo.


Il vento vuol mutar orientamento, II. XI. 7.
impetuoso dirotta per ponente,
poi da libeccio. Sol con gran cimento,
a' naviganti l' ostro si consente.
S' illudevan, di loro piacimento,
condurre loro via contro corrente.
Palese l' insipienza si rivela,
di chi sa navigare senza vela.


Quand' infine s' accheta la tempesta, II. XI. 8.
e 'l procelloso mar torna placato,
privo di moto 'l navicel s' arresta,
di fumigar avendo terminato.
Guadagna 'l ponte, con la faccia mesta,
il nanerottolin mortificato.
Affetto certo muove 'l paladino,
incurante dell' ansie del meschino.


Andar alla deriva non dispiace, II. XI. 9.
al cavalier che conosciam testardo.
Della bonaccia godono la pace,
i soci, desti per il giorno tardo.
Pigramente s' abbronzan per la face
del sol, che scorre 'l ciel senza ritardo.
Fresca pastura pasce li destrieri,
poltrendo si conservano corsieri.


L' arca dall' ampia generosa stiva, II. XI. 10.
certezza dà di buon sostentamento.
Pure che 'l guardo sponda non arriva,
i marinai non provano sgomento.
A' quattro amici par sorte giuliva,
lasciarsi scarrocciar senza cimento.
Chi ha saldo cuor e generoso petto,
dell' obbligato oziar non ha dispetto.


***********


Di Rinaldo v' ho reso l' avventure, II. XI. 11.
possimembruto, durisenno pure.
Musa che facilmente sai stancarmi,
non trascurar la lena di dettarmi.
M' aiuti di narrar graziosamente,
le favole, che fantasia consente.









L I B R O T E R Z O






C A N T O P R I M O




E' di tanti animal quello più strano III. I. 1.
l' uomo, che fu dell' anima dotato,
e dell' ingegno, che lo fa soprano,
domino, protettore del creato.
Volle fornirlo 'l Ciel d' abile mano,
artificier per questa s'è trovato.
Altra volta prudenza lui non usa,
altra di suo strumento se n' abusa.


Vince sull' intelletto l' emozione, III. I. 2.
orienta 'l corso del pensier, l' informa.
Angustia non conosce, né ragione
di prescrizion, di regola, di norma.
Ha vital, prepotente propensione,
né mai si dà la sua passione dorma.
Dell' universo l' animal sovrano,
del suo filosofar confida 'nvano.


Febo risorto brama conquistare, III. I. 3.
l' aurora fascinosa; lei gli sfugge.
L' astro radioso, sa perseguitare,
l' alba crepuscolar, quella rifugge.
Oriente gli fa prescia tralasciare.
Obbligo d' orbitar, l' incombe, l' urge.
Il dio del giornaliero ciel padrone,
sa tramontarsi, senza guiderdone.



Orlando si risveglia nella reggia III. I. 4.
accogliente, sontuosa, fortunata.
Il pulcello, di gran stirpe egregia,
trascura sua nomea altonorata.
Oziosamente l' arme non armeggia.
Durindana s' arruggina 'nguainata.
Il monaco precoce del destino,
seconda l= ineffabil paladino.


L' inaccidiar al gran Morgante duole. III. I. 5.
Altro tempo non vuol impoltronare.
Il grand' ostaggio, spazientito vuole,
il filo di sua genia rammagliare.
Saprà parlar, come pochino suole,
con chi lo seppe domo conquistare.
Il servile, fidato, gran gigante,
rifugge l' eresia del sir d' Anglante.


"Conte, cui tengo 'l titolo di duca, III. I. 6.
guarda benignamente 'l servitore,
che finquando lo sol nel ciel riluca,
caninamente t' amerà signore.
Oggi ti prego tua pietà t' induca,
di ritornare mio liberatore@.
Affetto grande rinterrisce 'l volto
del ciarlier, pretendente dell' ascolto.


"Se pure della fede di tuo Carlo, III. I. 7.
resti senza vergogna smemorato,
all' ozio tu puoi darti senza tarlo,
per la cagion del cranio strapazzato.
Altrettanto concedi di non farlo,
a chi deve seguire lo suo fato@.
Orlando tace, motto non dispiega,
ciglio non muove, costola non piega.


"Generoso, consentimi d' andare III. I. 8.
dove devo rivolger mio cammino.
Oltre non mi convien di tralignare,
devo tornare dove fui bambino.
Lasciami 'l mio destino seguitare,
contro l' affetto d' esserti vicino@.
Al fine del suo dir Morgante tace.
S=è manifesto, pur se ne dispiace..


Qual improvviso nuvolo sgomenta, III. I. 9.
periglioso, lo nauta d' alto mare,
facendogli temer pria che l' avventa,
la tempesta precoce d' arrivare.
Così del paladin ch' udir attenta,
l' animo lo sconvolge l' ascoltare.
Il mento trema di quel valoroso,
per l' ignominia del troppo riposo.


Orlando, che giocoso s' era desto, III. I. 10.
ha per l' udire l' animo dolente.
A profferir parole non è lesto,
del suo gigante resta consenziente.
Morgante lo sa far tornar onesto,
rimproverando l' ozio negligente.
Molto 'l prence farà dopo ch'à pianto,
come racconterò, dal nuovo canto.


***********


Musa gentile, del gran Giove figlia, III. I. 11.
suggeriscimi 'l verso, mi consiglia,
mentre tentando l' intelletto stanco,
inseguito l' imprese del mio franco.
Per Morgante ridotto vergognoso,
di mortificazion piagnucoloso.






