Anni e anni passati con la paura di parlare, di esprimere un'opinione perché, quando accadeva, contava meno di zero. E allora silenzio, assordante silenzio in mezzo a un mare di falsità, di ipocrisia, di offese ricevute senza batter ciglio perché anche il battito di un ciglio poteva disturbare.
Anni passati a cercare di capire perché, perché, perché doveva essere così. Il mondo era davvero così o io ero il più sfortunato di tutti? Ed ecco quindi l'egocentrismo figlio di una solitudine dalle radici troppo profonde dovuta alla totale mancanza di considerazione da parte di chiunque altro; ed ecco la chiusura in me stesso, la rabbia repressa, soppressa, imbavagliata, messa a tacere sul nascere ogni volta, con conseguenze devastanti sulla personalità, sul carattere, sull'autostima, sui rapporti sociali.
E quel dito puntato, quei giudizi, quelle sentenze date dal solo fatto di appartenere ad un'altra razza, quella dei timidi, dei riservati, il non parlare e l'essere diverso come motivo di condanna, un reato, una cosa inconcepibile, diventi un essere che incuriosisce e allo stesso tempo provoca disagio perché non lo capisci fino in fondo e allora la soluzione è allontanare, non cercare di capire... E la timidezza, se non accettata e anzi affossata, diventa malattia, diventa quasi psicosi.
Quante recite interiori di ribellioni e litigi avvenuti soltanto sul palcoscenico della mia fantasia... Ah, la fantasia, Madama Fantasia, se non ci fosse stata lei ad un certo punto ad intervenire nella mia mente, a farmi sedere, una sera, al mio tavolo, prendere una penna in mano e farmi scrivere su un foglio bianco ciò che avevo bisogno di tirare fuori, ciò che la voce non aveva la forza di dire ;e allora ho cominciato a scrivere, a creare universi paralleli dove fare tutto ciò che mi pareva, dove provare emozioni senza che nessuno potesse dirmi nulla, perfino ad uccidere con la penna, un'arma micidiale, la penna...
E poi l'amore, il passo successivo, qualcuno in carne ed ossa che ti capisce, che apprezza i tuoi silenzi, qualcuno che, magari, come te sa cosa vuol dire vivere certi disagi, far fatica a far sentire la propria voce. E allora unisci le voci e ti senti forte come un leone. Inizialmente è anche egoistico, poi però ti rendi conto di come amare sia la cosa più bella al mondo.
Ripensare a tutto anni dopo, in una situazione di serenità e stabilità, fa strano. Ci si rende conto però di come soffrire a volte sia quasi benefico, ti crei una corazza solida, capisci pian piano come gira il mondo, che devi imparare ad essere forte. Oggi l'egocentrismo di allora si è rovesciato, ho imparato a far uscire il vero me stesso, mi piace aiutare e comprendere gli altri. Ma mi rendo conto, soprattutto, di come sia stato meglio crescere con momenti di estrema solitudine piuttosto che essere come certe persone. Persone che dai miei ricordi non usciranno mai ma che mi sembrano ora così poco importanti e sono lì, annegate nell'inchiostro di una penna...
Riflessioni testo di White soul