C A N T O S E C O N D O




Ha grande fastidioso mal tormento, III. II. 1.
il grande, cui rimorde gran rimorso
d' aver piegato lo convincimento,
di chi d' errare troppo l'ha soccorso.
Sta smutolito, pallido d' accento,
al lacrimare dà libero corso.
Grande vergogna, lo sa far depresso
il paladino, nuovamente fesso.


In petto 'l cor s' aggriccia del pentito, III. II. 2.
che manco nel dolor teme rivale.
Dal suo severo resta rammonito,
del peccato, di vizio capitale
d' ignavia, per aver impoltronito.
Abuso di Manfron arciospitale.
Dell' affetto vincendo 'l tumultuare,
vuol principescamente replicare.


"Morgante mio, fatale m' abbandoni. III. II. 3.
Conservati fedele certosino.
T' ho trastullato per le mie canzoni,
smemorato dell' esser paladino.
Liberto di tuo fato ti disponi,
l' obbligo serberai del pan, del vino@.
Il monacello che l' ha ben udito,
dell' ascolto riman rincitrullito.



"Riprenditi tua via fuor d' esitanza, III. II. 4.
di tralasciarmi non nutrire tema.
Confida della tua grande possanza.
Solo tua carità può farti scema
l' ira, la tua pietà la sopravanza.
Lasciami, di lasciarmi lascia trema@.
Il crociato sa ben d' esser al dunque,
Morgante vuol far libero comunque.


Si rifà per l' udir intelligente, III. II. 5.
chi suole d' obbedir senza ritardo.
A nuova convenienza, pone mente
il chierico, fiutandosi buon lardo.
Orlando seguirà, gran deficiente
di Morgante, ch' altrove versa 'l guardo.
Lo scriba uso di ben ponderare,
il paladino deve seguitare.


D' apostasia purgarsi si propone III. II. 6.
Orlando, stratediato dell' oziare.
Pentito, sa subire l= espiazione,
che Michele gli vuole comandare.
Lascerà la gran casa di Manfrone,
in Africa non deve più sostare.
Fedele s' agirà quel moscardino,
vagabondando per voler divino.


Il sol tinge di rosso l' orizzonte III. II. 7.
del giorno, rimanendo tramontato.
Ineffabil, radiosa, sola fonte
di vita, che s' affolla nel creato.
Nottambule, le stelle sono pronte,
a trapuntar lo ciel riconquistato.
Delle vicende provvide del tosco,
m' intendo perlustrar quanto conosco.


Il sonno molcitor d' ogni mortale, III. II. 8.
all' umani capace di consiglio,
di sua prerogativa si prevale,
rasserenando di Millon lo figlio.
L' assenza dell' amico non lo frale,
del battacchione non rimpiange 'l piglio.
Il monaco dormendo, saggiamente
il corpo si ristora, con la mente.


La notte si risolve nel chiarore III. II. 9.
del lividor dell' alba, che precede
il dio del giorno, segnator dell' ore,
se serena temperia lo concede.
Febo, non ha del nuvolo timore,
pure nascosto, d' avanzar non cede.
Soltanto Giosuè seppe fermare,
l' astro preciso nel suo declinare.


Non vuol col nuovo giorno dormicchiare III. II. 10.
l' eroe, di troppo riposare stanco.
Il premuroso vuole salutare,
Manfrone, Galafron, né resta manco
le gote della sposa di baciare.
Questa non scorderà 'l guerriero franco.
Suo Morgante per ultimo l' abbraccia,
gli promette che mai non lo rintraccia.


************


Musa, tu mi soccorri la fatica, III. II. 11.
di raccontare quanto vuoi ch' io dica.
Benigna mi dovrai restar d' accanto,
a suggerirmi l' arte del mio canto.
Tarlo mi rode di presentimento:
propinarmi vorrai nuovo cimento.






C A N T O T E R Z O




Agile barca su sabbioso lito, III. III. 1.
il gran glorioso marinaio l= attende.
L' ha postata Manfron in noto sito,
preconizzando quanto gli pretende
il brigadiere, giunto fuor d' invito,
che volendo partir poco l' offende.
Vegliantino non mostra ribellarsi,
avvezzo del mestiere d' imbarcarsi.


Il largo resta presto guadagnato, III. III. 2.
dal dottor, esperiente di timone.
Ha la latina tela ben armato,
per veleggiare verso settentrione.
Il vento da grecale prende fiato,
scarroccio coniugar poco s' impone.
Oltre chiglia sta mobile deriva,
a giusto segno lo prodier l' arriva.


Palpita l' alta vela ben alata, III. III. 3.
il soffiar l' urge, scotta la corregge.
Fende l' onde la prua sottaffilata,
sorvolando sul mar che la sorregge.
Malta vien di libeccio trascurata,
più degna costa dal liquor emerge.
Di Sicilia l' approdo generoso,
a' naviganti saprà dar riposo.



Il greco s' è ruotato di maestrale. III. III. 4.
Il timoniere può verso levante
seguir sua rotta, poc' assai gli cale,
d' approdare la sponda c' ha dinante.
A settentrion più degna riva sale,
per questa condurrà lo suo natante.
Ha la barra precisa direzione,
la nave va come timon l=impone.


Lo stretto, per l' acheo di gran timore, III. III. 5.
resta felicemente superato.
Profittando del vento del favore,
a ponente l' andar vien orientato.
S' un promontorio Zeffiro si muore,
alla mazzara fondo viene dato.
Quello sprone su cui van ormeggiando,
nominato sarà capo d' Orlando.


Bella, stupenda pare la regione, III. III. 6.
cui vengon gli scampati del gran mare.
Lussureggiante la vegetazione,
colora 'l litoral, fin dov' appare.
L' olezzo dell' arancio, del limone,
tutta l' aria sa grato profumare.
Al saggio fraticel Orlando chiede,
se non è 'l Paradiso quanto vede.


Anco 'l criato, ricco d' esperienza, III. III. 7.
rimminchionisce della meraviglia.
Avendo di parol la bocca senza,
la grande man del gran crociato piglia.
Fuor d' illusion ha certa l' evidenza;
d' esultar come lui l' altro consiglia.
Inginocchiato, Dio benedicendo,
il suolo bacia, sa gioir piangendo.


Hanno le traversie dimenticato; III. III. 8.
decidon di volersi riposare.
Il delizioso luogo ritrovato,
adatto par, si scelgon di sostare.
Per le fronde, del sole viene dato
riparo, non si può più fresco dare.
Sta lungosteso 'l poderoso franco,
lo scriba gli s' accoccola d' accanto.


Gli sdraiati conforta la frescura III. III. 9.
della brezza, soave tra le fronde.
Chiacchererebbe 'l principe di pura
razza, con lo tutor ch' ebbe per l' onde.
Tace quel consapevol di ventura,
il ciglio corrugando con la fronte.
Del ferro sta squamato 'l paladino;
pascola docilmente Vegliantino.


Il venturoso non ha mosso detto. III. III. 10.
Il monaco l' avverte d' un sol cenno.
Orlando sa tacersi, per rispetto
del questore, capace di gran senno.
Non previsto, raggiunge lor cospetto
un garzoncello, di sudore prenno.
L' oste che doveroso s' è taciuto,
sopportare saprà quel linguacciuto.


************


Musa, tu per cantar vino sorseggi. III. III. 11.
Traballando, stentata ti sorreggi.
I versi miei t' ostini d' ispirare,
il vizio mi coltivi di fumare.
Mi fai goder con l' ozio della sera,
l' insonnia, che la notte fa leggera.






C A N T O Q U A R T O




"Cavaliere crociato, deh non nieghi III. IV. 1.
aita, miserabil mi soccorre.
Concedimi quest' umile ti spieghi,
come per le sua speme ti ricorre.
Accogli generoso ch' io ti prieghi,
e dell' osare mio non t' indisporre".
L' eloquente dimostra d' esitare,
Orlando l' incoraggia di parlare.


"Questa regione dolce, generosa, III. IV. 2.
fu tanto tempo fa colonizzata
d' una popolazione laboriosa,
ospital, ad ogn' arte dedicata
fuori del guerreggiar, tanto non l' osa
chi solo l' amicizia tiene grata".
Gran emozion il mussitante blocca,
il fiato gli scompiglia nella bocca.


Quell' esitante 'l monaco rinfranca, III. IV. 3.
con il braccio cingendogli le spalle.
La voce del meschin rimane manca,
ed il volto gentil pallore palle.
D' oltre rassicurarlo non si stanca
Orlando, d' intelletto senza falle.
Racconsolato ch' è l' ammutolito,
rifavella, guatando per il lito.



"Sventura sfortunata ce l' addusse III. IV. 4.
questo mar, benigno al navigante,
quand' orcaccion feroce, ci condusse
al nostro porto, saracin gigante.
In soggezion odiosa lo ridusse
il mio maggior, pietoso, tollerante.
Mio padre, di mia regola signore,
contro del malandrin non ebbe cuore".


"A codardia paurosa non cedette, III. IV. 5.
ma sol a carità, per cui s' impone,
a chi fede cristiana non dismette,
d' accettar quanto 'l Cielo gli dispone.
A troppa prova 'l sopraccollo mette,
la pazienza di chi non s' indispone.
Tropp' oltre l' arrogante va del segno,
ostacol non incoccia né ritegno".


"Non lascia tramontar una giornata, III. IV. 6.
senza studiar sopercheria novella.
Sposa se la pretende destinata,
l' immacolata, dolce mia sorella.
Morte preferirà sorte più grata,
libera della scelta la donzella.
Promette, scontentato, quel villano,
il padre strangolarci di sua mano".


"Il Golia mi propongo d' affrontare, III. IV. 7.
il cuore vò strappargli d=un sol morso,
armato sol di rabbia dell' odiare.
San Dionigi glorioso, m' ha soccorso
stanotte,. facendomi ammosciare
l' intento, d' improbabile percorso.
Per suggestion del santo, ti rimando
la mia vendetta, gran guerrier Orlando".


Tace; pur d' implorare non ha smesso, III. IV. 8.
per l' occhi sa pregar il bellicoso.
Di disperare non gli vien concesso,
dal gran soccorritor, giusto, pietoso.
Il monaco che sosta lì dappresso,
l' obbligo gli rammenta, rigoroso.
Il generoso testimon di Carlo,
l' innocentello sa rassicurarlo.


Impresa degna 'l conte non dispiace. III. IV. 9.
Consolato sorride l' esitante.
Sorge 'l riscosso, s' arma, più non giace,
s' appresta di corregger l' arrogante.
Il re gentile, che soltanto pace
impetra, scamperà dal tracotante.
Sopra la maglia calza l' armatura,
s' assicura del cuoio della cintura.


A manca cinge sua gran Durlindana, III. IV. 10.
ch' Uliviero brandì per una volta.
Sul destro si guarnisce di Cortana,
ad Ermellina fu la daga tolta.
La pesa di due spade, non è strana
al rinsavito, né gli pare stolta.
Se Durindana sversa 'l suol configge,
avrà pugnal ch' il saracin trafigge.


***********


Musa, resti d' amarmi neghittosa, III. IV. 11.
Il mio rimar ti sta povera cosa.
Debitore ti son della scoperta,
che la frequenza tua mi rende certa.
Col tuo bulino mi ceselli l' estro,
il mio mancin mi sveli manodestro.






C A N T O Q U I N T O




Altoradioso >l sol caldo risplende, III. V. 1.
dell' azzurro celeste circondato.
L' avanzar periglioso si riprende
l' alfiere, d' arme ben equipaggiato.
ll sergente scudier staffa gli rende,
il destrier scalpitante vien montato.
Brilla sul cranio l' elmo di Mambrino.
il nasuto se l' ebbe dal cugino.


Il garzone lo vuole consigliare, III. V. 2.
di rivolger la pista per oriente.
La costa gli convien di seguitare,
per trovare lo stolto malvivente.
Per quella via si vuol indirizzare,
l' invitto cavaliere consenziente.
L' astro rovente scorre per il cielo,
nube non v= ha nel ciel a fargli velo.


Sfolgorante riluce l' armatura III. V. 3.
del garoso, campione ritornato
contr' ogni nefandezza poco pura.
Raddrizzare saprà, torto, peccato.
Il gran bracier del sol è prova dura,
per chi vuol progredir metallizzato.
L' elmo scottante scosta 'l paladino,
sa raccattarlo lesto 'l monachino.



Vegliantino lo sa frenar Orlando, III. V. 5.
strattonandolo duro per il morso.
Il cavallo focoso scavalcando,
s=alleggerisce l' ustionato dorso.
D' ogni fastidio si va liberando
il villoso, robusto più d' un orso.
Il denudato non è dubitante,
di regolare l' infedel gigante.


Gran calpesto risuona, par tremuoto, III. V. 5.
come sovente la regione scuote.
Pauroso, di pesante tardo moto,
un omaccion s' avanza, di gran piote.
Quando del conticel sente lo voto,
ridendo li gran fianchi si percuote.
Il tremendo, mostruoso, di gran traccia,
non brande brando, scudo non imbraccia.


Osceno sghignazzante, si stramazza III. V. 6.
il gradasso, di sua possa convinto.
Trascura l' elmo, scarta la corazza
Orlando, Durlindana non ha cinto,
daga non fa bisogna, neppur mazza,
al paladino, da nessun mai vinto.
Sopra colui che stritolarlo crede,
s' avventa, scampo non glie lo concede.


Del frescon che riverso si dibatte, III. V. 7.
sol con due dita della mano destra,
l' occhi scripenta, contra 'l suol gli sbatte
il cranio, fin a far la nuca fessa.
Sussulta 'l morto, pare che combatte,
inconcludenti gran calcion appresta.
Bestemmiando Macon l' alma rabbiosa,
sprofonda nell' Inferno, rumorosa.


Orlando s' è di nuovo rinzuppato III. V. 8.
di sudore, combatter è fatica.
L' armatura che l' ha surriscaldato,
vuol raccattar, con Durindan amica.
L' elmo cura che vien recuperato,
di fattura pregevol ed antica.
Frescura rinfrescante va cercando,
l' estenuato dell' onta del gran caldo.


Verso sua reggia 'l garzoncel ricorre, III. V. 9.
a raccontare la buona novella.
Il lutto la ritrosa può deporre,
è dell' incubo libera l' ancella.
D' atroce imen, pericolo non corre
più, la graziosa principessa bella.
Gran gioir segue la costernazione,
del troppo pio rettor della regione.


Messa solenne di ringraziamento, III. V. 10.
viene devotamente celebrata.
Grato s' assegna riconoscimento
al franco, c' ha la pulla vendicata.
Ha per tre giorni 'l re compiacimento,
di spupazzar la figlia riscattata.
A chi del gran crudel fu l' estintore,
trionfare si consente, con onore.


************


Musa, di notte non mi lasci pace. III. V. 11.
Assistermi col sole non ti piace.
Prepotente m' imponi tua ragione,
né ti curi di darmi spiegazione
del mio farneticar, per versi tuoi,
a riesumar le gesta dell' eroi.






C A N T O S E S T O




Il duca, di Carlon ancor adatto, III. VI. 1.
come l' impone superior virtute,
attardar non si vuol, a nessun patto,
e lo suo decretar non si discute.
Noto l' appellativo gli sia fatto
del re, che soggezione non gl' incute.
Del soccorrer d' altrui, per cui fu pronto,
a Carlo Magno deve render conto.


"Poderoso guerrier, hai meritato III. VI. 2.
d' aver soddisfazione di tuo gusto.
Il mio nome so farti rivelato,
ritegno non coltivo più del giusto.
Teofilo mio padre m' ha nomato,
è greca la radice del mio fusto".
Il re cerimonioso si rivela
all' amicon, che secondar anela.


"Teoclasto si nomava quel gigante, III. VI. 3.
di cui spegnesti l' intenzione prava.
Il mio rampollo fu recalcitrante,
d' impegolarsi nell' impresa brava,
ligio di scaturigin tollerante,
di vendetta la sete gli gli frenava".
Orlando vien col preticel edotto:
l' ereditier s' appella Teofilotto.



Con il suo conte vuol guadar il mare III. VI. 4.
Vegliantin, di marosi ben avvezzo.
Di regger il timon sicuro pare
il monaco, parato sull' ormezzo.
Cortesemente sanno salutare
la principessa, d' aggraziato vezzo.
Teolinda san lasciare sulla costa,
per sua malinconia nessuno sosta.


Il marinar tornar latino vuole, III. VI. 5.
attese sponde chiede d' arrivare.
Avrà perdon di Carlo, come suole
l' imperator, propenso d' ascoltare,
Turpin prudente, parco di parole,
capace di saperlo consigliare.
Incontrerà Rinaldo 'l paladino,
capace d' educare suo cugino.


Agevolmente sua rotta rintraccia, III. VI. 6.
l' esperto timoniere previdente.
Timoroso com' è d' ogni minaccia,
ha d' uopo d' attrezzarsela la mente.
Buon contrappeso, gli convien gli faccia
al braccio, di possanza deficiente.
L' obliqua vela, con maestria conduce
il marinar, fedele di suo duce.


L' isole, cui Vulcan s' è rifugiato, III. VI. 7.
prima ch' il claudio trova sua dimora,
nel monte bello, candido mantato,
che fuoco visceral se lo divora;
han per ponente bene dirottato,
mentre levante san sfruttar ancora.
A maestrale s= addrizzan di traverso,
gl' intemerati, per il mar diverso.


Il vento si mantiene, fuor di rotta III. VI. 8.
la corrente deriva quel battello.
Vigile sa restar mentre s' annotta,
l' esperto timonier di gran cervello.
La prora di maestrale la dirotta,
andar diverso non gli dà rovello.
Sopra 'l convesso ponte, queto giace
Orlando, grato sonno gli dà pace.


Avanti l 'ostinato sol risorga, III. VI. 9.
cancellando di Venere la luce,
grande vento violento si disgorga,
dal punto cardinale, che conduce
al ghiaccio, che perennemente sgorga
dal pol, che boreale si riduce.
Deve 'l conte prestare sua possanza,
la scotta col timone se l' agguanta.


L' impetuoso soffiare non dispiace, III. VI. 10.
all' informato di sicura fede.
Di Carlo 'l traditor, come gli piace
corregge 'l navicel, mentre richiede
a' forti mattafion tela capace,
d= indizzar la prua, dove la chiede.
Tempesta non s' avrà c' habbia ragione
d' Orlando, riscattato pelandrone.


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Musa capace d' ingegnarmi l' estro, III. VI. 11.
tu mi costringi d' essere maestro,
nell' arte che si studia d' allietare,
chi trae contento dal fantasticare.
All' invenzione mia sai suggerire,
quanto per i tuoi modi vuoi scoprire.






C A N T O S E T T I M O




L' astro capace di scandire l' ore, III. VII; 1.
il ciel correndo, per puntuale corso
occidental, per cui sempre si muore;
ha per tre volte 'l suo sentier percorso,
da che l' ostro del mare sul liquore,
inarca del gran paladin lo dorso.
L' agile chiglia vola sopra l' onda,
timonier consumato la seconda.


Improvviso, per come se n' è sorto, III. VI. 2.
il vento cede, si raccheta 'l mare.
Chi sta di gran fatica stanco morto,
la barra finalmente sa lasciare,
al mingherlin sagace, senza torto,
se Zefiro gentile vuol soffiare.
Il macilento, dell' acume lesto,
rotta correggerà verso maestro.


Avendo 'l suo strumento consultato, III. VII. 3.
la via conduce per il settentrione,
il sapiente nocchier, addottorato.
Abile di servir, con cognizione
d' ingegno, faticoso guadagnato,
dell' imperioso conte l' intenzione.
L' arioso ponte scalcia Vegliantino,
smanioso dell' approdo ch' è vicino.



Frastagliata scogliera se n' emerge, III. VII. 4.
per cui la prora vien indirizzata.
I' impaziente cavallo, lo corregge
Orlando, stanco della faticata.
Col dorso della mano si deterge
la fronte, di sudor imperlinata.
Il geografo, conto di quel sito,
sa consigliar un appropiato lito.


Il conte, diventato buon prodiere, III. VII. 5.
il picco della randa pronto scioglie.
E facilmente poi, com' è mestiere,
dalla sua scassa la deriva toglie.
E' lama questa che d' ogni veliere,
per esigenza marinaia s' accoglie.
Orlando sa salvare la sua barca,
con Vegliantin il monacello sbarca.


Han la meridional costa raggiunto, III. VII. 6.
dell' isola, nomatasi dall' orma
del manco piè, dell' animale vinto
d' ogni passion, se sua ragione dorma.
E' finalmente 'l divagar estinto
dell' indomito, che la Fede 'nforma.
Il sole d' occidente torna presso,
a' marinar sollievo sta concesso.


Sonoro suona di campane suono. III. VII. 7.
I' occaso tinge 'l cielo, rosseggiando.
Si segna 'l sir intemerato, buono.
Il dindondare, gli va ramentando
il vespro. Impetrar saprà perdono
d' eresia che l' impon d' andar errando.
Lo scampanar, s' invade l'aria tersa
della terra fedel dal mar emersa.


Annotta, del ciel concavo la volta, III. VII. 8.
trafigge delle stelle 'l fisso lume.
Il desso d= esperienza non dissolta,
adatto sceglier sa greto di fiume,
a riposare di fatica molta.
Hanno sabbioso letto, non di piume.
Orlando russa, posa Vegliantino,
dorme l' acquartierato monachino.


Solo Morfeo di notte non riposa, III. VII. 9.
ogni creatura per appisolare.
Costante s' affaccenda, senza posa,
l' arte del sonno per esercitare.
Orlando scorridore trova posa,
oblio gli fa mestiere d' apprezzare.
Oltre faticherà quel paladino,
seguendo la sua vece, 'l suo destino.


Ancora, per la notte, 'l ciel trascorre III. VII. 10.
Diana, senza pena d' aver cura,
di segnar l' orizzonte, mentre scorre,
astro cangiante, dalla luce pura,
l' orbitar, che lunatico vuol porre,
l' Autore d' ogni legge di natura.
Ha gusto di ronfar il religioso,
al sonno cede Vegliantin riottoso.


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Scomoda Musa, dai comandamento III. VII. 11.
d' insonnia, per provarmelo 'l talento
cui tregua non vuoi dare, per narrare
le stravaganze, che mi sai dettare.
Una certezza solo mi sta grata,
ho valentia di farti ripagata.






C A N T O O T T A V O




L' aurora c' a seguirla 'l sol costringe, III. VIII. 1.
abusato livore sa ridare
al cielo. Di rosato lo dipinge
albeggiando. Diverso non sa fare.
E' vispo Vegliantin, s' alza, si spinge
incontrollato, s= ama scorazzare.
Del focoso caval l' alto frastuono,
il sonno sturba del gran conte buono.


Come Morgante l' ha ben insegnato, III. VIII. 1.
è lesto di ficcarsi nella bocca
due dita. Alto fischio vien levato
dal cavaler ch' il corno suo non tocca,
temendo, se s' azzarda dargli fiato,
un masso frana dalla pressa rocca.
Colui ch' ogni periglio sopravanza,
la testa si riguarda, se la scansa.


Nitrisce, sgroppa, fugge, poi s' arresta III. VIII. 3.
in alto sprone, lo stallon, immoto.
S' arrampica 'l gran franco; l' ammonesta
l' acuta vista, vien dal naso noto
d' un afror, che fumigando appesta
un vascelletto di veloce moto.
Digrada l' ansimante paladino;
strattonando l' ombroso Vegliantino.



Il domator guadagna la battigia, III. VIII. 4.
strascinandosi quel caval, che bava
per la fatica dalla frogia grigia.
L' agil d' inerpicar creatura brava,
con quanta può sua possa 'l suolo pigia,
e sdrucciolando 'l costolone scava.
E' freno Vegliantin del suo padrone,
ad evitargli qualche ruzzolone.


Orlando dell' intento non desiste, III. VIII. 5.
vuol, caparbio, la riva guadagnata.
Il guardo gira, col guardar insiste,
verso la direzion che fa svelata
la caligine sconcia, che persiste
fumante, d' un barcon originata.
La vaporiera, ch' ammorbar non lascia,
scoglio provvidenzial la scatasfascia.


Sarà perennemente liberato III. VIII. 6.
il mare, dell' eretica 'nvenzione,
di chi senza pudor l' ha navigato,
blasfema ricevendo propulsione.
L' irregolare nano, tralignato,
abusò troppo d' immaginazione.
Se continuasse la cimoscheria,
morta sarebbe la marineria.


Il naufragio s' avvien in acqua bassa. III. VIII. 7.
Insultati non son li passeggeri.
Lasciano del relitto la carcassa,
sbarcando, tre cavalli, tre guerrieri,
ed un omuncolin di pancia grassa.
Orlando sbircia per que' forestieri.
L' errante, trasandato paladino,
ravvisa l' amorevole cugino.


Non teme di gioir di quanto vede, III. VIII. 8.
quel paladin, che solo si stravolge
se s' appena. Diverso non richiede,
che riabbracciare chi terga rivolge
al mare, e d= atterrar s' imprede,
per questo solo l' attenzion rivolge.
Verso 'l parente 'l guardacosta corre,
intenzion affettuosa lo soccorre.


Fuori dell' umidor sorte Rondello, III. VIII. 9.
i garretti si scrosta della sabbia,
il dorso scrolla con il collo snello.
Si scuote, per far sì che più non s' abbia,
goccia salata sopra del mantello,
ch' ogni destrier convien ch' asciutto l' abbia
Rondello Vegliantino se l' accosta,
col muso del rival struscia la costa.


Oh gran virtù de' palafren antichi, III. VIII. 10.
capaci di valor, di cortesia.
D' audaci cavalier util amichi
amorosi, non sanno gelosia.
S' hanno riconoscenza, son lubrichi
del conte, gl' indirizzano la via.
Amorose catene son le braccia
d' Orlando; le sue bestie se l= abbraccia.


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Obbligatoria Musa, tu mi detti III. VIII. 11.
versi rotondi. Tu ti riprometti,
d' illuminar con la memoria 'l senso,
nel mentre ' miei fantasmi 'nsonne penso.
Tu per Rinaldo mi sai far tremare,
risorto >ntirizzito fuor del mare.






C A N T O N O N O




S' infrange la risacca sulla sponda III. IX. 1.
attinta dal signor di Montalbano.
Facilmente s' emerge fuor dell' onda,
Baiardo con Arpante, sguazza 'l nano.
Ruinatto, Ricciardetto l' asseconda,
al traslocar dell' arme pone mano.
Rinaldo, strasaziato d' acqua salsa,
l' affardellati l' incita, l' incalza.


Mentre lo scardassato vuol sbarcare, III. IX. 2.
Orlando l' avvicina, si fa sotto.
Chi vuol l' altrui fatica coniugare,
è pronto di rivolgersi di botto.
Evita, schiva qual lo vuol brancare,
col rincularsi non esprime motto.
Rinaldo si dimostra disgustoso,
dell' ospitalità dell' affettuoso.


Benigno gli s' accosta 'l buon Orlando, III. IX. 3.
a brancicarlo spertica le braccia,
mentre garbato va l' apostrofando,
quel gentiluomo d' indisposta faccia.
"Germano mio, sol me vai ricercando,
conoscimi fratello, mi t' abbraccia".
Tale conciona, 'l figlio di Milone;
non bisognando d= altra spiegazione.




"Infido bugiardone, mentitore, III. IX. 4.
non già d' Anglante, né di lombi noti,
tu ti discendi, cane mentitore.
Non hai fisiognomia che ti connoti
per mio cugino. Vuoi finger amore
per ingannarmi: so sventar tui voti."
Torvo nel volto, con la mano destra,
il campione d' Ammon stringe Fusberta.


"Il malo naso ti smentisce storto; III. IX. 5.
è dritto l' attributo dell' Orlando.
Smetti 'l mistificar, o torni morto
da me. Mi so ben io chi sto cercando.
Di pentirti magnanimo t' esorto,
d' infinocchiarmi non andar tentando@.
Orlando gli s' accosta più vicino,
vuol corregger l' insania del cugino.


"Amoroso consorte, mio secondo III. IX. 6.
nel participio del favor regale,
per doppia devozione vagabondo;
distogli l' attenzion dalla nasale
deformità, o ti stravia di tondo.
Fidati dell' agir dell' animale@.
Orlando, che pazienza mostra troppa,
parla, lisciando di Rondel la groppa.


"Se tal argomentar non ti convince, III. IX. 7.
ti posso conquistar in altro modo.
Io mi son quel fatal che sempre vince,
col ragionar. Al caso picchio sodo.
Non ti fidar dell' occhio tuo di lince,
sciogli di dubitar tuo stolto nodo@.
Orlando dal rivale s' allontana,
incalca l' elmo, trova Durlindana.


Il ben apparecchiato se l' attende, III. IX. 8.
il ravvedersi del figliuol d' Ammone.
L' altro non si convince, si pretende
prender vendetta, per quell' opinione
per cui s' ostina. Castigar intende
chi vuol considerare per fellone.
L' arme corrusche, più rancore danno
a quell' abbacinato dall' inganno.


"A torto sconsigliato non mi temi, III. IX. 9.
non ti saprà salvar la falsa croce,
che mi dimostri. Ti convien tu tremi.
Tua menzogna smentisce la tua voce
nasale. T' abbandona false spemi,
castigare ti so su questa foce@.
Altra tregua Rinaldo non concede,
dell' orgogliosa sfida non recede.


"T' emenderò tua rogna, così sia@. III. IX. 10.
Replica 'l sommamente prode franco.
"Ti sazierò l' incauta frenesia,
del tuo vaniloquiare sono stanco.
Ti saprò castigar con cortesia,
poi che d' amore non ti resto manco@.
De' gran cognati la crudel tenzone,
il canto successivo ci propone.


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Musa, nell' ozio m' hai ben ispirato, III. IX. 11.
inaspettatamente m' hai graziato.
Pure m' aiuterai per il duello
preteso da Rinaldo, fuor d' appello.
Di Chiatamone resta smemorato
l' ottuso, dal nason abbindolato.






C A N T O D E C I M O




Alto nel ciel, il sole fa brillare III. X. 1.
l' arme de' due, duellanti sulla riva.
Valentia generosa vuol provare
il bistrattato; così sol arriva
d' esser Orlando, ben a dimostrare
che solo 'l naso, non già lui mentiva.
Senza infierir, alla difesa bada
Orlando, sol piatton mena di spada.


D' uguale cortesia non è dotato III. X. 2.
Rinaldo, tempestando la Fusberta.
L' arma tagliente vibra d' ogni lato,
smagliando del cugino la coperta.
Abile si ripara, vien toccato
Orlando, dal campion di scherma certa.
Tanta procella 'l paladin non stanca,
l' altro di rabbia pallida si sbianca.


Non s' accontenta di menar fendenti, III. X. 3.
Rinaldo. Più tagliente perché parla
ingiurioso, d' insulti virulenti.
Orlando mal sopporta la gran ciarla,
di chi la lingua dietro delli denti
non frena, e sa mordace usarla.
Dell' importuno che lo sa scalfire,
la daga non l' ammorba quanto 'l dire.




"Facchino, vastason, malecreanzato, III. X. 4.
magatteria sleale ti ripara
da' dritti e da' piatton che t' ho fiondato:
non mancherò vendetta che m' è cara.
Sfuggirmi non potrai pure stregato,
io son l' autore che morir t' impara@.
Alta con le due man Fusberta leva,
sitibonda di sangue, sangue beva.


Orlando sa, quando di punta coglie, III. X. 5.
l' acuta non avrà chi le resiste.
Non c' è fatateria che la distoglie
d' estinguerlo colui su cui s' insiste.
S' inquarta, per altrove lo rivolge
quel ferro, sbolognandolo di vista.
Rinaldo sta scippato del pungente,
bellicoso riman, brandendo niente.


Orlando si deterge, la depone III. X. 6.
Durindana, di cui s' è ben servito.
Sonoro, con la manca gran schiaffone
appioppa, 'l chiaccheron sta tramortito.
Quel fesso, rinfrancarlo si propone
il conte, poi d' averlo 'ncitrullito.
Rinaldo rianimato non lo teme,
a mani nude d' affrontarlo freme.


Come leopardo ch' agil si raccoglie, III. X. 7.
e sulla preda d= improvviso balza,
mentre l' ignara l' intenzion non coglie,
così, felino, l' aggressivo s' alza
da terra; dal sardonico distoglie
sorriso 'l duca, l' eccita, l' incalza.
Rinaldo ridestato linguacciuto,
rintuzza l= amicizia del nasuto.


"Masnadiero mendace, m' hai stordito, III. X. 8.
abusando del mio restar inerme.
A mani nude ti so far punito,
nasodeviato, vil, animoverme.
A chieder lo perdon di Dio t' invito,
prima di scafazzarti com' un verme@.
Così parlando 'l pargolo d' Ammone,
irrita l' adottivo di Milone.


"Della pazienza mia troppo t' abusi, III. X. 9.
gran fastidio mi dai col blaterare.
Rispetto lasci, cortesia non usi,
oltre non mi ti posso tollerare.
Non mi sopporto più li tui soprusi,
necessito doverti straminare@.
Col destro 'l mento di Rinaldo coglie,
di battersi spegnendogli le voglie.


Sta 'l sir di Montalban inanimato, III. X. 10.
la dura man Orlando si massaggia.
L' aggredisce Baiardo scavezzato,
il calciator lo conte se l' assaggia.
Privo di sensi, viene riformato
dalla pedata della bestia saggia.
Dorme Rinaldo, d' ira scapestrato.
Orlando russa, fresco restaurato.


***********


Bizzarra Musa che mi fai vegliare, III. X. 11.
tu mi sai per Orlando tormentare.
M' hai rivelato ch' al guerrier gagliardo,
l' ipotenusa raddrizzò Baiardo.
L' appendice fatal diritta pende,
connotando l' eroe che mai s' arrende.






C A N T O U N D E C I M O




L' Amor abbia pietà dell' animale III. XI. 1.
imperfetto, da Lui pure creato.
Lo stolto spreca l' energia vitale,
sperperando l' ingegno mal usato.
L' affastellata scienza, non gli vale
oltre la verità del rivelato.
Chi di salute 'l fine si propone,
ha limite. La Fede glie l' impone.


Con agile fatica, vien raggiunta III. XI. 2.
la riva, da' compagni senza tarlo.
Fuori dall' acque, con Ruinatto spunta
Ricciardo, vuol Arpante seguitarlo.
Lo scatarrante nan con lor s' aggiunta,
del suo annaspar conviene non vi parlo.
Il nano magistral, il monacello,
con gli altri, se l' ammiran quel bordello.


Facile gli vien buon convincimento, III. XI. 3.
lo scalcinato che disteso giace,
è Orlando, di devoto sentimento.
Tanta costatazione molto piace
a Ricciardo, atteso nell' intento
di risvegliar il principe pugnace.
Il sir di Montalbano rammansato,
riconosce 'l cugin ammartucato.



Il cavalier di scorza molto dura, III. XI. 4.
il monaco piromane ridesta.
Si palpa 'l piè scottato, s' assicura
che 'l naso veritier lo manifesta.
Rinaldo ravveduto, si spergiura
fedele: dall' error si disinfesta.
Orlando quel proposito l' apprezza,
la mascella Rinaldo s' accarezza.


Uzzolo li sospinge di tornare III. XI. 5.
alla corte vagante, se la sposta
l' imperator aduso di viaggiare,
e sol a suo piacer comanda sosta.
L' apprendista può bene profittare
del nano, d'esperienza non nascosta.
Orlando vien dai due rassicurato,
alla Francia sarà riguadagnato.


Il caporal dal Magno prediletto, III. XI. 6.
all' obbedienza la sua truppa chiama.
Vagabondar non gli dà più diletto,
devono secondare la sua brama.
Diversa non coltiveran nel petto
proposizion, se 'l principe non l' ama.
Rinaldo, Ricciardetto, lo scudiero,
senton l' intransigente condottiero.


Orlando, pensieroso del ritorno III. XI. 7.
in patria, francamente ne favella.
Il disio del crociato ben adorno,
Alda saprà saziarglielo, sua bella.
I compagni gli restano d' attorno,
il duce seguiran, dove l' appella.
Dello strumento dell' orientamento,
impara l' uso 'l monachin attento.


Farfarello non è volenteroso, III. XI. 8.
d' esaudir lo disio magistrato.
Nega servigi 'l cornutel schifoso,
solamente sa fare festinato,
chi pare di traviar appetitoso.
Diverso non gli vien autorizzato.
L' infernale poter assiste, regge,
chi vuol errar, e questo sol protegge.


Il mar vien superato con la la terra, III. XI. 9.
dai prodi, del gran Carlo petulanti.
Non temono traversia, non temon guerra,
i cortesi guerrieri rincasanti.
Falange sono che nessun l' atterra.
Periglio mai li può far esitanti.
Il sicuro ritorno dell' eroi,
Orlando guiderà da quinci 'n poi.


Del monaco 'l consunto manoscritto, III. XI. 10.
ho con paziente studio decrittato.
Altre peripezie lo sir invitto
affronterà, di cui non è narrato.
Io, mi convien alfin rimango zitto,
il mio lettor ho troppo frastornato.
Sono d' umor variabile, balzano,
mutar consiglio non mi pare strano.


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Finito di cantar la Musa tace, III. XI. 11.
l' ispirazion sospendere le piace.
Saprò per altri versi divertire,
chi gode l' eleganza del mio dire.
Per il diletto di favoleggiare,
ozio nuovo m' ingegno d' inventare.






Ad educar, per modo suo l' esprime, I.
chi soffre privilegio di poetare,
il dettato dell' Essere sublime.
Sopra l' altre creature vuol amare,
quell' animale, che 'l cercar l' opprime,
stolto per frenesia d' investigare.
Schiavo di conoscenza dell' affanno,
s' impesta l' inventor, ricava danno.



La colpa original in ciò consiste: II.
cognizione tentar fuor della Fede.
Ragione non si dà di ciò ch' esiste
a chi sofisticume si concede.
L' impegolato peccator insiste
nello sgomento, che l' error precede.
Il Verbo solo verità disserra,
a chi dubbio non vuol, perciò non erra.



Quell' io, di raziocinio mai travolto, III.
sarà di qualche gregge buon pastore,
se quell' Autore, cui presto l' ascolto,
mi scelse, testimone dell' Amore.
Possa l' insegnamento venir colto,
da chi spera che l' anima non muore.
L' ozio vo' trascurar d' altre novelle,
per il piacer di numerar le stelle.




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ORLANDO DOLOROSO testo di g.e.m.amore
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